Decreto sviluppo: il “filtro” in appello e i limiti al ricorso in Cassazione sono inutili e incostituzionali

Decreto sviluppo: il “filtro” in appello e i limiti al ricorso in Cassazione sono inutili e incostituzionali

Redazione

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Dopo aver espresso una serie perplessità sul contenuto del decreto crescita e sviluppo sul fronte del processo civile, il plenum del CNF ha approvato un ampio documento, al quale ha lavorato la Commissione per la riforma del codice di procedura civile e destinato a Governo e Parlamento, per spiegare la ragioni «scientifiche» delle gravi preoccupazioni in merito alle norme sul filtro in appello e sui limiti ai ricorsi di Cassazione contenute nell’art. 54 del D.L. 83/2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 giugno 2012.

Norme, sottolinea il CNF, discutibilmente presentate come misure per il rilancio delle imprese. Secondo il documento entrambe le soluzioni ipotizzate dal Governo sono strumenti inefficaci: i tempi della giustizia saranno più lunghi e le imprese penalizzate. 

Inaccettabile è per il Consiglio Nazionale Forense l’aver eliminato il ricorso per cassazione per vizi della motivazione e in caso di «doppia conforme» (quando l’appello è stato dichiarato inammissibile o rigettato perché fondato sulle stesse ragioni di fatto della sentenza di primo grado).

Il filtro in appello, poi, è considerata un’iniziativa sbagliata, destinata inevitabilmente ad aumentare il carico sulla Corte di Cassazione e allungare i tempi dei ricorsi «fondati».

Per il CNF entrambe le modifiche al codice di procedura civile creano un cortocircuito che non avrà l’effetto di ridurre i tempi della giustizia, perché prevedono canali accelerati dimenticando che il contesto è oberato.

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