Decreto liberalizzazioni: spiagge e concessioni demaniali

Decreto liberalizzazioni: spiagge e concessioni demaniali

di Redazione

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di Biancamaria Consales

L’articolo 26 della bozza del provvedimento sulle liberalizzazioni dell’11 gennaio 2012 è dedicato alle spiagge: con esso si prevede la gara pubbliche per le concessioni del demanio marittimo per le attività turistico-balneari, concessioni della durata di 4 anni e non rinnovabili automaticamente. La selezione del concessionario sui beni del demanio marittimo avverrà, dunque, attraverso procedure a evidenza pubblica trasparenti, competitive e debitamente pubblicizzate, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. “A favore dei precedenti concessionari – si legge – è riconosciuto un diritto di prelazione, ove adeguino la propria offerta a quella presentata dal concorrente risultato vincitore della procedura”.

Negativo il commento alla norma del presidente del Sib (Sindacato italiano balneari), Riccardo Borgo, il quale ha affermato che “ne beneficiano solo le grandi aziende, come Eni o Snam, o non gli altri settori, quale quello balneare, che conta decine di migliaia di aziende: queste realtà a gestione familiare hanno dimostrato sino ad oggi di essere altamente competitivi nel mercato internazionale delle vacanze dando lustro, successo e, soprattutto, centinaia di migliaia di posti di lavoro in tutto il Paese”.

“Appare incomprensibile la previsione di una durata delle concessioni di 4 anni e non rinnovabile. – commenta ancora il presidente del Sib – Sarebbe questo il modo più sicuro per rendere anche il nostro settore precario in eterno e tale da portare il concessionario a cercare di massimizzare i profitti senza investire. Scatterebbe così una vera e propria riffa quadriennale nella quale gli unici soggetti che potrebbero partecipare e vincere sono coloro che dispongono di denaro facile e in grande quantità. Non certo le 30.000 famiglie che sono l’anima delle imprese balneari che, su quelle spiagge, hanno profuso risorse e anni di lavoro. Si tratterebbe, dunque, della morte certa del turismo balneare italiano”.

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