Danno da immissioni risarcibile anche in assenza di danno biologico

di Lattarulo Carmine

Qui la sentenza: Corte di Cassazione - sez. II civile - ordinanza n. 20445 del 28-8-2017

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Il danno da immissioni rumorose è risarcibile anche in assenza di danno biologico. Si tratta di diritti costituzionalmente garantiti, la cui tutela è ulteriormente rafforzata dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

 

Il fatto.

Un condomino conveniva in giudizio proprietario e conduttore di una falegnameria per chiedere inibitoria di immissioni di polveri, vapori e rumori. Il Tribunale accoglieva la domanda, che tuttavia veniva travolta dalla Corte di Appello, la quale affermava che il danno  da immissioni sarebbe risarcibile solo ove ne sia derivata comprovata  lesione della salute, non essendo risarcibile la minore godibilità della vita. Il condomino ricorreva in cassazione.

 

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La decisione.

Stilettata del Supremo Collegio alla Corte di appello che si riporta testualmente: “al di là di remoti precedenti citati dalla corte d’appello e rimontanti a epoca in cui né la materia del danno alla salute né quella dei rimedi in tema di immissioni avevano conosciuto l’attuale sistemazione sorretta dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità, vada data continuità al principio da reputarsi oramai  sufficientemente consolidato nella giurisprudenza di questa corte  (Cass. Sez. U. 01/02/2017, n. 2611, in relazione alla trattazione  anche di una questione di giurisdizione; ma v. anche ad es. Cass.  19/12/2014, n. 26899 e 16/10/2015, n. 20927), secondo il quale il danno non patrimoniale conseguente a immissioni illecite è risarcibile  indipendentemente dalla sussistenza di un danno biologico  documentato, quando sia riferibile alla lesione del diritto al normale svolgimento della vita personale e familiare all’interno di  un’abitazione e comunque del diritto alla libera e piena esplicazione  delle proprie abitudini di vita, trattandosi di diritti costituzionalmente  garantiti, la cui tutela è ulteriormente rafforzata dall’art. 8 della  Convenzione europea dei diritti dell’uomo, norma alla quale il giudice  interno è tenuto ad uniformarsi ( vedi Cass. 16/10/2015, n. 20927)”.

Conseguentemente, secondo la Cassazione, la prova del pregiudizio subito può essere fornita anche mediante presunzioni o sulla base delle nozioni di comune esperienza.

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