Dal Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa un monito all’Italia sull’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari

Dal Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa un monito all’Italia sull’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari

di Redazione

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Anna Costagliola

A seguito della visita a Roma tenutasi dal 3 al 6 luglio scorso, il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa ha diffuso un rapporto in cui esprime seria preoccupazione per l’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari in Italia, che ha determinato la perdita dell’1% del Pil.

Nel corso della visita il Commissario ha avuto colloqui con rappresentanti sia delle autorità e delle istituzioni italiane che della società civile. Il suo rapporto è incentrato sul rispetto dei diritti umani ed affronta essenzialmente le problematiche inerenti ad un sistema della giustizia assolutamente inefficiente sotto il profilo della celerità dei giudizi.

Quello della eccessiva durata dei procedimenti giudiziari in Italia rappresenta un annoso problema in materia di diritti umani che ha considerevoli ripercussioni negative non solo per le persone interessate e per l’economia italiana, ma anche per il sistema europeo di protezione dei diritti umani nel suo insieme, a causa della continua iscrizione di ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Il Commissario appare consapevole della complessità di tale fenomeno, le cui cause di fondo sono riconducibili a diversi fattori, quali l’eccessivo carico di lavoro dei Tribunali, numerosi aspetti procedurali, problemi inerenti all’organizzazione degli uffici giudiziari ed al ruolo degli avvocati

Pur sentendosi incoraggiato dalla determinazione delle autorità italiane nel voler affrontare questa problematica, il Commissario fa notare che molti progetti di riforma del passato non hanno conseguito i risultati auspicati, vuoi per la loro natura frammentaria, vuoi per non aver saputo integrare un approccio fondato sul metodo scientifico, o anche perché non hanno beneficiato della piena collaborazione di tutti i soggetti interessati.

Sostiene il Commissario europeo che la complessità e la vastità del problema in Italia sono tali da rendere necessaria una vera e propria revisione olistica del sistema giudiziario e procedurale, nonché di un cambiamento della cultura giudiziaria, attraverso un impegno concertato del Ministero della Giustizia, del Consiglio Superiore della Magistratura, nonché di giudici, pubblici ministeri ed avvocati.

Gli interventi legislativi, per quanto necessari, non sono sufficienti; andrebbero accompagnati, si legge nel rapporto, da interventi di tipo organizzativo e gestionale riguardo alle attività dei Tribunali e dei giudici, coerenti con le linee guida tracciate dalla Commissione europea sull’efficienza della giustizia. Esempi concreti, fra cui è citata l’esperienza del Tribunale di prima istanza di Torino, dimostrano che si possono così ottenere buoni risultati, anche nell’ambito del contesto normativo attuale e senza impegni aggiuntivi in termini di risorse finanziarie o umane.

Il Commissario conclude la disanima manifestando preoccupazione per l’evidente cattivo funzionamento delle vie di ricorso previste nella normativa interna in materia di durata eccessiva dei procedimenti, e fa appello alle autorità italiane affinché siano liquidati d’urgenza i danni riconosciuti dai Tribunali italiani. Sollecita, inoltre, le autorità a rivedere l’istituto del rimedio risarcitorio e ad integrarlo con un rimedio maggiormente preventivo, ad effetto acceleratore, onde evitare la presentazione di ulteriori istanze di ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

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