D.d.l. stabilità, allarme povertà dalla Corte dei conti

D.d.l. stabilità, allarme povertà dalla Corte dei conti

di Redazione

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A fronte dell’ottimismo del Governo, piovono critiche sulla manovra: colpisce i redditi più bassi penalizzando 20 milioni di italiani e sono possibili aumenti di Imu e tariffe comunali. L’Istat rileva dubbi sull’operazione “cieli bui”

 

di Letizia Fabbri

 

Il Governo sostiene e difende la sua legge di stabilità: “è stata adottata in continuità con la logica della prudenza fiscale, che ha caratterizzato il Governo fin dal suo insediamento, che va di pari passo con la necessità di imprimere nuovo slancio alla crescita economica, migliorare la competitività e garantire maggiore equità”. Lo ha affermato il Ministro dell’economia, Vittorio Grilli, nel corso dell’audizione di ieri sul d.d.l. stabilità davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato.
La “riduzione del carico fiscale è la prima risposta all’esigenza di rilancio dell’economia nel breve”. L’intervento di riduzione delle aliquote Irpef interessa 30,3 milioni di contribuenti, con un beneficio medio pro capite di 160 euro. “Il 99% dei contribuenti italiani ha effetti positivi” dalle misure sull’Irpef e sulle deduzioni e detrazioni. Critiche dal segretario Pd Bersani: “Non sono d’accordo e sono interessato a confrontare le analisi perché a noi non risulta che il 99% dei cittadini ci guadagna”.
Il sostegno al d.d.l. arriva dallo stesso Presidente del Consiglio. Ieri sera, insieme al Sottosegretario Catricalà, ha incontrato i vertici del Pdl, Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, durante una cena a Palazzo Chigi. Il Premier ha rassicurato il Pdl sulla bontà delle misure messe a punto dall’esecutivo, confermando che, a giudizio del Governo, l’impianto di politica economica contenuto nella legge contribuirà a migliorare la situazione e ad attenuare i sacrifici, almeno per le fasce più deboli.

Allarme della Corte dei conti: 20 milioni di italiani più poveri

Il combinato disposto Irpef-Iva non porta benefici ai 20 milioni di contribuenti italiani più poveri, fino a 15mila euro di reddito. Ad affermarlo la Corte dei conti, nell’audizione di ieri sul d.d.l. stabilità (>> il testo). “In linea generale – ha dichiarato il presidente Giampaolino – la soluzione proposta appare sfavorevole per i contribuenti Irpef collocati nelle più basse classi di reddito complessivo (20 milioni di soggetti, fino a 15 mila euro): il taglio delle aliquote Irpef, che non tocca i 10 milioni di incapienti, avrebbe risultati limitati anche per i restanti 10 milioni, mentre l’aumento delle aliquote Iva inciderebbe in misura significativa”.
Per contro, dovrebbe risultare positivo il saldo per i 15 milioni di contribuenti che dichiarano un reddito medio-basso (da 15.000 a 29.000 euro). Gli sgravi derivanti dal taglio alle aliquote Irpef dovrebbero essere in grado di assorbire sia i nuovi limiti agli oneri deducibili e, soprattutto per tale tipologia di contribuenti, agli oneri detraibili; sia il maggiore carico fiscale determinato dall’aumento dell’Iva.
Infine, l’intervento dovrebbe rivelarsi non vantaggioso per i 6,7 milioni di contribuenti dichiaranti un reddito medio-alto e alto. La franchigia e il tetto complessivo alle detrazioni e, soprattutto, la franchigia agli oneri deducibili supererebbero i benefici della riduzione delle aliquote Irpef. E gli aumenti Iva si scaricherebbero su un livello di consumi relativamente elevato.
Giampaolino ha indicato tre “rischi che sembrano emergere dal provvedimento”. Oltre all’aumento dell’Imu e delle tariffe comunali, il presidente della Corte dei conti ha indicato “il rischio di un deterioramento della tax compliance, sia in conseguenza del depotenziamento del contrasto di interessi prodotto dai tagli a detrazioni e deduzioni di spesa in settori ad elevato rischio di evasione, sia per le ricadute negative che la deroga ai principi dello Statuto dei contribuenti potrebbe produrre sulla trasparenza e sulla lealtà nel rapporto fisco-contribuente”.
Il terzo rischio indicato da Giampaolino riguarda “l’incertezza circa la natura degli oneri detraibili e deducibili su cui opereranno i tagli del disegno di legge (franchigia e tetto alla spesa complessivamente detraibili). Pur trattandosi di un intervento di dimensioni complessive limitate – ha osservato – va chiarito se siano interessati dalla manovra interventi agevolativi suscettibili di revisione o soppressione o, invece, elementi strutturali dell’assetto Irpef, che insieme alle aliquote e agli scaglioni configurano l’equilibrio dell’imposta”.

Critici i sindacati, Cgil: “manovra iniqua e depressiva”

Un provvedimento “sbagliato, con misure inique e distorsive per la crescita del Paese, che abbatte la crescita del Pil e non costruisce le condizioni per la creazione di nuova occupazione; incide negativamente sull’inflazione, sui redditi, sui consumi e sugli investimenti, particolarmente sul potere d’acquisto dei salari e delle pensioni”. È duro il giudizio della Cgil sul d.d.l. stabilità, che ha contestato anche il metodo adottato da Palazzo Chigi, soprattutto per quanto riguarda gli interventi su Iva e Irpef.
Giudizio invece non demolitorio dalla Cisl: “la riduzione della prima e della seconda aliquota Irpef e l’introduzione dell’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie sono misure positive, ma andrebbe andrebbe almeno ulteriormente ridotta la prima aliquota al 20 per cento”. Fra le altre modifiche richieste, “salvaguardare tutti i lavoratori esodati che abbiano cessato o che cesseranno il rapporto di lavoro in futuro sulla base di accordi individuali o collettivi di gestione delle eccedenze occupazionali siglati entro il 31 dicembre 2011”. Mentre sulla scuola la Cisl ha chiesto “il ritiro delle norme e l’apertura di un confronto con le organizzazioni sindacali sull’assetto del sistema scolastico” ma anche di “risolvere il problema del precariato e valorizzare finalmente in termini ordinamentali e retributivi il lavoro degli insegnanti”.
Per la Uil il calo dell’Irpef è “un primo passo”, ma gli interventi fiscali nel complesso, con l’Iva e le detrazioni, “portano a un saldo negativo per gran parte degli italiani e in particolare per i lavoratori dipendenti e pensionati e così si rischia di aggravare la recessione”.
E anche per l’Ugl il d.d.l. stabilità, nonostante alcune iniziative condivisibili, non punta alla crescita: “Sotto il profilo fiscale – ha spiegato l’Ugl terminando il ciclo di audizioni dei sindacati – la retroattività delle misure che prevedono un tetto alle detrazioni e alle deduzioni penalizza le famiglie, tradendo il patto fra il cittadino/contribuente e lo Stato. Anche l’innalzamento dell’Iva genera una rincorsa inflazionistica che penalizza le famiglie numerose, causando una ulteriore contrazione dei consumi, nel momento in cui sono confermate anche le accise sui carburanti”.

Bankitalia: sarebbe “prudente” prevedere nuove misure correttive in primavera

Potrebbe essere “prudente” prevedere per la “primavera” prossima “contenute misure correttive” per assicurare anche dopo il 2013 il pareggio di bilancio. L’invito arriva dal vicedirettore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, nell’audizione in Parlamento di ieri sul d.d.l. stabilità.
Il disegno di legge, ha spiegato Rossi, “aumenta lievemente il disavanzo del 2013, di poco meno di 3 miliardi, portandolo all’1,8% del Pil; in termini strutturali, non verrebbe comunque meno l’impegno al pareggio. Nel biennio successivo la legge non modifica i saldi del quadro tendenziale: si lasciano emergere lievi disavanzi strutturali, ancorché nei margini di tolleranza concessi dalle regole europee”.
Tutto “ciò – ha proseguito Rossi – restringe gli spazi di sicurezza che è opportuno avere in un contesto di incertezza sulle prospettive di crescita e di volatilità dei mercati. Potrebbe essere prudente prevedere, eventualmente in primavera, quando sarà riconsiderato il profilo programmatico e qualora la ripresa dell’economia già si preannunciasse, contenute misure correttive – auspicabilmente connesse con il processo di revisione della spesa – tali da assicurare il pareggio in termini strutturali anche dopo il 2013”. Per Bankitalia è “cruciale” contenere l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche al di sotto del 3% del Pil per quest’anno. “I dati disponibili fanno emergere la necessità di una costante e attenta verifica dei conti pubblici negli ultimi mesi del 2012, per assicurare il raggiungimento dell’obiettivo”, ha osservato Rossi.
Sia pure tenendo i conti pubblici sotto costante monitoraggio, la sfida principale per la politica economica sta ora nel “riavviare la crescita”. Il bilancio pubblico può favorire la crescita, ha detto Rossi, “abbassando la pressione fiscale sui contribuenti in regola, ripensando la composizione del prelievo e la struttura delle imposte, accrescendo l’efficienza nella produzione dei servizi pubblici”.

Istat: segnali di ripresa ma le famiglie soffrono ancora

Nel corso dell’audizione di ieri sul d.d.l. stabilità è intervenuto anche il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, il quale ha confermato i segnali di ripresa già segnalati in occasione della valutazione della Nota di aggiornamento del Def. Tuttavia, “segnali di sofferenza permangono dal lato delle famiglie”, il loro potere di acquisto si è ulteriormente ridotto e la propensione al risparmio ha toccato “il minimo storico assoluto”.
Dopo aver fornito alcuni dati sull’incidenza delle misure di riduzione dell’Irpef e del taglio delle detrazioni sulle famiglie, Giovannini ha rilevato che la norma contenuta nella legge di stabilità, chiamata “cieli bui”, che prevede per risparmiare piani di affievolimento dell’illuminazione pubblica, “ha sollevato dubbi nell’opinione pubblica rispetto al potenziale effetto che una riduzione dell’illuminazione pubblica nei centri abitati nelle ore notturne possa comportare per la sicurezza dei cittadini”. “Secondo l’indagine Multiscopo condotta dall’Istat nel 2009 su tale argomento – ha proseguito il presidente dell’Istat – il 27,4% dei cittadini afferma che la zona in cui abita è scarsamente illuminata. Livelli insoddisfacenti di illuminazione sono segnalati in modo particolare nel Lazio (38,5%), in Campania (30,9%) e in Liguria (30,2%). Dall’indagine emerge poi una certa limitazione alle attività quotidiane dei cittadini derivante dall’insufficienza di illuminazione e dalla conseguente percezione dei cittadini di scarsa sicurezza nel circolare per le strade. In particolare, il 28,9% degli intervistati dichiara di provare poca o nessuna sicurezza quando esce da solo ed è buio, e l’11,6% evita del tutto di uscire dopo il tramonto sia solo, che accompagnato. In particolare, la sensazione di insicurezza rispetto all’uscire dopo il tramonto é più diffusa tra le donne (37,0% contro il 20,1% degli uomini) ed è maggiore nel Sud del Paese, soprattutto in Campania (41,6% rispetto alla media italiana del 20,9%)”.

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