Crisi sociale e dinamiche di sistema

Crisi sociale e dinamiche di sistema

Sabetta Sergio

Versione PDF del documento

di fronte a sempre nuove mescolanze di verità è d’inganno, deve di continuo separare e decidersi” ( Buber)

In ogni società le dimensioni che vengono individuate da Braduel sono “cinque”: ecologica, economica, sociale, politica e culturale; questi scenari interagendo fra loro danno luogo ad un dinamismo in cui gli equilibri, indipendentemente dalla loro durata, sono del tutto congiunturali essendo sufficiente il mutamento di una sola “dimensione” per necessitare un nuovo riequilibrio, ne emerge che non vi è mai un’unica causa nel movimento storico, tanto più in presenza di una forte e costante innovazione tecnologica.

La dinamica accellerata comporta frequenti attriti e conflitti a tutti i livelli, anche a seguito della crescente complessità sociale, i sistemi di regolamentazione diventano quindi molto complessi e il sistema politico deve a sua volta possedere una forte capacità di adattamento nella regolamentazione delle dinamiche, circostanza che comporta anche una autotrasformazione senza tuttavia perdere la capacità di trasmettere e conservare dei valori culturali necessari alla comunità.

Luhman nel descrivere la complessità di un sistema ricorda che questa deriva dalla “selettività” nei collegamenti a seguito di una “impossibilità” di collegare tutti gli elementi fra loro, la stratificazione che ne consegue porta alla necessità di una “gerarchizzazione” e di una “differenziazione funzionale”, la funzionalità differenziata tra sistemi, di cui è difficile una preventiva regolamentazione, porta ad una elasticità maggiormente adattabile alla complessità ambientale, in cui funzione fondamentale è la capacità di raccordo della politica che deve principalmente fornire nuovi significati all’universo in cui vive l’uomo.

Il sistema nato dalla forma gerarchica e dalla differenziazione è qualcosa di diverso da una semplice somma di elementi essendo fornito di proprietà e contenuti specifici, quello che occorre definire è l’intensità delle interazioni tra gli elementi stessi e la loro eventuale incanalazione in sistemi di comunicazione che ne determinano la struttura spaziale, creando al contempo una gerarchia simbolica (Simon).

Il processo umano non è che una soluzione dei problemi mediante prove, errori e selettività basata su regole euristiche le quali permettano una retroazione di informazioni dall’ambiente, a loro volta le interazioni tra sottosistemi se a breve termine sono scarse a lungo termine diventano sensibili al comportamento aggregato degli altri sottosistemi stessi.

Nella loro interazione vi sono dei limiti oltre i quali vi è un’impossibilità di ulteriori interazioni, che calato nei sistemi sociali si trasforma nell’impossibilità umana di elaborare una moltitudine di informazioni in parallelo ma solo in termini seriali, limitando per tale via il numero delle persone simultaneamente coinvolgibili in una interazione, così l’aspetto gerarchico ci permette di semplificare i rapporti tra sottosistemi adattandoli alle nostre capacità di memoria e computo.

Se un sistema ha elementi di inferenza con altri sistemi si crea l’aspetto “economico” e può essere descritto in termini economici, con una differenziazione tra mondo “dato” e mondo “manipolato” in un continuo passaggio tra descrizione di stato e descrizione di processo.

Il mutamento sociale non è che la trasformazione del sistema di azione, ossia dei rapporti umani e delle forme di controllo sociale, in altre parole non le regole ma deve cambiare la stessa natura del gioco che disciplina i rapporti sociali e costituire le trame istituzionali (Crozier), devono quindi esistere accanto a rapporti di forza favorevoli, capacità cognitive e relazionali oltre all’instaurarsi di dinamiche di governo in grado di gestire la transizione, quello che comunque è determinante nel cambiamento è il livello tecnologico, il ruolo della scienza ed il mercato del lavoro (Bell).

Nell’uomo vi è l’esigenza fondamentale di controllare lo spazio circostante entro il suo raggio di azione, organizzando il disordine, solo la circolazione ricorsiva gli permette di semplificare la complessità mantenendo un equilibrio continuo tra complessificazione e decomplessificazione in cui la semplicità della struttura in esame poggia su una complessità sistemica, così che il pensiero possa cogliere contemporaneamente diversi livelli mettendoli in relazione fra loro (Morin), prevale in questo processo il “pensiero laterale” in cui il soggetto viene ad esplorare le possibilità ( complessità) superando l’aspetto “centrale” del vincolo (ordine).

Nel governare la complessità è indispensabile possedere, oltre che una visione specialistica integrata ad una visione di insieme, anche una visione:

  • Funzione con visione simbolica;

  • Teorica con visione estetica;

  • Sistemica con visione estetica;

circostanza che conduce ad una più attenta valorizzazione sia delle dimensioni dei valori che dei desideri, superando l’aspetto più funzionale e simbolico proprio della teoria dei sistemi questo in funzione di un interesse della qualità, vi è in questa visione una responsabilità politica nel dover superare le nascenti dicotomie (Buckley).

La responsabilità quale capacità di decisione, iniziativa e soluzione di problemi deve colloquiare con la cooperazione, come capacità di comunicare, negoziare, coordinarsi e integrarsi, agendo sui codici affettivi di base mediante valenze simboliche in quanto ogni accadimento può essere letto in termini funzionali o simbolici (Malinowski), in modo da cercare di realizzare una coerenza tra obiettivi sociali e strategie dei singoli, infatti vi è sempre un agire simbolico quello che muta è il fine ultimo.

L’uomo ha necessità di dare un senso al proprio lavoro il quale non può che fondarsi su aspetti etici, estetici, socio-relazionali e cognitivi, nella ricerca di un benessere fisico, economico e spirituale in una società dove i rapporti sono variabili nel tempo e nello spazio, minata dal rischio di continui default provocati dall’intrecciarsi di debiti per eccesso di spese e speculazioni su strumenti finanziari sempre più rischiosi che nel fare ondeggiare le economie dalla crisi ottengono enormi utili.

Si crea un senso generale di impotenza, di mancanza di controllo che si trasforma socialmente in depressione a fronte di specifici casi di riprese.

Si tratta di una depressione che da sociale si trasforma in organizzativa, anche grazie all’invecchiamento del personale che diventa un “costo per invecchiamento” nelle organizzazioni senza la possibilità di una sua esternazione, in quanto l’invecchiamento è sistemico con conseguente caduta del PIL , venendo meno una giusta proporzione tra le diverse leve con discrasie nell’uso delle tecnologie, scarsa voglia di innovazione e sperimentazione assumendone i relativi rischi, crescenti costi sanitari da scaricare sulle organizzazioni stesse, senso di prigionia che interferisce sui processi produttivi, considerando che diverse sono le prospettive e le capacità richieste tra i vari livelli organizzativi.

I riflessi sui sistemi pensionistici e sanitari sono eclatanti, viene meno la possibilità di aumentare il numero e la capacità dei contribuenti mediante un incremento lavorativo in termini di numero dei lavoratori e della loro capacità produttiva, l’onda generazionale momentaneamente sospesa di fatto carica ulteriormente gli effetti nel momento in cui si abbatterà, non mitigata dall’afflusso dell’entusiasmo e delle capacità lavorative delle nuove leve, anche il patrimonio pubblico viene usato nell’ottica di fare immediata cassa e non quale riserva patrimoniale a tutela del welfare e del sistema pensionistico in particolare.

L’innovazione non è che l’effetto di una graduale sostituzione dei singoli componenti della popolazione (Hannan e Freeman) in presenza di una razionalità limitata ( Simon), per cui vi è in realtà quale opposto alla teorica massima efficienza il realizzarsi del criterio di una “soddisfazione minimale”, e dell’opportunismo umano che crea dei costi di produzione e transizione ( Nuova Economia Istituzionale – Williamson), tanto che Crozier afferma che vi nelle organizzazioni solo un modo per il cambiamento: la crisi.

Il male è anche una mancanza di decisione, nella quale si perde la necessità di una direzione travolti dall’infinità delle possibilità (Buber).

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it