Crescita ed adeguamento dell’assegno di mantenimento

Crescita ed adeguamento dell’assegno di mantenimento

Corbi Mariagabriella

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E’ indiscusso che la crescita cronologica di un figlio è legata, inevitabilmente, al potenziamento delle sue esigenze: vitali, sociali e culturali.

La Cassazione ben conscia di tali dinamiche del ciclo vitale dell’individuo, in special modo dei figli in crescita, con la sentenza 8927/2012 rileva che “le esigenze della prole, il cui accrescimento, in funzione del progredire degli anni, non abbisogna, secondo la giurisprudenza di questa Corte, di specifica dimostrazione” confermando i precedenti orientamenti (400/2010) – necessità proporzionate alla crescita – e (Cass. 10119/2006) legittimità di revisione, senza particolare dimostrazione, anche in assenza di condizioni migliorative patrimoniali dell’onerato.

Gli ”Atti di Legge della Famiglia” non menzionano i ‘diritti dei genitori’, ma di responsabilità genitoriali e diritti filiari:

  • dovere di assicurare loro il benessere psico-fisico;

  • mantenere costanti contatti e consentire rapporti con gli altri membri della famiglia;

  • decidere solo ed esclusivamente nell’interesse del figlio (non del genitore);

  • prendere atto anche delle predisposizioni e desideri dei figli;

  • preservarli da eventuali danni, inclusa la violenza endofamiliare;

  • rassicurarli della loro presenza in ogni frangente quotidiano.

Nella fascia d’età:

tra 0 – 2 anni i bambini dipendono, fisicamente ed emotivamente, dal genitore che li accudisce. Pertanto un allontanamento di questa persona può generare un trauma. Hanno una cognizione del tempo diversa da quella degli adulti, con particolare attenzione alla notte perchè in alcuni casi genera paura. Necessitano di frequenti contatti fisici per sentirsi rassicurati e mostrare eccessiva sensibilità in presenza di conflitti;

tra 3 a 5 anni sono meno dipendenti e presentano una comprensione semplicissima delle cose ed eventi che li circondano. Hanno un confuso senso del tempo ed una fervida fantasia ove realtà ed immaginario si fondono, raramente dicono bugie semmai raccontano – con baby talk – ciò che hanno compreso;

tra 6 a 8 anni, oltre al progresso nel linguaggio, affrontano tematiche della loro sfera emotiva, esplicitano i loro desideri e mostrano una propensione alla protezione verso i genitori e, in caso di separazione, propendono per quello che “vanno a trovare” perché è solo. In presenza di conflitti genitoriali tendono ad addossarsi colpe non loro. Esprimono il loro disagio mediante somatizzazione (es. dolori fisici: mal di testa, mal di pancia etc) e comportamentali (es. gesti di rabbia, rapporti “stizzosi” con i coetanei);

tra 9 a 11 anni parlano dei propri sentimenti, tentano di far riappacificare i genitori o, in presenza di separazioni, paladini del genitore più debole. Accettano che i contatti familiari siano diluiti nel tempo e mostrano una certa resistenza nel viaggiare per trascorrere del tempo con il genitore e/o familiari. Necessitano del loro habitat e attività (amici, sport, giochi);

tra 12 a 16 anni è il periodo più delicato della crescita dove s’insedia anche il “gruppo dei pari” (coetanei che si frequentano assiduamente e formano “gruppo” accettandosi nelle loro metamorfosi: fisiche e psichiche) pertanto una separazione diverrebbe un ulteriore fardello. Necessitano di tempi e spazi per elaborare le proprie emozioni e, mediante riflessioni, acquisiscono la cognizione di cosa sia giusto e cosa no. Le loro emozioni vengono vissute in maniera amplificata reagendo talvolta con atti di ribellione. Ingenerando confusione (tra una casa e l’altra) tentano di sfuggire al controllo. Molte volte acquisiscono un’eccessiva responsabilità nell’accudire i familiari: genitori, sorelle etc… , necessitano di molto ascolto soprattutto quando si tratta di modalità di visita e/o soggiorno presso il papà o la mamma. Vogliono essere considerati e rispettati;

tra 17 e 20 anni sono i “Don Chisciotte” : senza macchia né paura ovvero in tanti casi “mine vaganti”. L’autoesaltazione tipica dell’età li porta a sottovalutare i problemi ed i pericoli, pertanto sono più esposti a subire e/o creare danni. Dialogo e presenza fisica fungono da rinforzo nel perseguire gli scopi e da freno per ogni loro tentativo azzardato. Emotivamente si presentano ancora fragili ma lo scorrere del tempo, la capacità di discernimento e la sicurezza infusa da entrambi i genitori li faranno proseguire sulla strada della crescita.

E’ giusto responsabilizzarli in proporzione all’età spiegando con parole semplici e sincere la realtà che li circonda.

Al fine di garantire, nel migliore dei modi, lo sviluppo armonioso della prole è giusto adeguare l’assegno di mantenimento in relazione all’età per il soddisfacimento dei bisogni man mano più numerosi.

E’ palese constatare che un bimbo di 4 anni abbia meno spese di un ragazzo di 20 anni, perché il primo è un bimbo e oltre la scuola ed eventuale palestra conduce vita ritirata, mentre il secondo, oltre la scuola di grado più elevata e la palestra, necessita anche di frequentare gli amici, del sabato sera (pizza e discoteca) alternati, dei mezzi di trasporto e quant’altro. E qualora dovesse frequentare l’Università?…… i costi sono in ulteriore ascesa.

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