Cos'è e a cosa serve l'opposizione e cosa facciamo qui

Cos’è e a cosa serve l’opposizione e cosa facciamo qui

Lima Felice

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Da alcuni mesi con alcuni colleghi abbiamo avviato un percorso critico e autocritico all’interno della magistratura e delle “correnti”E, peraltro, non ci si può esimere dall’osservare che, per un paradosso ancora più assurdo, un programma in verità non lo hanno presentato neppure i colleghi che si candidano “al governo”: a un mese dalle elezioni del C.D.C. si sa a stento chi sono i candidati e non si è discusso da nessuna parte alcun programma (il Movimento per la Giustizia ha pubblicato solo una “bozza” di programma).

2. Non vogliamo formare alcun “gruppo”, perché un organigramma è necessario quando devi gestire e spartire potere. E’ del tutto inutile per fare vera opposizione.

3. Non richiediamo a chi voglia fare un po’ di strada con noi – molta o poca che sia non importa – alcuna “adesione” e men che meno alcuna “abiura” di eventuali adesioni a questa o quella corrente. Per fare “opposizione” non occorre avere o rinunciare a nessuna delle proprie opinioni e posizioni “politiche”, ma solo “agire da opposizione qui e ora”.

4. Dovendo compiere solo una somma di atti di “opposizione”, questi possono essere condivisi o no del tutto liberamente da chiunque a qualunque condizione: chi condivide l’idea dell’astensione alle prossime elezioni del C.D.C. dell’A.N.M. non necessariamente dovrà condividere la prossima iniziativa, né dovrà avere condiviso la precedente.

5. Non ci sogniamo proprio di “demolire” l’A.N.M., di “distruggere” ciò che c’è (il Presidente di una corrente mi ha dato, irragionevolmente, del “luddista”), di predicare la “cacciata” di questo o di quello. Ci sembra del tutto “normale” e legittimo che tutti restino dove sono e quelli al potere continuino a esercitarlo. Speriamo solo di essere così bravi a fare il difficile mestiere dell’“opposizione” da indurli a esercitare quel potere in maniera almeno decente (al contrario di quanto accade oggi).

6. Infine, mi sembra del tutto illogico e privo di senso parlare del nostro impegno dicendo che si colloca “fuori” dall’A.N.M. e sostenendo che migliore sarebbe, invece, l’impegno di chi “lotta” “dentro” l’A.N.M.. A me sembra evidente, infatti, che l’“opposizione” sia incontrovertibilmente un pezzo e per giunta indispensabile di qualunque sistema democratico. Dunque, “interna al sistema" (se questo è ancora democratico), che è concetto diverso da “interna al governo” e al “potere”. Come mi sembra altrettanto evidente che il solo fatto di considerare l’“opposizione” “esterna” al sistema dimostra la grave perdita di cultura democratica in atto nell’Associazione Nazionale Magistrati ben illustrata da Stefano Racheli nel suo scritto “L’A.N.M. è gestita democraticamente o c’è aria di regime?”. In sostanza, credo che anche il nostro impegno sia “dentro” e non “fuori” l’A.N.M., al quale tutti siamo e restiamo iscritti, e che chi afferma il contrario confonda “l’A.N.M.” con i “luoghi di esercizio del potere nell’A.N.M.”.

Nell’ambito del nostro percorso di opposizione molti di noi hanno scelto di astenersi alle prossime elezioni del C.D.C. dell’A.N.M. che si terranno dall’11 al 13 novembre prossimi.

Questa iniziativa è solo una delle tante che intendiamo praticare ed è solo uno strumento per indurre l’A.N.M. a riflettere su di sé.

Perché si comprenda meglio che si tratta di una iniziativa specifica, che non esaurisce il più ampio percorso intrapreso con tanti (alcuni dei quali, peraltro, del tutto legittimamente non la condividono), abbiamo dedicato ad essa un blog specifico, che si trova all’indirizzo astenersi.blogspot.com.

Del perché la denuncia pubblica dei mali che affliggono il nostro autogoverno non sia, come sostenuto da alcuni, “autodistruzione”, ma “autocritica” – che Devoto e Oli definiscono come “l’esame scritico che si conduce all’interno di una organizzazione politica collettivistica, allo scopo di rilevare e correggere errori e insufficienze” – scriverò a parte.

dell’A.N.M. [Associazione Nazionale Magistrati].

L’apertura di questo blog, un mese fa, è stata (solo) una delle iniziative di quel più ampio percorso (e, detto per inciso, a un mese esatto dall’apertura del blog, il suo bilancio è estremamente positivo: 5.700 visitatori e 23.000 articoli letti).

La nostra iniziativa ha raccolto tanti affettuosi consensi e, ovviamente, anche alcune critiche, in qualche caso anche severe.

Mi sembra utile provare a rispondere alla principali obiezioni che ci hanno rivolto colleghi e amici impegnati (qualcuno anche con intenti sinceri) nelle correnti dell’A.N.M..

Esse possono sintetizzarsi così:

1. la vostra opera è “distruttiva” e danneggia l’immagine della magistratura e l’impegno di chi lavora nell’A.N.M.;

2. voi non avete un programma, riunite qui persone del tutto eterogenee, con questo sistema non potete essere in grado di “costruire”;

3. “parlando male” della magistratura, voi offrite argomenti a chi da anni delegittima la magistratura medesima per fini deviati e incostituzionali.

C’è una quarta obiezione, che consiste nel dire che le nostre posizioni costituiscono un “disimpegno” rispetto all’attività di chi si candida a questa e a quella carica dentro l’A.N.M.: ma si tratta, con evidenza, di accusa fatta in malafede e strumentalmente, essendo evidente che quello che mettiamo nelle iniziative che abbiamo intrapreso non è impegno minore, né meno arduo, né meno gravido di responsabilità di quello di chi del tutto legittimamente si candida, per esempio, al C.D.C. [Comitato Direttivo Centrale] dell’A.N.M..

Per dare una risposta adeguata alle prime due obiezioni (alla terza dedicherò uno scritto a parte), è necessario riflettere su cosa è, come funziona e a cosa serve l’“opposizione”: in generale e con specifico riferimento alla “magistratura associata”.

Diversamente da quello che cercano (e ci riescono!) di farci credere, la democrazia non è principalmente un metodo di scelta del governante, ma fondamentalmente un metodo di esercizio del potere.

Per convincersene in breve è sufficiente riflettere sul fatto che un paese nel quale governa un re figlio di re, per diritto dinastico, ma lo fa applicando leggi uguali per tutti, è più democratico di un altro paese nel quale governa una persona scelta dal popolo, ma lo fa del tutto arbitrariamente, facendosi e applicandosi le leggi a comodo suo (quello che, nella sostanza, accade in Italia).

In quest’ottica, uno degli “ingredienti” essenziali di qualsiasi democrazia è l’esistenza di una “opposizione”. L’esistenza di qualcuno che, non avendo compromissioni con il Potere, si prende l’impegno di “sorvegliarlo” e di denunciarlo (non solo ai Carabinieri, quando ne è il caso, ma più spesso e ordinariamente alla comunità).

Solo se c’è una “opposizione” il Potere è “sorvegliato” e deve rendere conto alla comunità delle sue eventuali nefandezze.

Il timore di essere “sputtanato” da una vera “opposizione” induce, nei paesi davvero democratici, il Governo a comportarsi in maniera almeno decente, con ciò esercitando il potere in una maniera almeno tendenzialmente democratica.

L’“opposizione” è definita spesso come “il cane da guardia del potere”.

Platone, nell’apologia di Socrate, fa dire a quest’ultimo: “Se mi condannerete a morte, non potrete trovare facilmente un altro, quale sono io, che sia stato posto dal Dio a fianco della Città, come – anche se possa sembrare piuttosto ridicolo a dirsi – al fianco di un grande cavallo di razza, ma proprio per la grandezza un po’ pigro e che ha bisogno di venir pungolato da un tafano. In modo simile mi sembra che il Dio mi abbia messo al fianco della Città, ossia come uno che, pungolandovi, perseguendovi e rimproverandovi ad uno ad uno, non smetta mai di starvi addosso durante tutto il giorno, dappertutto”.

In Italia l’“opposizione” sostanzialmente non c’è, né in politica né nell’associazionismo della magistratura.

E questo è incontrovertibile, se si considera che l’opposizione politica è … al governo, dando luogo a questo paradosso possibile solo in Italia, per il quale c’è un pezzo di governo che dice di fare il governo e un altro pezzo che dice di essere “di opposizione”.

Ma ancor più evidente è nell’Associazione Nazionale Magistrati.

Nell’A.N.M. ci sono due correnti che si definiscono “di opposizione”: Magistratura Democratica e Movimento per la Giustizia.

E dove sono collocate da anni? Ma ovviamente “al Governo”. Fanno parte entrambe, infatti, della G.E.C. [Giunta Esecutiva Centrale] dell’A.N.M. e con un numero di “seggi” uguale a quello delle altre due correnti, a prescindere dai voti presi da ciascuna alle scorse elezioni del C.D.C..

Quando l’attuale Ministro della Giustizia si è insediato, il giorno dopo il suo insediamento, ha incontrato tutte le correnti dell’A.N.M. e ha chiesto loro di indicare, con una logica da perfetto manuale Cencelli, i nomi di magistrati da nominare dirigenti apicali del suo Ministero. E ogni corrente – anche quelle c.d. di opposizione (che, dunque, danno luogo a una sorta, diciamo così, di via “omeopatica” all’opposizione) – ha indicato i nomi di suoi esponenti di vertice che adesso occupano posti di rilievo al Ministero.

Qualche settimana fa un collega – Stefano Sernia – ha proposto, sulla mailing list del Movimento per la Giustizia e sulle “pagine” di questo blog, che l’A.N.M. o almeno le correnti che si dichiarano più impegnate a perseguire schemi di trasparenza e lotta al correntismo/carrierismo introducano delle autentiche e rilevanti “incompatibilità” fra incarichi nell’A.N.M. – centrale o periferica – e ruoli istituzionali e di potere/governo.

Nessuno dell’A.N.M. ha risposto, ad eccezione del Segretario del Movimento per la Giustizia, che lo ha fatto con una mail che illustra le ragioni per le quali la proposta di Stefano Sernia secondo lui non può essere praticata (è un tema di cui si dovrà parlare in un’altra occasione). La mail non può essere pubblicata e commentata qui, perché, benché richiesto, il Segretario del Movimento non ne ha autorizzato la pubblicazione. Sembra, comunque, che al momento il Movimento sia l’unica corrente che ha messo nel programma l’auspicio di una qualche forma (all’acqua di rosa e sostanzialmente del tutto inutile) di incompatibilità.

Ma è di solare evidenza che opposizione può esservi solo da parte di chi non abbia NESSUN coinvolgimento con il “potere” che deve “sorvegliare”.

E’ ovvio, infatti, che anche il più bene intenzionato oppositore verrà a miti consigli o si troverà ad avere limiti molto rilevanti alla sua azione se coloro contro cui dovrebbe scagliare i suoi strali sono contemporaneamente coloro che gli dispensano o gli hanno dispensato o potrebbero domani o dopodomani dispensargli importanti benefici e prebende. E che, comunque, lo hanno reso corresponsabile delle loro azioni.

E si badi che quando si parla di “coinvolgimenti” e “compromissioni” con il Potere non necessariamente si fa riferimento a cose in sé poco commendevoli: anche “legàmi” e collaborazioni del tutto lecite – tipo la nomina a Direttore Generale del Ministero – rendono impossibile (oggettivamente e anche da parte di chi è “più che perbene”) fare una vera opposizione: un esempio solare nella sua tragicità è stato offerto dalla tristissima performance alla famigerata trasmissione AnnoZero del 4 ottobre scorso del collega Luigi Scotti, magistrato dal passato di autentico e lodevole impegno, e dal presente di Sottosegretario del Ministro Mastella che “perde la faccia” difendendo davanti a milioni di telespettatori una causa … indifendibile (mi auguro che la Redazione del blog possa offrire ai lettori la possibilità di rivedere quel video).

Così si produce questa situazione a un tempo grottesca e tragica per la quale le correnti dell’A.N.M. dovrebbero esercitare un potere di “controllo democratico” e di “critica serrata” e “senza sconti” nei confronti del C.S.M. e del Ministero della Giustizia, mentre, purtroppo, sia il C.S.M. che gli uffici più importanti del Ministero sono occupati da persone messe lì PROPRIO DALLE CORRENTI. Persone che, quando smetteranno di stare lì, torneranno nelle correnti, dalle quali, peraltro, non sono mai uscite e che le correnti, nella loro quotidiana attività di “propaganda interna”, trattano come “i loro uomini” al C.S.M. e al Ministero.

Tutto questo è sotto gli occhi di tutti, magistrati e no, e toglie irrimediabilmente qualsiasi credibilità all’A.N.M., consentendo a chiunque denunce pubbliche come quella recenti dei Radicali, visibile qui.

E qui mi potrei fermare, tanto è folle la pretesa di proseguire con un andazzo del genere.

Ma potrebbe ancora non risultare chiara a tutti la risposta alla seconda delle obiezioni elencate sopra.

In Italia l’opposizione è concepita da tutti come una tappa necessaria per la presa del potere.

Dunque, ASSURDAMENTE, in Italia un programma di governo non ce l’hanno solo i partiti di governo, ma anche quelli dell’opposizione.

E per questo i colleghi che non condividono la nostra iniziativa ci rinfacciano di non avere un programma di “governo” dell’A.N.M. e una lista di candidati.

Ma ciò è proprio insensato.

Infatti, per un verso, se l’opposizione non vede l’ora di andare al governo e percepisce il suo ruolo come l’anticamera del governo, finirà con l’accettare (di solito molto molto presto) un mare di compromessi per avere “acconti” sul potere futuro (accade così che anche le correnti “dure e pure”, per intanto e in attesa di un mondo migliore futuro, partecipano intensamente e a pieno titolo anche loro alla assegnazione spartitoria e correntizzata di posti di ogni genere: cfr il mio scritto “Le responsabilità dei magistrati nella crisi della giustizia”).

Ma, in realtà, se è risultato convincente il discorso fatto sopra, un’opposizione è necessaria in quanto tale e non come anticamera, subaffitto, condivisione, baratto del potere.

E dunque io e altri colleghi ci proponiamo solo questo (che a noi per vero sembra tantissimo e molto ambizioso): fare opposizione, restando fuori dal potere e dal governo.

Il ragionamento che facciamo è semplicemente il seguente.

Noi abbiamo idee e progetti che in atto sono, nel paese e nella magistratura, molto minoritari.

Dunque, non abbiamo “diritto” a governare e non abbiamo gli “strumenti” per farlo, se non “svendendo la nostra libertà” e tradendo i nostri principi e i nostri ideali.

Il nostro compito, dunque, può essere onestamente e legittimamente solo quello della “opposizione”.

A noi, francamente, non sembra un compito di poco rilievo, né di poco impegno, né di poca utilità, né di poca efficacia (come, peraltro, confermato dal grande impegno messo a cercare di non farcelo fare).

E crediamo che il nostro dovere sia di fare – per ora e a tempo indeterminato (non nel senso di “tanto tempo”, ma nel senso di “per quanto tempo serva”) – opposizione e basta e non opposizione con qualche seggio nel C.D.C. e nella G.E.C., opposizione con amici al C.S.M., opposizione con consoci al Ministero, opposizione con abbracci e pacche sulle spalle fra tutti e con tutti, opposizione dicendo le cose solo in certi posti e a certi fini (sotto quest’ultimo profilo, proprio per questo ho chiesto all’A.N.M. di aprire un “luogo” di confronto collettivo, che superi le “barriere” delle mailing list “riservate”, gestite da ciascuna corrente e che, al momento, sono gli unici “luoghi” dove i magistrati discutono fra loro, in contesti pieni di “barriere”, caratterizzati dalla logica dell’“appartenenza” e appesantiti dal continuo dover richiedere “autorizzazioni” per trattare pubblicamente questa o quella cosa detta “nel chiuso delle liste”).

Conseguenza di questo è che:

1. Non ci serve avere un “programma” (di governo), perché noi non pensiamo di dovere governare. Dunque, è ridicolo “accusarci” di non avere un programma.

 
Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)
 
Pubblicato da "Uguale per tutti"
 

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