Corte dei conti – det. N. 27/2007 – sezione controllo enti – Inpdap – istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica – relazione sul controllo di gestione ex legge 21 marzo 1958 n. 259.

Corte dei conti – det. N. 27/2007 – sezione controllo enti – Inpdap – istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica – relazione sul controllo di gestione ex legge 21 marzo 1958 n. 259.

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Con la determina n. 27/2007 la Corte dei Conti – Sezione Controllo Enti, ai sensi dell’art. 7 della L. 259/58, trasmette alle Presidenze delle due Camere del Parlamento la relazione contenente i risultati del controllo eseguito sulla gestione dell’I.N.P.D.A.P. (Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica) relativamente all’esercizio 2005.
Il controllo ha evidenziato una situazione economica peggiorativa rispetto ai decorsi esercizi che hanno registrato risultati ampiamente positivi, per altro, avvalendosi, oltre che degli interventi dello Stato, di variabili di natura straordinaria non facilmente replicabili in quelli futuri.
A siffatto scenario concorrono ad avviso della Corte, da una parte l’insufficiente crescita del montante contributivo condizionato dal blocco generalizzato delle assunzioni del comparto pubblico e dall’altro dall’aumento del volume delle prestazioni per gli effetti degli incrementi annuali delle pensioni e la costante lievitazione del numero dei pensionati.
Ed invero il processo di snellimento della Pubblica Amministrazione e gli stessi progetti di trasformazione e di soppressione degli enti pubblici, sottraendo alla previdenza dei contribuenti potenziali e reali, pone in modo preoccupante la questione del già problematico rapporto iscritti/pensionati nell’ambito delle gestioni INPDAP.
A tale riguardo, secondo i giudici, non può omettersi di sottolineare l’impegno ineludibile dello stesso per la realizzazione di una gestione sempre più efficiente del sistema previdenziale di sua pertinenza curando l’esatto adempimento degli obblighi contributivi da parte di tutte le Amministrazioni Pubbliche, il monitoraggio del relativo flusso finanziario e delle singole posizioni assicurative mediante la costante informazione sulla situazione pensionistica e previdenziale degli iscritti.
Pertanto, essi ritengono non più dilazionabile il ricorso a misure idonee ad assicurare l’equilibrio futuro della gestione complessiva dell’Istituto, attraverso provvedimenti legislativi e l’ottimizzazione delle risorse interne.
Con riferimento all’efficienza dell’Ente la Corte rileva, infatti, che i costi di gestione, direttamente imputabili allo svolgimento della sua attività istituzionale registrano costanti incrementi e che anche i costi per il personale in servizio tendono ad aumentare nonostante che il numero delle sue unità sia andato progressivamente a ridursi.
In materia di personale, l’Istituto risente di una non compiuta distribuzione delle risorse secondo le logiche direttamente correlate alle esigenze funzionali dello stesso, non sempre sostenuta da una adeguata e congrua formazione professionale.
Il ricorso a consulenze esterne si è dimostrato in chiaro aumento per cui si sottolinea la necessità di un suo drastico ridimensionamento limitandolo ai casi strettamente indispensabili e particolari che non possono essere soddisfatti per mancanza di specifiche professionalità nell’Istituto.
Il sistema dei controlli interni appare rafforzato, dacché si è dato corso al potenziamento del controllo di gestione, ampiamente auspicato anche da questa Sezione, elevandolo al rango di direzione centrale ispettiva ed accorpandolo alla pianificazione.
Sul piano della formazione, benché si registrino taluni miglioramenti, i giudici ritengono che sia necessario individuare un piano organico programmatico di investimenti, correlato alle più immediate esigenze di sviluppo dei processi produttivi, che preveda, tra altro, un sistema di controllo degli effettivi progressi realizzati, di guisa che non si determinino inutili sprechi di risorse che appaiono piuttosto ridotte anche per gli interventi legislativi di contenimento delle spese.
Il processo di dismissione del patrimonio immobiliare procede piuttosto lentamente, con scostamenti notevoli rispetto alla tempistica disegnata nel “business plan”.
Quanto alle pregresse gestioni patrimoniali, affidate a società esterne, come già emerso nelle precedenti relazioni, si riscontrano ancora le disfunzioni e le criticità pregresse, riconducibili all’operato delle stesse società affidatarie che hanno agito con superficialità e noncuranza degli interessi dell’Istituto, ed al controllo insufficiente e lacunoso degli uffici.
La gestione diretta del proprio patrimonio in via di dismissione, assunta dall’Istituto dal 1 maggio 2004, sembra realizzare un abbattimento dei costi, mentre sui risultati finali della stessa è ancora prematura ogni valutazione.
Permane, tuttora, il problema dell’arretrato nell’intera area pensionistica e previdenziale che, nonostante gli sforzi compiuti per ottenerne la riduzione, fa registrare ancora giacenze notevolissime.
Nel settore creditizio, a fronte del depauperamento della capacità interna all’Istituto a corrispondere alle richieste degli iscritti per effetto della cartolarizzazione dei crediti che ha cancellato di fatto il rientro delle quote di ammortamento ed il loro reimpiego nella concessione di ulteriori prestiti, l’INPDAP si è adoperato, mediante convenzioni con istituti bancari, per consentire l’accesso al credito ai propri iscritti a condizioni di poco superiori a quelle praticate dallo stesso Ente.
Nell’attività sociale, diretta soprattutto verso i giovani e che ha conosciuto livelli di espansione notevoli, si sono verificate talune disfunzioni e criticità dovute ad inadempienze dei gestori esterni; è auspicabile che l’Istituto intervenga in siffatta area con maggiore attenzione e responsabilità, sia nella fase di affidamento dei servizi che in quella di monitoraggio e controllo, per garantire il rispetto pieno delle condizioni contrattuali.

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