Coronavirus: come influisce in ambito di separazioni o divorzi nelle famiglie

Coronavirus: come influisce in ambito di separazioni o divorzi

di Marcello Marcone

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Il DPCM dell’11 marzo 2020 per rispondere alla pandemia del Coronavirus non  va ad influire sui diritti del genitore non convivente con il figlio minore.

Anche in questo periodo di restrizioni ai movimenti fuori casa, è consentita la possibilità di visita  per godere dei periodi di frequentazione stabiliti nei vari provvedimenti di separazione o divorzio, ad esempio nei fine settimana e riportarli al termine all’altro genitore con cui abitano.

Il Ministero dell’interno ha difatti chiarito in una nota, rispondendo ad un genitore non convivente, che tale provvedimento non contrasta con la medesima normativa, poiché si tratta di uno spostamento in caso di necessità, pertanto consentito.

Il Governo italiano non ha fatto altro che rispondere ai vari quesiti chiarendo che: “ gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal Giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio”, vale a dire con educatrici o servizi sociali finanche in spazi neutri.

Nessuno stop dunque, agli spostamenti dei figli, poiché il motivo dell’uscita di casa rientra tra quelli legittimi e ammessi dal Decreto del Presidente del Consiglio, che ha stabilito in via d’urgenza le note restrizioni su tutto il territorio nazionale.

Le cause di separazione e divorzio

Nessun cambiamento, dunque per quanti hanno cause di separazione e divorzio in corso, poiché  in molti casi le udienze proseguono, o comunque verranno spostate d’ufficio alle prime date utili fissate dopo il 31 maggio. Ovviamente, tutti quei processi contro atti violenti, per i quali è stato richiesto al giudice un ordine di protezione contro gli abusi familiari, saranno considerati come di particolare urgenza, e ci sarà un canale per loro.

Ad esempio le normali udienze presidenziali di separazione e di divorzio fissate dal tribunale durante il periodo di tale emergenza potranno slittare a data successiva, sempre se il difensore di una delle due parti non richieda mediante istanza telematica di “trattazione urgente”, indicando i motivi che possano pregiudiziare o deviare il normale corso del provvedimento.

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Il ruolo del genitore convivente

In questi giorni di emergenza molti genitori conviventi hanno trovato il modo di ostacolare il rapporto con l’altro coniuge, facendolo rinunciare alle visite, nei periodi prestabiliti in sede di udienza, dalle Autorità competenti.

Questi ostacoli però sono da considerarsi pretestuosi.

Il Decreto ministeriale, infatti, non contempla in alcun modo lo stop alle visite. Sarebbe positivo infatti che si instaurasse una forma di collaborazione di entrambi i genitori per tutelare in maniera ottimale i propri figli.

Fin dall’inizio le norme riferite alle misure straordinarie e di immediata applicazione al fine di contrastare la diffusione del Covid19, hanno escluso la possibilità di interrompere le cause relative agli alimenti derivanti dai rapporti di famiglia.

Come detto, invece, continueranno ad essere discussi ed emessi, i provvedimenti del Tribunale dei minorenni per le dichiarazioni di adattabilità, le questioni inerenti le interruzioni di gravidanza e i procedimenti contro gli atti violenti accaduti all’interno della sfera familiare, che hanno il fine ultimo di adozione di ordini di protezione contro gli abusi in famiglia.

Esporre se stessi ed i figli al pericolo di contagio, data la modalità aggressiva del virus, dovrebbe indurre a chi si trova oggi in questa di situazione, a cercare magari di ridurre le ore di visita.

La propagazione di questo male invisibile, dipende prevalentemente dai nostri gesti, anche i più semplici:  ogni contagiato  ne contagia altri due, almeno.

Deporre l’ascia di guerra in queste occasioni, sembrerebbe la scelta migliore. Valutare in modo maturo come riorganizzare più intelligentemente le visite, cercando di accorpare i periodi più lunghi, e magari evitando visite infrasettimanali sarebbe una soluzione migliore in modo da ridurre questo via-vai frequente di tali spostamenti del genitore non collocatario.

Scelte sbagliate dei genitori

Il genitore che scappa con i figli, poi, non potrà neppure invocare lo “stato di necessita’ che permette gli spostamenti ai sensi del decreto emanato. E’ sicuramente fuori dubbio che l’ansia che muove chi vuole andarsene con i figli non permette l’elusione della norma,  anche perché,  se così fosse, chiunque abbia figli minorenni sarebbe giustificato a lasciare la zona rossa.

D’altra parte scappare con i figli è l’esatto contrario di quello che adesso serve, stando agli esperti. I bambini sembrano essere buoni conduttori del virus e portargli fuori dalle proprie zone di residenza è un modo ottimale di propagare il virus e trasmetterlo ai soggetti più vulnerabili, ad esempio i nonni.

Stiamo vivendo ore difficili in tutto il mondo, e non solo in Italia, e sarebbe quindi auspicabile promuovere occasioni di collaborazione e, di buon senso, evitando di creare problematiche che, di questi tempi sarebbero solo puerili.

Domicili diversi dei genitori in attesa di separazione o divorzio

Questa ipotesi non viene contemplata all’interno del DPCM dell’11 marzo 2020, ma di certo per una questione di equità di trattamento rispetto alle altre ipotesi specificamente previste nel medesimo decreto che comunque rimanda alle Autorità l’effettuazione dei controlli sulle autodichiarazioni ed alla Magistratura le sanzioni per chi venga ritenuto privo di una valida giustificazione.

In pratica, l’emergenza coronavirus non fa venire meno la paternità né la maternità (L.54/2006) si resta genitori, auspicabilmente responsabili ed attenti, nel perseguimento della tutela dell’interesse prevalente dei minori che è il bene supremo da salvaguardare in ogni tempo, anche e soprattutto questo singolare ed eccezionale della pandemia da coronavirus.

La scelta migliore se entrambi i genitori lavorano: la baby sitter

La soluzione più ragionevole è quella di lasciare che i minori stiano con il genitore che ha la possibilità di fare smart-working. Se entrambi i genitori, invece, sono costretti a continuare a recarsi sul luogo di lavoro, si deve necessariamente ricorrere all’aiuto dei nonni o della baby-sitter.

Bisogna tenere a mente, però, che i nonni, come già detto, sono i soggetti più deboli in questa situazione e non è giusto esporli al rischio nonostante il loro amore incondizionato per i nipotini potrebbe indurli a non considerare il pericolo che corrono. I genitori che non possono lavorare da casa dovrebbero, perciò, più ragionevolmente, affidarsi all’aiuto della baby sitter.

In conclusione, con questa emergenza,  di certo si rallenta il normale corso dei vari processi, ma la giustizia continua a garantire i diritti fondamentali.

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