Conto corrente: quando può scattare l’accertamento fiscale?

Conto corrente: quando può scattare l’accertamento fiscale?

di Redazione

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Il nuovo decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2017 (D.L. n. 193/2016) prevede per gli imprenditori un tetto di 1.000 euro al giorno e 5.000 euro al mese sui prelievi dal conto corrente. Oltre tali limiti, il Fisco può procedere con un accertamento nei loro confronti. Più in generale, le norme che regolano prelievi e versamenti sul conto corrente sono cambiate più volte negli ultimi anni per lavoratori dipendenti, autonomi e imprenditori.

Vediamo di fare un po’ chiarezza.

 

Esistono dei limiti sul versamento di denaro sul conto corrente?

La legge non prevede dei limiti precisi alle somme che possono essere versate sul proprio conto corrente. In teoria qualsiasi contribuente, titolare di reddito d’impresa, lavoratore autonomo o semplice dipendente, può quindi depositare in ogni momento sul proprio conto somme anche molto alte.

Gli uffici delle imposte e l’Agenzia delle Entrate possono però chiedere ai contribuenti, quando ritengono che ci sia il sospetto di evasione fiscale, la provenienza delle somme depositate sul loro conto: a stabilirlo è il DPR n. 600/1973. Tutti i cittadini, dunque, potrebbero essere tenuti a dimostrare la fonte delle somme che versano sul conto corrente, se queste non sono state denunciate nella dichiarazione dei redditi.

 

I limiti ai pagamenti in contante

Bisogna sempre ricordare, inoltre, che dal 2016 è possibile effettuare pagamenti in contante solo fino a un massimo di 3.000 euro. Tale limite è stato fissato dalla Legge di Stabilità 2016, che ha triplicato il precedente tetto di soli 1.000 euro. Oltre i 3.000 euro, dunque, è possibile pagare solo tramite bonifico o bancomat.

 

Quali sono i limiti ai prelievi di lavoratori dipendenti e autonomi?

Esistono invece dei limiti al prelievo dal conto corrente, ma non per i semplici lavoratori dipendenti e autonomi. I lavoratori dipendenti, in particolare, possono prelevare qualsiasi somma dal proprio conto senza limiti e senza dover giustificare le proprie azioni al Fisco.

Gli autonomi, invece, fino al 2014 erano costretti a subire le stesse limitazioni imposte ai titolari di reddito d’impresa: i prelievi non giustificati dal conto corrente si consideravano ricavi e dunque facevano scattare un accertamento fiscale. La sentenza n. 228/2014 della Corte Costituzionale ha però dichiarato tale trattamento illegittimo, cosicché oggi gli autonomi, al pari dei dipendenti, possono effettuare prelievi dal loro conto senza temere interventi delle Entrate.

 

Limite di mille euro al giorno per i prelievi degli imprenditori

Il nuovo decreto fiscale ha invece stabilito dei precisi limiti per quanto riguarda i prelievi dal conto corrente per i titolari di reddito d’impresa. Tali limiti, come accennato in apertura, sono pari a 1.000 euro al giorno e 5.000 euro in un mese, cifre al di sopra delle quali può scattare l’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Al di sotto di tali limiti, invece, i prelievi sono liberi e incontestabili.

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