Configurabilità dell’attenuante del lucro di speciale tenuità

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Quando è configurabile la circostanza attenuante dell’avere agito per conseguire o dell’avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuità prevista dall’art. 62, comma primo, n. 4, c.p.?

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Indice

Corte di Cassazione – Sez. V Pen. – Sentenza n. 37003 dell’8 settembre 2023

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1. La questione: l’attenuante

La Corte di Appello di Salerno confermava una sentenza con cui il Tribunale di Nocera Inferiore, decidendo in sede di giudizio abbreviato, aveva condannato l’imputato alla pena ritenuta di giustizia, in relazione al reato di cui agli artt. 624, 625, co. 1, n. 2, c.p..
Ciò posto, avverso il provvedimento emesso dalla Corte territoriale salernitana proponeva ricorso per Cassazione il difensore dell’accusato che, tra i motivi ivi addotti, deduceva violazione di legge e vizio di motivazione, in punto di mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità.

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2. La soluzione adottata dalla Cassazione

La Suprema Corte riteneva il motivo suesposto infondato.
Nel dettaglio, gli Ermellini addivenivano a siffatta conclusione alla luce di quell’orientamento nomofilattico secondo cui l’applicazione della circostanza attenuante prevista dall’art. 62, n. 4, c.p. presuppone che il pregiudizio causato sia di valore economico pressoché irrisorio, sia quanto al valore in sé della cosa sottratta, che per gli ulteriori effetti pregiudizievoli subiti dalla parte offesa (cfr., ex plurimis, Sez. 2, n. 50660 del 05/10/2017).
Oltre a ciò, era altresì fatto presente che, ai fini della configurabilità della circostanza attenuante dell’avere agito per conseguire o dell’avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuità prevista dall’art. 62, comma primo, n. 4, c.p., non si deve avere riguardo soltanto al valore venale del corpo del reato, ma anche al pregiudizio complessivo e al disvalore sociale recati con la condotta dell’imputato, in termini effettivi o potenziali (cfr. Sez. 3, n. 18013 del 05/02/2019).
Orbene, per i giudici di piazza Cavour, i giudici di seconde cure avevano fatto una corretta applicazione di tali principi, a nulla rilevano le condizioni economiche del soggetto passivo, rappresentando codeste condizioni un criterio meramente sussidiario che rileva solo quando il danno, pur essendo di speciale tenuità oggettiva, possa rappresentare un pregiudizio per la persona offesa, in ragione delle sue disagiate condizioni economiche, sicché risulta del tutto irrilevante che il valore del bene illecitamente sottratto sia tale da non incidere significativamente sulle condizioni economiche della persona offesa, quando quest’ultima è in grado di sopportare il danno economico derivante dal reato (cfr. Cass., Sez. 5, n. 34310 del 19/01/2015, nonché, nello stesso senso, Cass. Sez. 4, n. 6635 del 19/01/2017).
Da quanto sin qui esposto se ne faceva pertanto derivare, come accennato già in precedenza, l’infondatezza di questa doglianza.

3. Conclusioni

La decisione in esame desta un certo interesse essendo ivi chiarito quando è configurabile la circostanza attenuante dell’avere agito per conseguire o dell’avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuità prevista dall’art. 62, comma primo, n. 4, c.p..
Si afferma difatti in tale pronuncia, sulla scorta di pregressi orientamenti nomofilattici, da un lato, che l’applicazione della circostanza attenuante prevista dall’art. 62, n. 4, c.p. presuppone che il pregiudizio causato sia di valore economico pressoché irrisorio, sia quanto al valore in sé della cosa sottratta, che per gli ulteriori effetti pregiudizievoli subiti dalla parte offesa, dall’altro, che, ai fini della configurabilità della circostanza attenuante de qua, non si deve avere riguardo soltanto al valore venale del corpo del reato, ma anche al pregiudizio complessivo e al disvalore sociale recati con la condotta dell’imputato, in termini effettivi o potenziali, fermo restando che a nulla rilevano le condizioni economiche del soggetto passivo, rappresentando codeste condizioni un criterio meramente sussidiario che rileva solo quando il danno, pur essendo di speciale tenuità oggettiva, possa rappresentare un pregiudizio per la persona offesa, in ragione delle sue disagiate condizioni economiche, sicché risulta del tutto irrilevante che il valore del bene illecitamente sottratto sia tale da non incidere significativamente sulle condizioni economiche della persona offesa, quando quest’ultima è in grado di sopportare il danno economico derivante dal reato.
Tale provvedimento, quindi, ben può essere preso nella dovuta considerazione ogni volta si debba appurare l’applicabilità, o meno, di questa norma codicistica.
Ad ogni modo, il giudizio in ordine a quanto statuito in codesta sentenza, proprio perché contribuisce a fare chiarezza su siffatta tematica giuridica sotto il versante giurisprudenziale, non può che essere che positivo.

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