Cicli e strutture nell'analisi storica

Cicli e strutture nell’analisi storica

Sabetta Sergio

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Vi è sempre stato un oscillare delle organizzazioni tra rigidità e flessibilità, con effetti profondamente diversi nel loro impatto con le forze in azione nel mondo circostante, già la formazione dell’Europa ne è un caso emblematico.
Le invasioni che avvennero nel II – III , V e X secolo d.C. ebbero conseguenze molto diverse, agendo su organizzazioni strutturate in modi differenti.
Nel II e III secolo vi era un impero, quello romano, all’apice della potenza, proveniente da un periodo di stabilità, l’età degli Antonini, che a seguito dei rivolgimenti seguiti a Commodo aveva portato all’ascesa della dinastia militare dei Severi, con una crescita di peso dell’elemento militare nella compagine imperiale, la reazione alla crisi era stata l’irrigidimento dell’organizzazione e la militarizzazione della società, quale unica alternativa alle pressioni barbariche esterne con il passaggio dal Principato al Dominato.
Nel V secolo la trasformazione è completata e l’apparato imperiale è diventato macchinoso, costoso e fonte esclusiva di prebende, la gestione amministrativa passa di fatto in molti casi di crisi al più agile sistema vescovile che attrae forze intellettualmente più vivaci, tuttavia esistono ancora centri vitali, arterie maestre, nodi economici la cui perdita può portare al collasso di intere province e lungo queste arterie si muovono le ondate barbariche.
L’impero pertanto nella sua unitarietà collassa e si frantuma, organizzando centri di resistenza locali, abbandonando intere province e scendendo a patti localmente con i nuovi popoli, mentre ciò che resta del potere centrale per la parte occidentale, economicamente e militarmente più debole, non può che accettare passivamente le situazioni di fatto createsi.
Situazione del tutto diversa nel X secolo, quando un ulteriore ondata di invasori si abbattono mediante scorrerie dalle steppe euroasiatiche (Ungari), dalla Scandinavia (Vichinghi) e dalle coste africane (Saraceni).
La situazione cambia completamente, non vi sono alle frontiere eserciti e flotte regolari se non nei due lati opposti dell’Europa dati dal Califfato di Cordova in Spagna e dall’Impero Bizantino nell’Egeo, mentre le marche di frontiera Carolinge estremamente deboli vengono subissate.
Villaggi e città isolate costituiscono una trama su cui si disperde l’aggressione, territori vengono occupati, anche stabilmente, come la piana ungherese o la Normandia, ma per una totale occupazione occorre possedere un piano e una continuità d’azione non certo posseduti dalle varie ondate di invasori.
Borghi, città e monasteri vengono fortificati, castelli sorgono sulle colline, sui passi montani e sui guadi dei fiumi, la difesa organizzata dal basso mediante coalizioni a livello locale di nobili, ecclesiastici e semplici cittadini, permette di meglio reagire con flessibilità al continuo inaspettato spostarsi dell’epicentro della pressione esterna, la rinascita, come la resistenza, avviene con auto-organizzazione dal basso mediante il risveglio di iniziative e associazioni private (Lopez).
Acquista rilevanza il posizionamento nella rete che si crea piuttosto che le sole caratteristiche del potenziale alleato, oltre all’innovazione di processo e di prodotto interviene il posizionamento di intermediario (broker) rispetto alle reti sempre più fitte e stabili, nascono le fiere internazionali e le piazze finanziarie ( Soda – Comi ).
Da varie parti è stata rilevata l’importanza dell’azione mediatrice nel collegare gruppi di organizzazioni altrimenti separate, al fine di acquisire il vantaggio competitivo ( Zaheer – Bell).
Una integrazione fra forti legami di cooperazione all’interno del gruppo con una attività di mediazione esterna fra organizzazioni appare, per un filone di ricerca, la migliore soluzione per compenetrare stretti rapporti fiduciari interni con la variabilità dell’ambiente esterno, ottenendo pertanto il massimo vantaggio dai due meccanismi ( Ahuja), situazione creatasi nel X secolo nelle comunità locali e nelle reti che progressivamente si costituivano fra loro e su cui si dispersero le aggressive forze esterne.
Quello che emerge è la migliore tenuta di una struttura dispersa in caso di crisi per pressioni esterne non coordinate secondo un piano, come una crisi economica nella quale secondo la teoria dei cicli economici le fluttuazioni sono irregolari, l’una sostanzialmente diversa dall’altra, in cui intervengono fattori monetari, psicologici, politici e di tecnologia.
Del tutto differente l’ipotesi in cui la pressione esterna è coordinata e la frantumazione acquista una valenza negativa, di facilità di penetrazione e acquisizione, in tal caso la flessibilità va unita ad una forte struttura direzionale centrale.
Dobbiamo considerare che le leggi non sono universali, come d’altronde gli stessi ricercatori dubitano per le leggi fisiche che valgono per la dimensione in cui sono applicate sorgendo l’ipotesi di una struttura più ampia e complessa di quella tridimensionale che possiamo osservare ( Barrow – Webb ), se gli eventi non contribuiscono per Le Roy Ladurie a modificare la struttura anche se possono fungere da “catalizzatori” o da “matrici”, tuttavia la loro importanza è recuperata da Wachtel e Sahlisis per cui diventano fonte di nuovi quesiti e di trasformazioni.
 
 
Sabetta Sergio
 
 
 
 
Bibliografia
 
·        R. S. Lopez, La nascita dell’Europa, Einaudi, 1966;
·        G. Ahuja, Collaboration networks, structural holes and innovation: A longitudinal study, Administrative Science Quarterly, 45, 425-455, 2000;
·        G. Soda – D. Comi, Posizionarsi nella rete delle alleanze strategiche per generare innovazione, “ E & M”, 51-68, Etas, 6/ 2006;
·        J. D. Barrow – J. K. Webb, Costanti incostanti. I meccanismi della natura cambiano nel tempo ?, 58-65, 444, Le Scienze, 8/2005;
·        A. Zaheer- G. Bell, Benefiting from network position: Firm capitabilities, structural holes and performance, Strategic Management Journal, 26, 809-825,2005.

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