Ccbe: l’Unione europea deve garantire il rispetto del segreto professionale avvocato-assistito in tutti gli Stati membri

Ccbe: l’Unione europea deve garantire il rispetto del segreto professionale avvocato-assistito in tutti gli Stati membri

Redazione

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È necessario che l’Unione europea persegua con tutti i mezzi, tecnologici e normativi, l’obiettivo di difendere la riservatezza delle comunicazioni avvocato-cliente, pena il venir meno della fiducia dei suoi cittadini nella «rule of law», nello stato di diritto.

Il richiamo alle istituzioni europee, affinché proteggano il diritto alla privacy dei propri cittadini, e anche la riservatezza delle comunicazioni tra avvocati e assistiti, proviene dal Ccbe, la rappresentanza a Bruxelles degli Ordini forensi d’Europa dall’Unione europea, dopo le denunce che si stanno susseguendo di violazioni in massa della privacy da parte dei governi occidentali, tra cui gli Stati membri dell’Unione europea.

Il Ccbe sottolinea come i più recenti report indicano che le comunicazioni protette dal segreto d’ufficio sono state prese di mira insieme a quelle private in generale. È di appena due giorni fa lo scandalo Datagate scoppiato in Francia dopo la denuncia di Le Monde sull’intercettazione di circa 70 milioni di comunicazioni. Lo stesso Ccbe stigmatizza come il segreto professionale sia un valore fondamentale della professione di avvocato ed una garanzia di fiducia per i cittadini che agli avvocati si rivolgono, per cui è inevitabile il rischio che la conseguenza dell’indebolimento di questo aspetto della riservatezza sia l’erosione della fiducia nello Stato di diritto.

Queste preoccupazioni sono evidenziate nella Dichiarazione del Ccbe sulla sorveglianza elettronica di massa da parte di organismi di Stato, adottata lo scorso 14 ottobre. Il Ccbe rileva che l’Unione europea e i suoi Stati membri hanno omesso di spiegare e/o riparare alle accuse di violazione di diritti sanciti dalla Carta europea dei diritti dell’uomo (diritto alla vita privata; diritto alla privacy, diritto alla difesa) e dalla direttiva sulla protezione dei dati del 1995. Questo nonostante la Corte di Giustizia Ue fin dal 1982 (nel caso AM&S) avesse statuito che la riservatezza deve garantire il diritto di ogni persona di consultare un avvocato, e che la protezione contro la divulgazione di questi dati si basa sulla natura stessa della professione legale e sul suo contributo al mantenimento dello stato di diritto e al rispetto dei diritti della difesa.

Il Ccbe ricorda che senza un impegno e un cambio di marcia nella giusta direzione, è inutile ed inefficace la stessa direttiva comunitaria sul diritto di accesso ad un avvocato, appena approvata in via definitiva dal Consiglio dei Ministri Ue e ora in corso di recepimento presso gli Stati membri.
Il tema del rispetto della privacy nel trattamento dei dati sarà uno dei temi del Consiglio europeo dei prossimi giorni.

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