Cass. civ., sez. III, 21 luglio 2009, n. 16916: “Definire ‘massacratori di civili’ i partigiani di Via Rasella è diffamazione”

Cass. civ., sez. III, 21 luglio 2009, n. 16916: “Definire ‘massacratori di civili’ i partigiani di Via Rasella è diffamazione”

di Falcone Valeria

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Definire “massacratori di civili” i partigiani, che il 23 marzo del 1944 compirono l’attacco di via Rasella a Roma contro le truppe di occupazione nazista, lede la dignità e l’onore dei destinatari.
La reiterazione dell’uso del termine “massacratori” in innegabile sinergia con la parola “civili” produce l’inequivoco effetto di accostare l’atto di guerra compiuto dai partigiani all’eccidio di connazionali inermi.
 
Con sentenza del 21 luglio 2009 n. 16916, la III sezione della Cassazione civile ha accolto il ricorso della figlia di una delle partecipanti all’azione nei confronti di un quotidiano della Capitale.
I fatti. Nel commentare una decisione della Corte di cassazione penale, che definiva l’attacco della formazione di partigiani italiani al reparto armato dell’esercito nazista in via Rasella come un “legittimo atto di guerra” posto in essere da altrettanto “legittimi belligeranti”, il quotidiano pubblicava in prima pagina il titolo: “La cassazione dà la patente di eroi ai massacratori di Via Rasella” e, all’interno del quotidiano medesimo, un articolo contenente affermazioni analoghe.
Ricorreva in giudizio la figlia della donna che aveva partecipato all’azione, lamentando la grave e diffamatoria offensività delle pubblicazioni suddette e chiedendo il risarcimento del danno. Sia il Tribunale sia la Corte d’Appello rigettavano la sua domanda, ritenendo che l’articolo in questione “sia pure con un pungente titolo ad effetto” costituiva “espressione di un giudizio critico in merito ad una drammatica vicenda di sicura rilevanza per l’opinione pubblica”.
Con la sentenza in esame (21 luglio 2009 n. 16916), la Cassazione civile accoglie le doglianze della ricorrente, affermando che il giudice territoriale ha omesso del tutto di considerare “il contenuto, la valenza e (soprattutto) la portata indiscutibilmente diffamatoria del ben più pregnante titolo contenuto alla pag. 15 del quotidiano” che riportava la seguente affermazione: “La cassazione dà la patente di eroi ai massacratori dei civili di Via Rasella”.
La specificazione, infatti, che di quel “massacro” furono destinatari “i civili” – e dunque, i concittadini italiani del gruppo partigiano, non potendo essere ritenuti tali i militari dell’esercito nazista – “assume”, si legge nella sentenza, “aspetti contenutistici non equivoci né metaforici in punto di immediata evocazione non già di negativi giudizi storici, ma di vere e proprie affermazioni lesive della dignità e dell’onore dei destinatari”.
Nell’accogliere il ricorso, la Corte di cassazione civile afferma, quindi, che la reiterazione dell’uso del termine “massacratori” in innegabile sinergia con la parola “civili” produce l’inequivoco effetto di accostare l’atto di guerra compiuto dai partigiani all’eccidio di connazionali inermi.
Spetterà ora alla Corte di appello di Roma, in altra composizione, valutare la richiesta risarcitoria dell’attrice a titolo di diffamazione a mezzo stampa. 
 
 
Valeria Falcone

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