Capacità di succedere per testamento dell’amministratore di sostegno

di Alfredo Lisbino
PDF

Cass. II sez. Civ. Sent. 17 settembre 2019 n.  6079

Massima[1]

E’ valido il testamento redatto dal de cuius se, al momento della redazione della scheda testamentaria contestata, questi viene ritenuto capace di autodeterminarsi. Lo stato di incapacità naturale, rilevante ai sensi dell’art. 591 c.c., deve essere provato in modo rigoroso e con specifico riferimento temporale all’atto di redazione del testamento, e non può essere sbrigativamente desunto su mera base congetturale dal quadro d’insieme della vita del testatore come un portato dell’asserita costante e irrimediabile instabilità di quest’ultimo.  

La sentenza in esame affronta la problematica relativa alla capacità di succedere per testamento dell’amministratore di sostegno che non abbia rapporti di parentela con il beneficiario entro il quarto grado di parentela, risolvendo i dubbi derivanti dal rinvio delle norme dettate in tema di amministrazione di sostegno alla disciplina dell’interdizione e inabilitazione.

A tal proposito occorre seppur in sintesi, non essendo qui la sede per approfondire l’argomento, accennare agli istituti di tutela previsti dal nostro ordinamento per i soggetti inidonei alla cura dei propri interessi.

Amministrazione di sostegno, interdizione e inabilitazione.

L’istituto dell’amministrazione di sostegno è stato introdotto dalla legge 9 gennaio 2004, n. 6, che ha introdotto nel c.c. gli artt. 404- 413. L’art. 1 della legge menzionata stabilisce che: la presente legge ha finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente.

Dalla lettura del primo articolo si evince dunque l’intento del legislatore, ovvero quello di introdurre una misura di tutela capace di adattarsi alle esigenze del soggetto da tutelare. In altri termini, l’amministrazione di sostegno funge da vestito su misura che il giudice ritaglia, con il decreto di nomina, in base alle esigenze di tutela del beneficiario.

Infatti, tendenzialmente, il beneficiario è, e rimane, un soggetto capace di agire, ma il giudice può incidere su tale capacità limitandola nel compimento di determinati atti o negozi giuridici (amministrazione di sostegno c.d. rappresentativa), o affiancando ad essa l’assistenza dell’amministratore di sostegno nel compimento dei medesimi atti (amministrazione di sostegno c.d. assistenziale).

Dunque, il giudice deve stabilire espressamente nel decreto di nomina, gli atti che l’amministratore di sostegno può compiere in nome e per conto del beneficiario, e gli atti che invece il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno.

Tali precisazioni devono essere analiticamente previste nel decreto di nomina ai sensi dell’art. 405 c.c. e l’importanza di tale indicazione si evince anche e soprattutto dall’art. 409 c.c. che stabilisce che “il beneficiario conserva la piena capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno”.

In altri termini, se per il compimento di un atto o di un negozio giuridico il decreto di nomina non prevede né la rappresentanza esclusiva né l’assistenza necessaria, il beneficiario di amministrazione di sostegno può compierlo personalmente essendo pienamente capace di agire.

Di recente anche una recente pronuncia della Corte Cost. sentenza 7 marzo 2017 n. 114 che relativamente al compimento di una donazione da parte di un beneficiario di amministrazione di sostegno ha dichiarato manifestamene infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 774 primo comma primo periodo c.c. in riferimento agli artt. 2 e 3 cost. nella parte in cui non prevede che siano consentite, nelle forme abilitative richieste, le donazioni da parte dei beneficiari di amministrazione di sostegno. Infatti la Corte Cost. sostiene che il beneficiario di amministrazione di sostegno è pienamente capace di donare se nel decreto di nomina non è espressamente  escluso il compimento dell’atto di donazione, e ciò deve ritenersi in linea con la finalità dell’istituto dell’amministrazione di sostegno come espressamente indicato dall’art. 1 della legge 6/2004.

Dunque, è evidente la differenza dell’istituto in esame rispetto alle diverse misure di tutela dell’interdizione e dell’inabilitazione, disciplinati dagli artt. 414 e ss. così come novellati dalla legge n. 6/2004 sopra citata. Infatti per l’applicazione di  questi ultimi istituti è necessario che l’infermità fisica e/o mentale, secondo dottrina e giurisprudenza costante, deve presentare i caratteri della “gravità” e deve essere permanente, pertanto “non possono essere pronunciate in presenza di malattie psichiche, pure se persistenti nel tempo, che comportino episodi di squilibrio, e quindi di compromissione di quella capacità, solo momentanei, fra lunghi periodi di equilibrio, senza che possa spiegare in proposito rilevanza il  mero pericolo di ricadute”. [2]

Queste differenze tra gli istituti citati vengono ribaditi anche dalla sentenza in esame la quale, richiamando orientamento consolidato della Corte, alla quale i giudici capitolini ritengono di aderire, “ha escluso la possibilità di configurare l’istituto dell’amministrazione di sostegno come un quid minus rispetto ai preesistenti istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione. […] Rispetto ai predetti istituti, l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso e meno intenso grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi […] ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa”.

Individuata dunque il diverso ambito applicativo degli istituti citati e la diversa ratio che ne sottende, occorre soffermarsi sull’art. 411 c.c. che indica le norme applicabili all’amministrazione di sostegno, ed in particolare per quanto oggetto della sentenza in esame, al comma 2° del medesimo articolo che stabilisce: “All’amministrazione di sostegno si applicano altresì in quanto compatibili le disposizioni degli articoli 596, 599 e 779 “.

La norma fa un rinvio alle norme sull’incapacità ( a rivevere per testamento) del tutore e del protutore (art. 596),  persone interposte ( art. 599) e della donazione a favore del tutore e del protutore ( art. 779).

Alla base delle norme citate può essere ricercata una medesima ratio, ovvero quella di tutelare il soggetto sottoposto a misure di protezione rispetto al tutore o al protutore nei cui confronti il beneficiario si trova in una posizione di “soggezione” ( come confermato dalla circostanza che tale divieto viene meno nel caso in cui la diposizione a favore dei predetti soggetti sia fatta dopo l’approvazione del conto o sia estinta l’azione per il rendimento del conto medesimo, cfr. a contrario all’art. 596, 1 comma c.c.).

Identica, inoltre, è anche la sanzione, ovvero nullità assoluta, la quale pertanto può essere fatta valere in ogni tempo da chiunque vi abbia interesse e può essere anche rilevata d’ufficio dal giudice ( 1420 c.c.).

Tuttavia, occorre rilevare che l’applicazione delle norme citate ai vari istituti di protezione non può non tener conto delle rispettive finalità e della ratio sottesa all’applicazione degli stessi.

Ciò si evince chiaramente, come fa notare la sentenza in esame, dal 2 comma dell’art. 411 c.c. nella parte in cui ritiene tali norme applicabili all’amministrazione di sostegno << in quanto compatibili >>, “il che esclude che si possa ritenere l’automatica estensione anche all’amministrazione di sostegno di tutte le prescrizioni contenute nelle norme oggetto del rinvio inclusa quella relativa all’incapacità di succedere all’assistito”.[3]

La Corte inoltre precisa che i suddetti divieti se devono sicuramente ritenersi applicabili, nei limiti della compatibilità, all’amministrazione di sostegno c.d. mista o sostitutiva, che presenta caratteristica affini all’istituto della tutela, non possono ritenersi applicabili all’amministrazione di sostegno c.d. assistenziale, che presenta caratteristiche simili all’istituto della curatela, “in relazione alla quale l’ordinamento non prevede i divieti di ricevere per  testamento e donazione”.[4]

Constatato ciò, il beneficiario di amministrazione di sostegno c.d. assistenziale,  dunque, oltre ad essere pienamente capace di disporre per testamento, in assenza è bene precisarlo, di limitazioni nel decreto di nomina, può altresì beneficiare per testamento il proprio amministratore di sostegno indipendentemente dalla sussistenza o meno di rapporti di parentela tra i medesimi soggetti, non essendo applicabile a tale istituto non solo i predetti divieti ma neanche il 3° comma dell’art. 411 c.c.

Infatti quest’ultima norma prevede la validità delle disposizioni testamentarie e le convenzioni  in favore dell’amministratore di sostegno che sia parente entro il quarto grado del beneficiario […] ma tale disposizione deve ritenersi applicabile e riferita alla sola amministrazione di sostegno c.d. sostitutiva, e non all’amministrazione di sostegno c.d. assistenziale.

Ed ancora, con riferimento specifico all’amministrazione di sostegno c.d. mista o sostitutiva, è errato sostenere che dalla mancata previsione nell’art. 411, 3° comma c.c. della validità delle disposizioni in favore dell’amministratore di sostegno che abbia rapporti di parentela con il beneficiario di amministrazione di sostegno oltre il quarto grado, possa farsi discendere la previsione di ulteriori divieti, che in funzione del contesto generale in cui l‘ art. 411 c.c. è inserito, non è previsto dalla legge.

Volume consigliato

Le prove nel processo civile

Le prove nel processo civile

L’opera affronta i singoli mezzi di prova, tipici e atipici, analizzandone caratteristiche e valore, al fine di guidare il professionista nella scelta più corretta per sostenere la propria linea difensiva.

La peculiarità del volume consiste nella trattazione della prova in relazione ai singoli tipi di procedimento: oltre alle prove nell’ambito del rito ordinario, gli Autori affrontano la tematica in relazione, fra gli altri, al procedimento di separazione, al procedimento monitorio e a quello cautelare.

La trattazione si sviluppa basandosi sul dato normativo e sulle recenti pronunce giurisprudenziali relative all’utilizzo nonché alla portata probatoria dei singoli mezzi di prova, aiutando in tal modo l’operatore ad orientare il proprio lavoro, confrontandosi con casi pratici.

a cura di Gianluca Morretta
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, con particolare esperienza nel contenzioso civile e commerciale. È esperto nella tutela della proprietà industriale e intellettuale.
Maria Teresa Bartalena
Avvocato, si occupa di diritto civile e svolge la propria attività prevalentemente nel settore banking and finance.
Nicola Berardi 
Avvocato, opera nel settore del diritto commerciale, con particolare riferimento al diritto della proprietà industriale e delle nuove tecnologie.
Alberto Caveri
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, si occupa di contenzioso ordinario e arbitrale per conto di enti pubblici e primarie società.
Ludovica Ceretto
Avvocato, svolge la propria attività nei settori del commercio elettronico, del trattamento dei dati personali, del diritto della comunicazione e della pubblicità, dei servizi online e del diritto d’autore.
Antonio Faruzzi 
Avvocato, opera nel settore del diritto commerciale, occupandosi in particolare di operazioni straordinarie di fusione ed acquisizione e di contenziosi civili.
Beatrice Galvan
Avvocato, si occupa di diritto civile, con particolare esperienza nel contenzioso civile e nel diritto commerciale e societario.
Paolo Grandi
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, esperto di contenzioso commerciale e societario. Assiste primarie aziende del comparto manifatturiero e metalmeccanico, del settore della moda, dell’automotive e della ristorazione.
Enrico Lambiase 
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, si occupa prevalentemente di contenzioso nell’ambito del diritto civile, oltre che di diritto di famiglia e delle successioni.
Marco Lauletta
Avvocato, opera principalmente nel settore del diritto bancario, della contrattualistica commerciale nazionale ed internazionale, del diritto dell’ambiente e dell’energia.
Giovanna Maggia
Avvocato, esperta di diritto commerciale in riferimento alla tutela della proprietà intellettuale e al settore del commercio elettronico e della protezione dei dati personali.
Luca Magistretti 
Avvocato, si occupa di contenzioso in materia societaria e assicurativa, di responsabilità civile professionale e da prodotto, di procedure concorsuali e di regolamentazione assicurativa.
Daniele Merighetti 
Avvocato, svolge prevalentemente attività di assistenza nell’ambito del diritto civile, con particolare riferimento alla responsabilità contrattuale, alle locazioni ed alla tutela del consumatore.
Massimo Moraglio 
Avvocato, si occupa prevalentemente di contenzioso civile, avendo maturato una particolare esperienza in ambito bancario e nei procedimenti di esecuzione immobiliare.
Maria Grazia Passerini 
Avvocato, si occupa prevalentemente di diritto civile, avendo maturato una particolare esperienza nella gestione delle controversie di natura famigliare.
Cristiano Principe 
Avvocato, si occupa prevalentemente di diritto civile e, in particolare, di responsabilità civile, diritto commerciale e societario. È autore di pubblicazioni su condominio e locazioni.
Serena Sibona
Dottoressa, laureata nel 2017 presso l’Università di Torino, ha maturato esperienze accademiche all’estero. Da gennaio 2018 si dedica prevalentemente al diritto commerciale e al trattamento dei dati personali.
Caterina Sola 
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, da oltre 25 anni svolge la propria attività nell’ambito del contenzioso civile, avendo maturato particolare esperienza soprattutto nei procedimenti cautelari ed esecutivi.
Stefania Tiengo 
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, si occupa principalmente di contenzioso civile e di assistenza alle imprese nell’ambito della contrattualistica, soprattutto nel settore immobiliare e delle locazioni.
Monica Togliatto 
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, dottoressa di ricerca in diritto civile presso l’Università degli Studi di Torino. Si occupa di diritto della pubblicità, proprietà intellettuale ed industriale, diritto dei consumatori.
Margherita Vialardi 
Avvocato, si occupa prevalentemente di contenzioso civile ordinario e arbitrale, con particolare esperienza nel settore della responsabilità professionale.
Matteo Visigalli 
Avvocato, si occupa di diritto civile prestando assistenza giudiziaria, ordinaria e arbitrale, con particolare specializzazione nel contenzioso commerciale e societario.

Leggi descrizione
Maria Teresa Bartalena, Nicola Berardi, Alberto Caveri, Ludovica Ceretto, Antonio Faruzzi, Beatrice Galvan, Paolo Grandi, Enrico Lambiase, Marco Lauletta, Giovanna Maggia, Luca Magistretti, Daniele Merighetti, Massimo Moraglio, Gianluca Morretta, Maria Gr, 2020, Maggioli Editore
32.00 € 30.40 €

Note

[1] Massima estratta dal sito DeJure, a cura di Katia Mascia – Avvocato Cassazionista.

[2] Cass. 20 novembre 1985, n. 5709 in Giur. It., 1987, 1114 ( con nota di f. D’INNELLA, Interdizione e inabilitazione: loro attuale significato e prospettive di riforma per una protezione globale dell’incapace)

[3] Cass. sez. II Civ. sent. 17 settembre 2019 n. 6079.

[4] Vedi nota precedente

Diventa autore di Diritto.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it

  • Rimani aggiornato sulle novità del mondo del diritto
  • Leggi i commenti alle ultime sentenze in materia civile, penale, amministrativo
  • Acquista con lo sconto le novità editoriali – ebook, libri e corsi di formazione

Rimani sempre aggiornato iscrivendoti alle nostre newsletter!

Iscriviti alla newsletter di Diritto.it e