Can Bono save the world?

Can Bono save the world?

Martello Stefano

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Pu? Bono salvare il mondo? ? questa la strana domanda che Time poneva ai propri lettori nel marzo del 2002. Strana perch? in fondo stiamo parlando del frontman di uno dei gruppi musicali pi? famosi e longevi del pianeta ? gli U2 ? e non di un capo di stato o politico di professione. Una domanda strana, insomma, sia per la sostanza sia per lo stesso contenitore che la ospitava.

A distanza di soli tre anni, per?, quella stessa domanda ? divenuta attuale e quanto mai densa di significato; lo stesso Bono ? oltre a sfornare due album di ottima riuscita commerciale con gli U2 ? si ? impegnato attivamente in diverse campagne rivolte all?Africa divenendo ambasciatore del DATA (Debts, Aids and Trade for Africa), parlando con il Presidente degli Stati Uniti Bush e, recentemente, al Congresso del partito laburista tenutosi a Brighton nel settembre 2004.

Lo stesso Bono ha poi dato alle stampe un libro ? Bono on Bono, Sperling & Kupfer, 2005 ? frutto di un dialogo durato anni con il giornalista musicale Michka Assayas all?interno del quale si trova gran parte del Bono pensiero in merito ai diversi temi in cui ? coinvolto.

? proprio il libro che ha dato lo spunto allo scritto, partendo da alcune considerazioni che riguardano essenzialmente il concetto di partecipazione politica unitamente al ruolo delle istituzioni.

? in atto, oramai da tempo e a livello internazionale, un processo di scollegamento tra le istanze delle varie cittadinanze coinvolte e le Istituzioni; tale processo ha raggiunto l?apice in occasione della guerra in Irak, tanto che parte della cittadinanza europea ed americana ha manifestato il proprio dissenso in numerose manifestazioni. Il tutto a discapito di problematiche quanto mai attuali e, nel contempo, dimenticate nell?agenda degli impegni.

La situazione dell?Africa ? per quanto riguarda la disastrosa situazione economica ma anche la tremenda situazione sanitaria ? ? una ? forse ? la ? delle problematiche pi? importanti la cui risoluzione, ? bene dirlo, non coinvolge solo la popolazione locale bens? tutti noi.

Ma il problema ? o meglio il paradosso ? ? che tale problematica sia stata ?ripresa? in esame non grazie ad un intervento delle istituzioni internazionali bens? grazie alla volont? di personaggi ? Bono, Bob Geldof ? che con le istituzioni non c?entrano molto. Come interpretare tale dato?

Da una parte ci sono coloro che interpretano tale situazione come un provvisorio fuoco di paglia che potr? portare risultati solo a breve termine e solo con la ?benedizione della telecamera?; questi pensano che i concerti, le pressioni, i risultati non siano altro che un mero esempio di comunicazione politica, ottimale per una elezione imminente e nel contempo di difficile attuazione nel lungo periodo. In tale ottica anche la partecipazione di rock star riconosciute nel mondo intero ? assolutamente inutile, buona per qualche fotografia ufficiale. Ma niente di pi?. Anzi, complice di un processo che esalta l?immagine a danno della sostanza.

Non a caso lo stesso Bono ? stato duramente criticato per una fotografia del 2002 che lo vede accanto al Presidente degli Stati Uniti Bush mentre fa il segno della pace.

Dall?altra parte ci sono i fautori di iniziative di questo genere; gli stessi sono consapevoli dei pericoli legati a tali iniziative ma sono anche concentrati sul risultato finale. Sfruttano in maniera assolutamente consapevole i vantaggi derivanti da un singolo o da un album, dal carisma esercitato su milioni di giovani e meno giovani per attuare una chiara strategia di responsabilizzazione delle istituzioni di fronte a problematiche smarrite nel cassetto.

D?altronde la musica ? soprattutto negli anni 80 del secolo scorso ? ha esercitato una chiara azione di sensibilizzazione di fronte a specifiche tematiche: basti ricordare i primi album degli U2 o la bellissima Mandela day dei Simple Minds.

Tanto per tornare all?esempio della foto di Bono con il Presidente Bush, lo stesso Bono ha offerto una spiegazione assolutamente chiara: ?mi sono fatto fotografare con Bush perch? stava per sborsare dieci miliardi di dollari in tre anni con una clamorosa manovra di aumento della spesa per l?assistenza ai Paesi esteri chiamata Millennium Challenge (Sfida del millennio). ? una fotografia buffa. Ero appena tornato dalla Inter ? American Bank, dove Bush aveva comunicato la sua decisione. Passando davanti alla stampa mantenni il viso serio, ma il segno della pace fu divertente. Il presidente lo trov? divertente. Con espressione grave mi sussurr?: Da qualche parte uscir? una copertina con scritto: La rock star irlandese con il tossico texano? (tratto da Bono on Bono ? Conversazioni con Michka Assayas).

Non importa il contesto, importa il risultato; importa il finanziamento, soprattutto in un momento in cui la situazione appare deteriorata a tal punto da esigere un piano d?azione immediato.

Ma ci sono altre considerazioni che ? credo ? siano parte integrante del discorso che stiamo facendo. Rischiamo, infatti, una deresponsabilizzazione in merito ad alcune problematiche da parte delle Istituzioni competenti a vantaggio di una situazione in cui settori diversi della vita civile e culturale approntano soluzioni ottimali. Il tutto con l?evidente pericolo di attenuare ancora di pi? la gi? labile credibilit? delle Istituzioni di fronte alle cittadinanze.

Bono, e con lui intendo i musicisti, gli attori o i registi, non possono rappresentare la soluzione a queste problematiche. Possono rappresentare una delle soluzioni, ma la competenza primaria spetta alle Istituzioni.

Lo stesso Bono ? riferendosi all?operazione Jubilee 2000 ? ha affermato che ?la palla mi ? capitata fra i piedi per caso, davvero, e ho visto la possibilit? di infilare il portiere. Cosa devo fare? Faccio quello che posso. ? gi? incredibile trovarsi in questa posizione? (tratto da Bono on Bono ? Conversazioni con Michka Assayas).

Posso credere nella buona fede dei vari Bush o Blair ma credo anche fermamente che farsi fotografare accanto al leader di una delle band pi? famose del pianeta possa rappresentare ? per il politico di turno ? un innegabile vantaggio, casomai per attirare quel target giovane cos? difficile da portare al voto.

Quanto sopra potrebbe far pensare che sia in totale disaccordo con tali iniziative. Non ? cos? perch? anche io ? come tanti d?altronde ? mi accorgo che oggi il risultato, almeno per alcune problematiche, ? pi? urgente rispetto alla predisposizione di linee d?azione totalmente ?bianche?. Mi accorgo che quel grigio che Bono descrive con ironia tutta irlandese permea in gran parte il mio lavoro ed il mio pensiero. E la soluzione infatti ? grigia.

Non si vuole allontanare da queste problematiche certi settori della vita civile; sarebbe come dire che la partecipazione ? a qualsiasi livello ? ? inutile e dannosa. Si vuole invece creare una linea d?azione che non sia solo unidirezionale (il personaggio che si rivolge al politico per risolvere un problema) bens? bidirezionale: il personaggio che si rivolge al politico, ma anche il politico che si rivolge al personaggio.

In tal senso avremmo ? in termini di risultati ? un maggiore coinvolgimento, una maggiore credibilit? ed una maggiore possibilit? di successo.

Ecco, sul Time del marzo 2006 mi piacerebbe vedere scritto ? sopra una foto che ritrae tutti i potenti del mondo con Bono in seconda fila ? ?possono questi uomini, con l?aiuto di Bono, salvare il mondo??

E poi The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen non si lamenterebbero pi? se il loro cantante ? sempre al telefono invece di essere in sala di registrazione a provare qualche nuovo pezzo!

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