Anonimato: cosa valutare nelle carte prepagate

Redazione 02/04/15
Scarica PDF Stampa

Il segreto bancario è tramontato definitivamente in Europa, con la Svizzera che per prima ha deciso di firmare una serie di accordi destinati a semplificare la trasmissione dei dati dei clienti delle banche a richiesta del Paese interessato (compresi gli Usa), per poi condurre a una comunicazione “automatica” (che coinvolgerà tutti gli altri membri Ue) a partire dal 2018.

La sensazione che di “veramente” privato sulle faccende economiche non ci sia praticamente più nulla sta spingendo molte persone a voler trovare delle situazioni alternative per poter gestire con più tranquillità la sfera dei pagamenti, dal momento che le interazioni tra redditometro e spesometro, con quelle dell’anagrafe tributaria, e ogni altro dato acquisibile dal Fisco, non sono ancora chiare, causando un senso di disagio.

Su internet si stanno diffondendo le offerte di carte di credito “anonime”, indicate come una panacea per risolvere tutte le proprie ansie, o per recuperare quel senso di intimità che ha caratterizzato per molti anni il rapporto con i propri conti correnti. C’è però da fare molta attenzione a ciò che viene proposto, partendo da una osservazione semplice: una carta di credito si fonda sulla concessione di una linea di credito che non può essere assegnata a un ‘signor nessuno’ ma deve per forza essere intestata a qualcuno (per legge e per tutela dell’emittente). Quindi cercare una carta di credito anonima non è possibile, e si rischia di andare incontro a truffe o azioni illegali.

Molto spesso, inoltre, si parla in modo errato di carte di credito anonime riferendosi alle carte prepagate, che per loro natura sono carte di debito e non carte di credito. In più il discorso dell’anonimato ha carattere meramente semantico, in quanto sono comunque intestate al titolare, e i relativi acquisti vengono a lui ricondotti, e l’aspetto dell’anonimato, di sola facciata, è dovuto alla mancanza di collegamento con un conto corrente (anche i dati di queste forme di pagamento vengono comunicati all’anagrafe tributaria).

L’unica situazione di parziale anonimato viene garantito dalle carte prepagate al portatore, che hanno ovviamente massimali di plafond e ricarica molto bassi (per il primo massimo 999 euro e per il secondo fino a un massimo di 2500 euro annuali), mentre per avere qualche cosa in più bisogna passare ad una regolare registrazione, autenticazione e titolarità della carta stessa.

Redazione

Scrivi un commento

Accedi per poter inserire un commento