Correttivo Testo Unico Finanza (TUF): il Governo adegua il rating ESG al regolamento UE

Il Consiglio dei Ministri approva lo schema di decreto che adegua il TUF al regolamento UE sui rating ESG e attribuisce poteri alla Consob.

Redazione 11/06/26
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Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo volto ad adeguare il Testo unico della finanza alle disposizioni del regolamento UE 2024/3005 in materia di rating ambientale, sociale e di governance. Il provvedimento contiene anche disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 27 marzo 2026, n. 47, oltre a modifiche di coordinamento al Codice civile e allo stesso TUF.
L’intervento si inserisce nel più ampio processo europeo di rafforzamento della trasparenza nel mercato della finanza sostenibile. I rating ESG incidono infatti sulle scelte degli investitori, sulle strategie degli emittenti e sulla reputazione degli operatori economici. Per questa ragione, il legislatore europeo ha introdotto requisiti specifici per i fornitori di tali servizi, con l’obiettivo di accrescere affidabilità, integrità e comparabilità delle valutazioni. In materia abbiamo pubblicato il Master in Compliance Management

Indice

1. Rating ESG: perché servono nuove regole


I rating ESG rappresentano valutazioni relative alla sostenibilità ambientale, sociale e di governance di imprese, strumenti finanziari o soggetti economici. Negli ultimi anni hanno assunto un ruolo centrale nella finanza sostenibile, orientando decisioni di investimento, allocazione del capitale e politiche di engagement.
La loro crescente importanza ha però evidenziato alcune criticità: differenze metodologiche significative tra provider, insufficiente trasparenza sui criteri utilizzati, possibili conflitti di interesse e rischio di greenwashing. Una stessa impresa può ricevere giudizi molto diversi a seconda del modello adottato dal fornitore del rating, con effetti rilevanti per mercato, investitori e operatori.
Il regolamento UE 2024/3005 mira proprio a ridurre queste asimmetrie informative. Non impone una metodologia unica di valutazione, ma pretende che i fornitori rendano più chiari criteri, fonti, processi decisionali e assetti organizzativi.

2. L’adeguamento del TUF e il ruolo della Consob


Lo schema di decreto legislativo approvato dal Governo individua la Consob quale autorità nazionale competente per l’esercizio delle funzioni e dei poteri previsti dal regolamento europeo. La scelta appare coerente con la natura finanziaria della materia e con le competenze già attribuite all’Autorità in materia di mercati, emittenti, intermediari e tutela degli investitori.
L’adeguamento del TUF serve a raccordare il nuovo quadro europeo con l’ordinamento interno, assicurando che i poteri di vigilanza e intervento possano essere esercitati in modo efficace. Il regolamento UE attribuisce comunque un ruolo centrale all’ESMA, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, chiamata a vigilare sui fornitori di rating ESG.
In questo assetto, la Consob opera come presidio nazionale di competenza, raccordo e applicazione, mentre l’ESMA mantiene la funzione di autorità europea di riferimento. Il decreto provvede quindi a inserire nel sistema italiano le norme necessarie a rendere operativa la disciplina unionale.

3. Autorizzazione, trasparenza e conflitti di interesse


Uno dei punti centrali del regolamento riguarda l’autorizzazione dei fornitori di rating ESG. L’obiettivo è evitare che valutazioni potenzialmente influenti sul mercato siano prodotte da soggetti privi di requisiti organizzativi adeguati o non sottoposti a controlli proporzionati.
La disciplina europea introduce obblighi di trasparenza sulle metodologie utilizzate, sulle fonti informative, sui criteri di ponderazione e sulle eventuali modifiche dei modelli. Ciò non significa sindacare il merito di ogni giudizio ESG, ma rendere comprensibile il processo che conduce alla valutazione.
Particolare attenzione è riservata alla prevenzione dei conflitti di interesse. I fornitori di rating devono adottare presidi organizzativi idonei a evitare che attività ulteriori, rapporti commerciali o servizi accessori possano compromettere indipendenza e affidabilità delle valutazioni.

4. Le correzioni al d.lgs. n. 47/2026 e il coordinamento normativo


Il decreto approvato in esame preliminare non si limita all’adeguamento al regolamento sui rating ESG. Esso contiene anche disposizioni integrative e correttive al d.lgs. n. 47/2026, nonché modifiche al Codice civile e al Testo unico della finanza.
Si tratta, secondo quanto indicato nel comunicato governativo, di interventi di coordinamento, aggiornamento e correzione di errori materiali, rinvii interni e refusi. Questo profilo ha una rilevanza pratica non trascurabile: in materie tecniche come il diritto dei mercati finanziari, la chiarezza dei rinvii e la coerenza sistematica delle norme sono condizioni essenziali per l’applicazione corretta da parte degli operatori.
L’intervento mira dunque a rendere più leggibile e funzionale il quadro normativo risultante dalle recenti modifiche, evitando incertezze interpretative e disallineamenti tra fonti nazionali ed europee.

5. Verso una finanza sostenibile più verificabile


La riforma si colloca in una fase in cui la sostenibilità non è più soltanto una dichiarazione reputazionale, ma un fattore rilevante per l’accesso al capitale, la valutazione del rischio e la responsabilità degli operatori. Regolare i rating ESG significa rafforzare la fiducia degli investitori e ridurre il rischio che il mercato della finanza sostenibile sia compromesso da informazioni opache o non comparabili.
L’adeguamento del TUF al regolamento UE 2024/3005 rappresenta quindi un tassello tecnico ma strategico: non crea una disciplina nazionale parallela, bensì rende operativo in Italia il nuovo sistema europeo di trasparenza, vigilanza e integrità dei rating ESG.

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