Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo volto ad adeguare il Testo unico della finanza alle disposizioni del regolamento UE 2024/3005 in materia di rating ambientale, sociale e di governance. Il provvedimento contiene anche disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 27 marzo 2026, n. 47, oltre a modifiche di coordinamento al Codice civile e allo stesso TUF.
L’intervento si inserisce nel più ampio processo europeo di rafforzamento della trasparenza nel mercato della finanza sostenibile. I rating ESG incidono infatti sulle scelte degli investitori, sulle strategie degli emittenti e sulla reputazione degli operatori economici. Per questa ragione, il legislatore europeo ha introdotto requisiti specifici per i fornitori di tali servizi, con l’obiettivo di accrescere affidabilità, integrità e comparabilità delle valutazioni. In materia abbiamo pubblicato il Master in Compliance Management
Indice
- 1. Rating ESG: perché servono nuove regole
- 2. L’adeguamento del TUF e il ruolo della Consob
- 3. Autorizzazione, trasparenza e conflitti di interesse
- 4. Le correzioni al d.lgs. n. 47/2026 e il coordinamento normativo
- 5. Verso una finanza sostenibile più verificabile
- Formazione per professionisti
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1. Rating ESG: perché servono nuove regole
I rating ESG rappresentano valutazioni relative alla sostenibilità ambientale, sociale e di governance di imprese, strumenti finanziari o soggetti economici. Negli ultimi anni hanno assunto un ruolo centrale nella finanza sostenibile, orientando decisioni di investimento, allocazione del capitale e politiche di engagement.
La loro crescente importanza ha però evidenziato alcune criticità: differenze metodologiche significative tra provider, insufficiente trasparenza sui criteri utilizzati, possibili conflitti di interesse e rischio di greenwashing. Una stessa impresa può ricevere giudizi molto diversi a seconda del modello adottato dal fornitore del rating, con effetti rilevanti per mercato, investitori e operatori.
Il regolamento UE 2024/3005 mira proprio a ridurre queste asimmetrie informative. Non impone una metodologia unica di valutazione, ma pretende che i fornitori rendano più chiari criteri, fonti, processi decisionali e assetti organizzativi.
2. L’adeguamento del TUF e il ruolo della Consob
Lo schema di decreto legislativo approvato dal Governo individua la Consob quale autorità nazionale competente per l’esercizio delle funzioni e dei poteri previsti dal regolamento europeo. La scelta appare coerente con la natura finanziaria della materia e con le competenze già attribuite all’Autorità in materia di mercati, emittenti, intermediari e tutela degli investitori.
L’adeguamento del TUF serve a raccordare il nuovo quadro europeo con l’ordinamento interno, assicurando che i poteri di vigilanza e intervento possano essere esercitati in modo efficace. Il regolamento UE attribuisce comunque un ruolo centrale all’ESMA, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, chiamata a vigilare sui fornitori di rating ESG.
In questo assetto, la Consob opera come presidio nazionale di competenza, raccordo e applicazione, mentre l’ESMA mantiene la funzione di autorità europea di riferimento. Il decreto provvede quindi a inserire nel sistema italiano le norme necessarie a rendere operativa la disciplina unionale.
3. Autorizzazione, trasparenza e conflitti di interesse
Uno dei punti centrali del regolamento riguarda l’autorizzazione dei fornitori di rating ESG. L’obiettivo è evitare che valutazioni potenzialmente influenti sul mercato siano prodotte da soggetti privi di requisiti organizzativi adeguati o non sottoposti a controlli proporzionati.
La disciplina europea introduce obblighi di trasparenza sulle metodologie utilizzate, sulle fonti informative, sui criteri di ponderazione e sulle eventuali modifiche dei modelli. Ciò non significa sindacare il merito di ogni giudizio ESG, ma rendere comprensibile il processo che conduce alla valutazione.
Particolare attenzione è riservata alla prevenzione dei conflitti di interesse. I fornitori di rating devono adottare presidi organizzativi idonei a evitare che attività ulteriori, rapporti commerciali o servizi accessori possano compromettere indipendenza e affidabilità delle valutazioni.
4. Le correzioni al d.lgs. n. 47/2026 e il coordinamento normativo
Il decreto approvato in esame preliminare non si limita all’adeguamento al regolamento sui rating ESG. Esso contiene anche disposizioni integrative e correttive al d.lgs. n. 47/2026, nonché modifiche al Codice civile e al Testo unico della finanza.
Si tratta, secondo quanto indicato nel comunicato governativo, di interventi di coordinamento, aggiornamento e correzione di errori materiali, rinvii interni e refusi. Questo profilo ha una rilevanza pratica non trascurabile: in materie tecniche come il diritto dei mercati finanziari, la chiarezza dei rinvii e la coerenza sistematica delle norme sono condizioni essenziali per l’applicazione corretta da parte degli operatori.
L’intervento mira dunque a rendere più leggibile e funzionale il quadro normativo risultante dalle recenti modifiche, evitando incertezze interpretative e disallineamenti tra fonti nazionali ed europee.
5. Verso una finanza sostenibile più verificabile
La riforma si colloca in una fase in cui la sostenibilità non è più soltanto una dichiarazione reputazionale, ma un fattore rilevante per l’accesso al capitale, la valutazione del rischio e la responsabilità degli operatori. Regolare i rating ESG significa rafforzare la fiducia degli investitori e ridurre il rischio che il mercato della finanza sostenibile sia compromesso da informazioni opache o non comparabili.
L’adeguamento del TUF al regolamento UE 2024/3005 rappresenta quindi un tassello tecnico ma strategico: non crea una disciplina nazionale parallela, bensì rende operativo in Italia il nuovo sistema europeo di trasparenza, vigilanza e integrità dei rating ESG.
Formazione per professionisti
Master in Compliance Management
Il Master in Compliance Management è un percorso di formazione specialistica della durata di 27 ore, pensato per offrire una visione chiara, aggiornata e completa delle principali aree della compliance aziendale. Il focus è sugli strumenti, gli obblighi e le responsabilità che imprese e professionisti devono conoscere e applicare per garantire la conformità e l’efficacia dei modelli organizzativi.
Grazie all’esperienza dei docenti e all’analisi di casi concreti, il Master si distingue per un taglio pratico e operativo che consentirà ai partecipanti di acquisire competenze e strumenti utili per gestire la compliance integrata in diversi contesti aziendali.
Il programma copre i principali ambiti della compliance: dalla governance aziendale alla responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001), dalla protezione dei dati personali e privacy alla gestione delle segnalazioni whistleblowing, dalla sostenibilità ESG e i nuovi obblighi europei e italiani alla regolamentazione sull’intelligenza artificiale (AI Act, Legge 132/2025 e successive attuazioni), fino alla cybersecurity (NIS 2) e alla gestione integrata del rischio.
Obiettivi formativi
Al termine del Master, i partecipanti saranno in grado di:
• Analizzare e impostare un sistema di compliance integrata efficace
• Conoscere i ruoli e le responsabilità previsti in materia di privacy e protezione dati
• Redigere o aggiornare un Modello Organizzativo 231/2001
• Identificare gli impatti etici, legali e organizzativi dell’AI Act e Legge 132/2025 per un uso conforme dell’AI
• Applicare e integrare i nuovi obblighi ESG (CSRD, CSDDD, ESRS) nei processi aziendali
• Gestire segnalazioni whistleblowing nel rispetto di tutele e privacy
• Valutare le implicazioni operative di regolamenti e direttive UE in materia di cybersicurezza (NIS 2)
• Applicare metodi di valutazione del rischio in chiave integrata e risk-based
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