Avvocati cassazionisti 2026: bando ufficiale, requisiti e prove del concorso

Pubblicato il bando per cassazionisti 2026: requisiti, prove scritte e orali, scadenze e modalità di partecipazione.

Lorena Papini 26/03/26
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Il Ministero della Giustizia ha pubblicato il bando per l’esame di abilitazione all’iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio davanti alla Corte di cassazione e alle altre giurisdizioni superiori, sessione 2026. Si tratta di un passaggio fondamentale per gli avvocati che intendono accedere al livello più alto della professione forense. Vediamo insieme requisiti, modalità di selezione e tempistiche precise per partecipare. Per la preparazione consigliamo il volume “Il ricorso per cassazione e il giudizio di legittimità – Prime applicazioni dopo la riforma Cartabia e il decreto correttivo”, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.

Indice

1. Un passo decisivo nella carriera forense


Diventare cassazionista rappresenta uno dei traguardi più prestigiosi per un avvocato. L’iscrizione all’albo speciale consente infatti di patrocinare davanti alla Corte di cassazione e alle giurisdizioni superiori, ambiti riservati a professionisti altamente qualificati.
Il bando 2026 conferma la struttura tradizionale dell’esame, ma ribadisce anche l’importanza di una preparazione approfondita, sia teorica che pratica. L’accesso non è aperto a tutti: è necessario dimostrare un’esperienza significativa e continuativa nella professione. Per la preparazione consigliamo il volume “Il ricorso per cassazione e il giudizio di legittimità – Prime applicazioni dopo la riforma Cartabia e il decreto correttivo”, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.

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Il ricorso per cassazione e il giudizio di legittimità

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2. Requisiti: chi può partecipare e quali documenti servono davvero


Per essere ammessi all’esame, gli aspiranti devono trovarsi nelle condizioni richieste prima della scadenza del termine per la presentazione della domanda. In particolare, il bando prevede due possibili requisiti di accesso: essere attualmente iscritti all’albo degli avvocati e aver esercitato la professione per almeno cinque anni dinanzi ai Tribunali e alle Corti d’appello; oppure aver svolto una pratica lodevole e proficua di almeno cinque anni presso lo studio di un avvocato che eserciti abitualmente il patrocinio davanti alla Corte di cassazione.
Sul piano documentale, la domanda deve essere corredata da una serie di atti precisi. Il primo è una dichiarazione sostitutiva di certificazione dalla quale risultino l’attuale iscrizione del candidato all’albo degli avvocati, l’anzianità di iscrizione e l’esercizio della professione per almeno cinque anni, oppure per almeno un anno nei casi particolari richiamati dal bando.
A questa si aggiunge una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà resa da un avvocato cassazionista, nella quale quest’ultimo deve attestare due elementi essenziali: da un lato, di esercitare abitualmente il patrocinio davanti alla Corte di cassazione; dall’altro, che il candidato ha compiuto una pratica lodevole e proficua di almeno cinque anni relativa ai giudizi per cassazione, frequentando il suo studio. Il bando precisa inoltre che questa dichiarazione deve riportare il visto del competente Consiglio dell’Ordine forense, elemento formale decisivo ai fini della validità della documentazione.
Non basta però dimostrare i requisiti professionali. La domanda deve essere accompagnata anche dalla ricevuta del versamento della tassa di 20,66 euro per l’iscrizione agli esami e dalla ricevuta del contributo forfettario di 75 euro, da versare tramite la piattaforma PagoPA indicata nel bando. Inoltre, l’istanza deve essere presentata con marca da bollo.
Il Ministero chiarisce infine che le domande presentate senza la documentazione richiesta, oppure con documentazione incompleta o non corretta, non saranno ammesse all’esame. È quindi un passaggio da curare con estrema attenzione: più che un semplice adempimento burocratico, la fase documentale è un vero filtro preliminare di accesso alla selezione.

3. Domande e scadenze: attenzione ai tempi


Le domande di partecipazione devono essere inviate al Ministero della giustizia – Dipartimento per gli affari di giustizia – Direzione generale degli affari interni – Ufficio II – Ordini professionali e albi – via Arenula n. 70 – 00186 Roma entro il 5 giugno 2026, corredate dalla documentazione richiesta e dalla marca da bollo.
È possibile l’invio tramite raccomandata, facendo fede il timbro postale. Le candidature incomplete o tardive comportano l’esclusione automatica dal concorso, senza possibilità di integrazione successiva.
L’elenco degli ammessi sarà pubblicato prima dell’inizio delle prove, con valore di notifica ufficiale.

4. Le prove scritte: tre ricorsi da redigere


L’esame si articola in tre prove scritte, ciascuna dedicata alla redazione di un ricorso per cassazione in materia:

  • civile
  • penale
  • amministrativa

Ogni prova ha una durata di sette ore e richiede non solo conoscenze teoriche, ma anche capacità tecniche nella redazione degli atti.
I candidati potranno consultare testi e materiali autorizzati, previa verifica della commissione.

5. Prova orale: confronto su un caso concreto


Superate le prove scritte, i candidati accedono all’orale, che consiste nella discussione di un tema relativo a una controversia giudiziaria.
Durante il colloquio, il candidato deve dimostrare:

  • padronanza delle materie giuridiche
  • capacità argomentativa
  • attitudine al patrocinio nelle giurisdizioni superiori

La prova orale è pubblica e ha una durata minima di trenta minuti.

6. Valutazione finale e idoneità


Per ottenere l’idoneità, è necessario raggiungere una media di almeno sette decimi tra prove scritte e orale, senza scendere sotto i sei decimi in ciascuna prova.
Al termine, la commissione redige l’elenco degli idonei, che potranno iscriversi all’albo speciale.

7. Dove e quando si svolgono le prove


Le date delle prove scritte saranno comunicate in Gazzetta Ufficiale – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami» – n. 54 del 17 luglio 2026. L’esame orale si svolgerà a Roma, presso il Ministero della Giustizia.
Questa centralizzazione garantisce uniformità nella valutazione e nella gestione delle prove.

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