Vitalizi dei parlamentari addio, la proposta in Aula oggi
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Vitalizi dei parlamentari addio, la proposta in Aula oggi

Redazione

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Dovrebbe approdare oggi nell’Aula di Montecitorio, salvo ulteriori ritardi, la proposta di legge per tagliare i vitalizi dei parlamentari. Il ddl, presentato dal deputato del Pd Matteo Richetti, prevede l’applicazione del sistema contributivo alle pensioni di tutti i parlamentari, inclusi gli ex deputati e senatori che percepiscono ancora il vitalizio. Per avere diritto al trattamento pensionistico, i parlamentari dovranno avere esercitato il mandato per almeno 5 anni.

Non mancano, però, dubbi e polemiche riguardo i tempi di approvazione della proposta, che in alcuni punti potrebbe essere considerata incostituzionale. Vediamo allora di fare chiarezza.

 

Stop ai vitalizi anche per gli ex parlamentari

La proposta di legge Richetti, attesa in Aula alla Camera oggi o domani per il voto, propone quindi innanzitutto l’abolizione totale dei vitalizi anche per gli ex parlamentari già cessati dal mandato che percepiscono comunque gli assegni.

L’attuale legislazione in vigore dal 2012, infatti, ha abolito i vitalizi per i parlamentari neoeletti ma ha lasciato intatto il privilegio per tutti i deputati e senatori che hanno già concluso il loro mandato prima di tale anno. I parlamentari eletti sia prima che dopo il 2012, inoltre, percepiscono comunque i vitalizi maturati al 31 dicembre 2011. Secondo l’attuale sistema, i parlamentari percepiscono la pensione se compiono 4 anni, 6 mesi e 1 giorno di servizio: 950 euro al mese a partire dai 65 anni se hanno terminato una legislatura, 1.500 euro al mese dai 60 anni se ne hanno completate due.

 

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Pensione dei parlamentari, sì al sistema contributivo

La nuova proposta di legge, se verrà approvata, abolirà completamente l’istituto del vitalizio ed estenderà il sistema previdenziale contributivo dei dipendenti pubblici anche ai parlamentari. Dunque anche per gli ex deputati e senatori la pensione sarà calcolata sulla base dei contributi effettivamente versati, come per tutti gli altri cittadini italiani.

Per avere diritto alla pensione i parlamentari dovranno avere esercitato il mandato per almeno 5 anni; la prestazione potrà essere corrisposta a partire dai 65 anni di età. Non solo: con il passaggio per tutti al sistema di calcolo contributivo, l’importo delle pensioni non potrà essere superiore a quello già percepito al momento dell’entrata in vigore della legge.

Incostituzionale la gestione separata Inps?

L’attuale versione del disegno di legge presenta però alcuni problemi di difficile soluzione. Il più urgente riguarda l’istituzione di una gestione separata dell’Inps per i fondi destinati al trattamento previdenziale dei parlamentari. Per la Commissione Bilancio della Camera, tale proposta è incostituzionale e andrebbe eliminata dal ddl.

Non solo: la proposta di legge dovrebbe prevedere espressamente che la determinazione degli assegni delle Regioni avvenga sulla base del nuovo metodo contributivo e stabilire criteri precisi per la rideterminazione dell’importo del trattamento previdenziale. Senza questi cambiamenti, fanno sapere da Montecitorio, il disegno di legge è ad alto rischio ricorsi.

Pensioni più basse per tutti gli italiani?

Ma c’è un problema potenzialmente ancora più grave legato all’abolizione dei vitalizi dei parlamentari. Se il ricalcolo della pensione con il sistema contributivo, così come previsto dal disegno di legge Richetti, sarà esteso anche ai deputati e ai senatori che hanno già terminato il loro mandato, il passaggio dal retributivo al contributivo rischierebbe di dover essere successivamente applicato alle pensioni di tutti i cittadini italiani. In altre parole, tutti gli ex lavoratori che stanno già godendo di una pensione retributiva (calcolata sulla media degli ultimi anni di stipendio e quindi generalmente più alta rispetto a quella contributiva) potrebbero ritrovarsi costretti ad adeguarsi a quanto già previsto per i parlamentari e doversi quindi accontentare di una pensione più bassa.

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