Velo islamico integrale, la Corte Europea approva il divieto
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Velo islamico, la Corte Europea approva il divieto

Redazione

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Velo integrale islamico

Il velo islamico integrale può essere vietato in pubblico nel caso sia visto come una minaccia al vivere insieme e un problema per la sicurezza. Lo ha stabilito ufficialmente martedì la Corte Europea dei Diritti Umani, dichiarando legittimo il divieto imposto dal Belgio alle donne musulmane di indossare il niqab, il velo che copre interamente il volto a eccezione degli occhi. La Corte ha sentenziato che gli Stati membri che prevedono restrizioni al velo non violano il diritto al rispetto della vita privata e non commettono atti discriminatori.

Mentre anche in Italia la polemica sull’uso del velo islamico si fa sempre più accesa, vediamo i dettagli della decisione della Corte di Strasburgo.

 

Corte Europea: vietare il velo non è discriminatorio

La Corte Europea dei Diritti Umani, dunque, si schiera a favore del Belgio e respinge il ricorso di tre donne musulmane riguardo l’uso del velo integrale. I giudici hanno infatti sostenuto che il divieto di uno Stato membro di indossare il niqab in luoghi pubblici è giustificabile quando la legge mira a garantire le condizioni del vivere insieme.

Lo Stato belga ha deciso con piena autorità che la copertura integrale del volto in pubblico è incompatibile nella sua società con la comunicazione interpersonale e con tutto il complesso di relazioni umane che sono indispensabili per la vita collettiva. La norma, che pure secondo i giudici corre il rischio di contribuire agli stereotipi negativi verso i musulmani, non è discriminatoria in sé verso alcun gruppo religioso. D’altronde, la Corte ammette che in simili questioni sono gli Stati membri a essere nella posizione migliore per giudicare il contesto e le necessità sociali.

 

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Un’intrusione dello Stato nella libertà di religione?

Le tre donne musulmane che hanno fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani sostenevano invece che la legge belga rappresentasse una “sproporzionata intrusione” dello Stato nella sfera dei diritti individuali, come la libertà di espressione e religione.

In realtà la legge, introdotta a livello nazionale nel 2011 dopo che un provvedimento simile era passato in Francia nel 2010, proibisce più in generale l’uso di abiti in pubblico che nascondano l’identità di una persona. Questo soprattutto per ragioni di pubblica sicurezza. È innegabile, però, che tale divieto si applica nella vita quotidiana soprattutto alle donne islamiche che indossano il velo integrale: il niqab e il burqa, appunto.

In Italia solo divieti a livello locale

La situazione in Italia è complessa e controversa. Il tema del possibile divieto di indossare il velo integrale è stato molto dibattuto negli ultimi anni, ma a livello pratico specifici divieti sono stati introdotti solo in alcune città. A Novara, in particolare, alcune delibere prevedono delle sanzioni amministrative per chi indossa il velo in luoghi pubblici.

A livello nazionale non esiste alcuna legge specifica. L’unica norma a cui si appellano gli oppositori del velo integrale islamico è la Legge del 22 maggio 1975, n. 152, che impone il divieto di indossare passamontagna o caschi integrali che coprano il volto “senza giustificato motivo”. Ma il Consiglio di Stato nel 2008 ha stabilito che la religione e la cultura di appartenenza rappresentano un motivo giustificato per coprirsi il volto anche in pubblico.

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