Uber, concorrenza sleale per i tassisti? Il parere dell’Europa
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Uber, concorrenza sleale per i tassisti? Il parere dell’Europa

Redazione

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Uber tassisti

La piattaforma Uber, che permette di prenotare un servizio di trasporto all’interno delle città tramite smartphone, può essere vietata e bloccata dai singoli Stati dell’Unione Europea. È questo il parere di Maciej Szpunar, Avvocato generale della Corte di Giustizia UE, che ha stabilito che Uber opera nel settore dei trasporti ed è dunque soggetta alle decisioni dei Paesi membri senza previa notifica all’Unione.

Questo potrebbe voler dire che la piattaforma Uber sarà costretta ad abbandonare Francia e Spagna, mentre in Italia numerosi tribunali hanno già bloccato il servizio per concorrenza sleale nei confronti dei tassisti. Facciamo allora il punto della situazione.

 

Francia: Uber vietato ai conducenti non professionisti

Secondo l’Avvocato generale UE Maciej Szpunar, dunque, la Francia può bloccare l’uso di Uber all’interno del suo territorio. Bisognerà ora attendere nei prossimi giorni la sentenza del Collegio, ma le conclusioni di Szpunar rendono molto probabile il rigetto del ricorso della piattaforma Uber.

Cos’è successo, nel dettaglio? Uber France, la filiale francese della società, era stata citata in tribunale per contravvenzione alle disposizioni in materia di trasporto di passeggeri, che impongono che i conducenti di un servizio dispongano di specifiche autorizzazioni. I conducenti che utilizzano il servizio Uber invece, e in particolare la piattaforma UberPop che mette in connessione tramite smartphone passeggeri e conducenti privati, non dispongono di tali autorizzazioni.

Uber France si è difesa sostenendo che la normativa francese di riferimento costituisce una regola tecnica che riguarda direttamente un servizio della società dell’informazione. Tali regole, e le modifiche a esse apportate, secondo il diritto dell’Unione Europea devono sempre essere notificate alla Commissione UE prima di poter entrare in vigore. L’Avvocato generale Szpunar, tuttavia, ha sostenuto nelle sue conclusioni che gli Stati membri possono vietare l’esercizio di un’attività come quella di Uber senza dover avvisare preventivamente la Commissione UE: il servizio Uber rientra infatti nel settore dei trasporti e non è compreso tra quelli della società dell’informazione in senso stretto.

 

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Spagna, Uber deve munirsi di specifiche licenze

Simile, nella sostanza, quanto sta accadendo in Spagna. Anche nello Stato iberico la giurisprudenza ha deciso che Uber deve dotarsi dei permessi e delle licenze previste per tutti gli ordinari servizi di trasporto, e anche in merito a tale causa si è espresso per l’Europa l’Avvocato generale Maciej Szpunar.

La questione era stata sollevata dall’associazione dei tassisti di Barcellona, che nel 2014 aveva presentato ricorso in tribunale contro Uber Spain accusando la società di concorrenza sleale: Uber offre di fatto un servizio molto simile a quello dei tassisti senza essere obbligato a ottenere alcuna specifica licenza. Uber si è difesa sostenendo –ancora una volta– di essere una società dell’informazione più che del trasporto, e di non aver quindi bisogno dei permessi dei taxi. Di diverso parere, per l’appunto, l’Avvocato Szpunar.

Uber bloccata a Roma, Milano e Torino

Uber fuori da Francia e Spagna, dunque? Possibile. Ma la situazione potrebbe presto arrivare a una svolta anche in Italia. Negli ultimi mesi, infatti, numerosi tribunali hanno disposto per il blocco della piattaforma per concorrenza sleale nei confronti dei tassisti: i casi più eclatanti sono stati quelli di Roma, Milano e Torino, che hanno accolto le richieste delle associazioni di categoria.

Se UberPop in particolare permette, di fatto, a chiunque di fare il tassista senza licenza (e senza assicurazioni per i passeggeri), è da segnalare che anche gli altri servizi della piattaforma Uber sono stati presi di mira dai tribunali italiani. Il Tribunale di Roma, in particolare, ha “accertato la condotta di concorrenza sleale“, disposto il blocco delle applicazioni e della loro promozione, e condannato la società a pagare 10mila euro per ogni giorno di ritardo nell’adempimento. Tutto questo, si legge nella sentenza, per evitare ingiuste posizioni “di privilegio e monopolio”.

Insomma, la lotta tra tassisti e Uber non è ancora finita, ma la bilancia sembra pendere sempre di più a sfavore della multinazionale americana.

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