Trattamento sanitario obbligatorio, la normativa e le criticità
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Trattamento sanitario obbligatorio alla luce del processo “Soldi”

Giuditta Maggese

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In data 30 maggio 2018, il Tribunale di Torino ha condannato in primo grado per omicidio colposo tre agenti della polizia municipale ed uno psichiatra a processo per il caso Soldi, malato psichiatrico deceduto a Torino nel 2015 nel corso di un TSO (trattamento sanitario obbligatorio), giudicato non urgente, durante il quale l’uomo era stato ammanettato alla barella a pancia in giù, arrivando in ospedale già cianotico e lì era deceduto.

Cos’è il TSO, quale la normativa

Il TSO è un istituto istituito dalla nota Legge Basaglia e attualmente disciplinato dalla legge n. 833 del 23 dicembre 1978. È un provvedimento di limitazione della libertà personale consistente nel ricovero coatto e forzato di pazienti con problemi psichiatrici tali da renderli potenzialmente pericolosi per se stessi e per la comunità. Il provvedimento è emanato dal Sindaco del Comune del luogo in cui il soggetto è residente o si trova, anche se normalmente questo trattamento viene richiesto dai familiari del paziente, dai suoi medici curanti o dalle forze dell’ordine. Il provvedimento deve essere inviato entro 48 ore dal ricovero al giudice cautelare per essere convalidato.

La citata legge n. 833/1978 prevede che a questa procedura si faccia ricorso solo in casi eccezionali e dopo l’espletamento di una serie di tentativi tra cui il contatto con il paziente o le misure extra-ospedaliere.

Negli anni, la critica maggiore che è stata mossa alla procedura prevista dall’articolo 35, è stata quella di prevedere la possibilità di fare ricorso contro il TSO solo dopo che il trattamento è già stato effettuato. Peraltro, deve essere ricordato che l’impropria limitazione della libertà personale è oggetto di risarcimento del danno patrimoniale. La Corte di Cassazione è intervenuta più volte in materia.

Tso, in Italia e in Europa

Va poi ricordato che, nel panorama europeo, non tutti gli Stati hanno optato per questa misura. L’Italia pare trovarsi in una posizione mediana rispetto, ad esempio, di Francia e Germania. In Francia, infatti, il procedimento sembra essere meno garantista rispetto al nostro, dato che la denuncia può potenzialmente essere fatta da chiunque e non è necessaria la convalida del giudice cautelare. La Corte Federale tedesca, invece, nel 2012 ha bandito questo trattamento, considerato non solo come misura socialmente rilevante, ma anche lesiva della dignità dell’uomo, che sarebbe proprio quel bene giuridico che gli interventi in materia psichiatrica dovrebbero ardentemente tutelare.

Criticità del TSO, alla luce di alcune vicende agli onori della cronaca

Il caso Soldi non è stato l’unico a suscitare sdegno. Il Caso Mastrogiovanni, deciso nel 2012, fece altrettanto clamore, dato che il paziente morì in seguito a un TSO particolarmente violento, dato che il soggetto fu immobilizzato e costretto a letto, nonché non nutrito. Soprattutto, il TSO in questo caso non fu espletato per ragioni di cura, quando per effettuare indagini da parte delle forze dell’ordine. I due casi non sarebbero dunque affini tra loro, dato che il paziente, nel primo caso, soffriva di schizofrenia paranoide.

Anche la Corte Costituzionale è intervenuta in materia e in particolare può essere ricordata la sentenza n. 307/1990, nella quale si sottolinea lo scopo ristoratore del trattamento, che deve essere tollerabile e imposto purché non incida negativamente sulla salute del paziente. Nel rispetto dell’art. 32 Cost. è poi necessario che il TSO non violi in nessun caso i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

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