Tortura, approvazione della Camera: il reato è legge

Redazione 07/07/17
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La tortura diventa un reato in Italia. Mercoledì 5 luglio la Camera ha approvato il disegno di legge in via definitiva, dopo un lunghissimo iter di ben quattro anni che ha visto diversi passaggi in Parlamento e numerose riscritture del testo. Hanno votato a favore della legge il Pd e gli alleati di governo di Alternativa popolare, mentre si sono espressi a sfavore Forza Italia e Lega e si sono astenuti i Cinque Stelle.

Le pene per il nuovo reato di tortura prevedono il carcere fino a 10 anni, aumentato a 12 anni se il colpevole è un pubblico ufficiale. Vediamo nel dettaglio quali sono le novità più importanti.

 

Leggi il disegno di legge sul reato di tortura approvato in via definitiva.

 

Reato di tortura, carcere fino a 12 anni

Il reato di tortura è introdotto dai nuovi articoli 613-bis e 613-ter del Codice penale.

Secondo la nuova legge, che entrerà in vigore il giorno della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, sarà punito con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque cagioni acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della sua libertà personale o affidata alla sua custodia. Per essere condannato per tortura, il colpevole dovrà aver agito “con violenze o minacce gravi” o “con crudeltà”, e –importante– aver commesso il fatto mediante più condotte o con un trattamento inumano e degradante per la dignità della vittima.

La pena della reclusione sale dai 5 ai 12 anni se a commettere il reato è, con abuso di poteri, un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio.

 

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Pene più severe se si causano lesioni gravi

Il nuovo articolo 613-bis del Codice penale prevede inoltre un inasprimento delle pene se dalla tortura sono derivate lesioni gravi alla vittima. In particolare, per le “lesioni personali gravi” le pene sono aumentate di un terzo e per le “lesioni personali gravissimedella metà.

Se la tortura ha portato involontariamente alla morte della vittima, la pena prevista è di trent’anni di reclusione. Chi, infine, causa volontariamente tramite tortura la morte della vittima dovrà essere condannato all’ergastolo.

Le dichiarazioni sotto tortura non sono ammissibili

L’art. 2 del disegno di legge approvato in via definitiva introduce nel nostro ordinamento un altro principio estremamente importante: le dichiarazioni o le informazioni ottenute mediante il delitto di tortura non sono utilizzabili in processo, salvo per provare la responsabilità del torturatore stesso.

Viene anche punita, seppur in modo meno grave, l’istigazione alla tortura. In particolare, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che istiga in modo concreto un secondo pubblico ufficiale a torturare una vittima è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

No alle espulsioni di stranieri che rischiano torture

Sono inoltre vietati il respingimento, l’espulsione e l’estradizione di cittadini stranieri in tutti i casi in cui sussistono fondati motivi di ritenere che tali cittadini possano subire torture una volta rientrati nella loro nazione. Nella valutazione si dovrà tenere conto dell’eventuale esistenza nello Stato straniero, di violazioni gravi dei diritti umani.

All’opposto, la nuova legge prevede l’obbligo dell’estrazione del cittadino straniero accusato o condannato del reato di tortura nella propria nazione. A tali cittadini, inoltre, non potrà essere concessa alcuna forma di immunità.

Le reazioni: una legge troppo debole?

La nuova legge sulla tortura è un testo che viene definito necessario dagli esponenti della maggioranza, ed effettivamente colma una lacuna che da troppi anni persisteva nel nostro ordinamento. Tuttavia, non sono mancate numerose critiche da parte dell’opposizione e di organizzazioni internazionali come Amnesty International.

In particolare, la legge viene definita da molto troppo debole, vaga e non sufficientemente incisiva –in concreto, quasi inapplicabile. Il punto che fa discutere maggiormente è quello che limita, nell’art. 1 del testo, il riconoscimento del reato di tortura ai soli atti commessi più volte nel tempo. Secondo alcuni esponenti dell’opposizione, poi, la nuova legge non riesce nel suo intento di penalizzare i veri colpevoli e si scaglia con troppa veemenza contro le forze dell’ordine.

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