Sostegno all’occupazione: in un decreto l’individuazione dei cd. lavoratori svantaggiati

di Redazione

Biancamaria Consales

Registrato dalla Corte dei Conti il decreto ministeriale del 20 marzo 2013, con il quale, in applicazione dei principi stabiliti dal regolamento europeo n. 800/2008, sono stati individuati i cd. “lavoratori svantaggiati”.

La suddetta normativa europea ha portato non poche novità alla definizione del lavoratore svantaggiato, contenuta nell’art. 13 del D.Lgs. 276/2003. Sostanzialmente, il regolamento pone l’accento su tre pilastri fondamentali:

a) requisiti legati alla situazione formativa;
b) requisiti legati alla situazione socio familiare;
c) requisiti legati alla situazione lavorativa.

Va ricordato che la definizione di “lavoratore svantaggiato si distingue concettualmente e normativamente dal lavoratore disabile, in quanto decisamente più ampia e fumosa.

I soggetti individuati dal decreto, con riferimento al suesposti requisiti, sono racchiusi in tre diverse categorie:

1. coloro che non hanno un impiego retribuito da almeno 6 mesi: si tratta di soggetti che nell’ultimo semestre non hanno prestato attività lavorativa riconducibile ad un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno 6 mesi ovvero coloro che, sempre negli ultimi 6 mesi, hanno svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito annuale minimo personale escluso da imposizione;

2. coloro che non possiedono un diploma di scuola media superiore o professionale ovvero coloro che non abbiano conseguito un titolo di studio di istruzione secondaria superiore rientrante nel livello terzo della classificazione internazionale sui livelli di istruzione;

3. infine, coloro che sono occupati in uno dei settori economici dove c’è un tasso di disparità uomo/donna che supera di almeno il 25% la disparità in tutti i settori economici italiani: si tratta, in particolare, di coloro che sono occupati in settori economici in cui sia riscontrato il richiamato differenziale nella misura di almeno il 25%, come annualmente individuati dalla Rilevazione continua sulle forze del lavoro dell’Istat.

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