Separazione personale dei coniugi e violenza domestica

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

Se sotto il profilo penale, per denunciare una violenza domestica ci vuole massimo un anno, i termini sono molto più dilatati per potere agire in via civile e chiedere la separazione con addebito.  A dirlo è una recente sentenza del tribunale di La Spezia che ha risposto alla domanda:

in caso di violenza alla moglie, quanto tempo c’è per procedere?

Ne scriveremo in questa sede.

In che cosa consiste la violenza domestica

La violenza domestica è il comportamento di abuso su entrambi i compagni in una relazione intima di coppia, come il matrimonio e la coabitazione.

Il termine viene di solito utilizzato per indicare la violenza tra partner, ma viene utilizzato a volte per riferirsi alla violenza nei confronti dei figli, o più in generale la violenza all’interno della famiglia, ad esempio, un uomo che picchia la moglie con un bastone.

Il fenomeno si può manifestare in una serie di forme diverse.

La violenza fisica

La violenza fisica include un ampio resoconto di atti che spazia dagli schiaffi all’uccisione.

Comprende comportamenti come colpi, pugni, spintoni, strattoni, calci, strangolamento, aggressioni con un’arma, immobilizzazione o impedimenti al movimento e mancato soccorso.

Una forma molto invalidante di violenza fisica è costituita dagli attacchi con l’acido.

La violenza psicologica

La violenza psicologica, detta anche “violenza emotiva” o “abuso emotivo” include atti come la umiliazione, l’intimidazione, le minacce, gli insulti, il danneggiamento o la tortura.

Possono essere indirizzati verso l’individuo stesso o verso i suoi amici, la sua famiglia, i suoi figli, i suoi animali o le sue proprietà.

La violenza sessuale

La violenza sessuale include una serie di comportamenti che spazia da forme non fisiche di pressione che costringono la persona a rapporti sessuali contro la sua volontà sino allo stupro con la forza.

La definizione legale di stupro, secondo l’articolo 609-bis del codice penale, implica in questo atto una violenza, minaccia o un abuso di autorità.

Esempi di questa categoria sono anche comportamenti come il fare del male intenzionalmente a qualcuno durante il rapporto sessuale, gli attacchi ai genitali, anche con oggetti, il tentare di avere rapporti sessuali con una persona non completamente conscia o che ha paura di rifiutare, il costringere un individuo a rapporti senza protezione.

Comportamenti controllanti

I comportamenti controllanti (o anche “controllo coercitivo”) sono una serie di tattiche mirate all’erosione della libertà e dell’autonomia personale del partner.

Lo Stalking

Lo stalking comprende comportamenti ripetutamente assillanti o minacciosi come seguire una persona, presentarsi al suo posto di lavoro o alla sua abitazione, fare costanti telefonate assillanti, vandalizzare le sue proprietà.

Questi comportamenti di solito sono accompagnati da minacce credibili di serio danneggiamento.

L’abuso economico

L’abuso economico o violenza economica, include una serie di comportamenti che si possono raggruppare in tre categorie, impedire l’acquisizione di risorse, impedire lo sfruttamento delle risorse disponibili e consumare le risorse della vittima.

Alcuni esempi includono la limitazione dell’accesso a conti bancari, soldi contanti, fondi per spese casalinghe, comunicazioni telefoniche, trasporti.

È possibile riscontrare dei sabotaggi attivi della situazione lavorativa della persona attraverso tattiche che impediscono di trovare un lavoro o di presentarsi al lavoro.

Denuncia per violenza domestica

Il reato di maltrattamenti in famiglia è considerato, sia a livello sociale sia a livello giuridico, molto grave.

Motivo per il quale la legge sul codice rosso ha previsto un aggravamento delle pene e maggiori tutele per le vittime.

Si tratta di un reato procedibile d’ufficio.

Significa che, una volta fatta la denuncia, questa non può più essere ritirata, il procedimento va avanti per impulso della Procura della Repubblica.

La legge sul codice rosso ha allungato i tempi per sporgere denuncia.

La vittima ha 12 mesi per farlo e non è più come in passato.

Addebito per violenza domestica

La violenza domestica è una giusta causa per l’allontanamento da una casa familiare senza subire l’addebito.

In realtà, il giudice può anche disporre che ad allontanarsi sia il soggetto violento.

La vittima di violenza domestica può poi chiedere la separazione con addebito a carico del colpevole.

L’addebito implica esclusivamente la perdita del diritto al mantenimento e dei diritti di successione, ed è fatta salva la possibilità di chiedere il risarcimento dei danni morali.

Dopo quanto tempo l’addebito per violenze

Secondo il Tribunale di La Spezia, ai fini della separazione con addebito, anche un episodio violento risalente nel tempo è sufficiente a giustificare la pronuncia di condanna, trattandosi di un comportamento idoneo “a sconvolgere definitivamente l’equilibrio relazionale della coppia, poiché lesivo della pari dignità di ogni persona”, se il rapporto matrimoniale, al di là delle apparenze, non sia mai stato recuperato.

La circostanza che la coppia abbia continuato a convivere non significa che ci sia stato un rappacificamento, che potrebbe risultare un tentativo non andato a buon fine.

Si deve dimostrare di non essere riusciti a superare il trauma.

Nel caso specifico deciso dai giudici, la crisi, mai completamente risolta, era iniziata sette anni prima dell’inizio della causa di separazione.

La moglie, dopo avere confessato di essersi innamorata di un altro uomo, aveva subito da parte del marito una reazione aggressiva.

L’uomo a causa della rabbia, l’aveva colpita ripetutamente con calci e pugni per tre ore causandole lesioni ed ecchimosi.

In un secondo momento, erano seguiti anni di umiliazioni e falliti tentativi di riavvicinamento, con inutili tentativi di amici e parenti, sino alla richiesta di separazione con addebito.

Alla luce delle testimonianze raccolte, il Tribunale ha ritenuto che il racconto della donna fosse attendibile, sottolineando come il rapporto matrimoniale, nonostante i buoni rapporti con le rispettive famiglie e con amici e conoscenti, fu compromesso in modo inesorabile con la reazione violenta del marito alla confessione del tradimento, o presunto tale, da parte della moglie.

Secondo i giudici, la distanza di tempo tra l’episodio violento e la richiesta di separazione non è in grado di incidere sull’addebito.

Il legame di coppia di lì in poi si è completamente deteriorato e, nonostante le apparenze, non è mai stato più quello di prima.(Tribunale di La Spezia, Sezione Civile, Sentenza 25 marzo 2021 n. 179).

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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