Separazione e divorzio, in che modo chiederli all’altro coniuge

Separazione e divorzio, in che modo chiederli all’altro coniuge

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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In un matrimonio può succedere che per diversi motivi i due coniugi non vadano più d’accordo.

Uno dei due si potrebbe autoconvincere che il matrimonio non esista più e che la separazione sia diventata inevitabile.

Che cosa si deve dire al coniuge per ottenere la separazione

Quando si vuole comunicare all’altro coniuge la volontà di separarsi, si deve fare attenzione ai motivi che hanno condotto a una simile decisione.

Se si dovesse dire “Non ti amo più”, non si incorrerebbe in nessun inconveniente.

Se si dovesse dire “Amo un altro”, si correrebbe qualche rischio in più, nel senso che l’altro coniuge potrebbe chiedere l’addebito per infedeltà matrimoniale.

Se si dovesse dire “Non provo più nessuna attrazione” si è al sicuro da conseguenze legali, ma se si utilizzano gli insulti si potrebbe essere accusati di maltrattamenti in famiglia, che oltre ad essere fisici sono anche psicologi, per non parlare di eventuali lanci di stoviglie e violenze di altro genere.

In simili circostanze si passa direttamente alla sfera penale e si perde ogni possibilità di chiedere un assegno di mantenimento.

Lasciare la casa coniugale inviando una lettera con intenzioni di separazione

Non è possibile lasciare la casa coniugale senza il consenso dell’altro coniuge o prima che il tribunale abbia dichiarato la separazione.

Un simile comportamento costituisce violazione di uno dei principali doveri del matrimonio, la convivenza.

In simili circostanze il rischio è, allo stesso modo del caso precedente, una pronuncia di separazione con addebito, che fa perdere il diritto agli alimenti e all’eventuale successione dell’ex coniuge, se dovesse morire prima del divorzio.

La volontà di separarsi e di procedere al divorzio viene formalizzata in voce.

Non si richiedono formule particolari purché, non ci sia un eventuale processo.

L’altro coniuge potrebbe anche registrare la conversazione.

Si potrebbe inviare una lettera, però sarebbe  un comportamento non  molto consono per due persone che vivono sotto lo stesso tetto.

Dire al coniuge che non lo si ama più

Se innamorarsi è un diritto, non amare più lo è lo stesso.

La legge consente il divorzio ed è chiaro che presupponga che lo stesso abbia luogo quando i due non si amino più.

Per questo il coniuge che dice di non provare più amore o attrazione per l’altro non mette in atto un comportamento sbagliato, sta rendendo ufficiale una condizione richiesta dalla legge.

Il coniuge che si vuole separare senza che l’altro condivida la scelta non è responsabile.

Si può anche dire che ci si vuole separare e divorziare senza dare motivazioni.

La legge dice che si può divorziare quando la convivenza diventa “intollerabile”, e può succedere per qualunque motivo.

Anche il giudice non entrerà nel merito del conflitto e non chiederà i motivi.

S si dovesse intentare una causa, non si deve fornire nessuna prova sulla intollerabilità della convivenza, basterà dire che ci si vuole separare per ottenere il provvedimento.

Si richiedono le prove quando si vuole addebitare la separazione all’ex, dimostrando che ha violato doveri fondamentali del matrimonio, come fedeltà, convivenza, assistenza morale e materiale.

Quando il coniuge non vuole concedere il divorzio

Quando si formano le carte al fine della separazione consensuale il procedimento è più veloce, e anche più economico.

In simili circostanze si deve essere d’accordo su ogni aspetto, sia personale sia patrimoniale.

Se uno dei due coniugi non vuole stare alle condizioni dell’altro o non vuole del firmare l’atto di separazione per intero, l’altro può andare avanti avviando in tribunale la procedura di separazione giudiziale.

Se ha in consenso dell’altro coniuge, rilasciato per iscritto per prudenza, l’altro che si vuole separare se ne ne può andare subito e per prudenza lo dovrà rilasciare per iscritto.

Se questo accordo non cè, si deve aspettare il provvedimento del tribunale che ufficializza la separazione che, nel caso di separazione giudiziale, non è la sentenza finale, ma il provvedimento emesso in prima udienza.

Lasciare al legale le carte e andare via

La separazione è un atto che gestiscono gli avvocati, anche se in alcuni casi può essere fatto in modo autonomo dalle parti, ed è la separazione in Comune.

Questo tipo di separazione può avvenire se non si abbiano figli ancora non autonomi dal lato di economico o portatori di handicap e gli accordi non prevedano trasferimenti di beni, possono però contenere la fissazione di un mantenimento.

Il mantenimento e le spettanze

L’assegno di mantenimento dipende dalle possibilità economiche dei due coniugi.

Secondo le recenti indicazioni della Suprema Corte di Cassazione, se il matrimonio non è durato molto è difficile ottenere l’assegno periodico.

Anche il coniuge disoccupato non ottiene in modo automatico il mantenimento, deve prima dimostrare di essere nell’impossibilità di procurarsi un reddito.

Di solito, si premia chi si è dedicato alla casa rinunciando alla carriera, che va a beneficio delle donne che, per molti anni, hanno fatto le casalinghe.

Con chi restano i figli

Anche in questo caso i coniugi possono trovare un accordo per evitare la causa.

Salvo casi evidenti di incapacità, quasi sempre i giudici collocano i figli a stare con la madre, salvo che i figli stessi non dichiarino una diversa volontà.

In simili circostanze è l’uomo che deve versare un mantenimento periodico.

L’affidamento è sempre condiviso, vale a dire che spetta a entrambi i genitori salvo ipotesi eccezionali particolarmente gravi, ad esempio un genitore violento o in costante stato di incapacità per essere soggetto all’uso di droghe.

I costi di una separazione?

I costi di una separazione dipendono in primo luogo da come ci si vuole separare.

Se si sceglie la separazione consensuale, vale a dire quella che si attua “di comune accordo” con l’altro coniuge, non si dovrebbero spendere più di 1.000 o 1.500 euro per la parcella dell’avvocato. Se i coniugi si avvalgono dello stesso avvocato, la spesa potrà essere divisa a metà.

Se si sceglie la separazione giudiziale, la parcella può arrivare anche a 4.000 euro, a seconda della difficoltà e durata della causa.

Se il coniuge che chiede la separazione guadagna meno di 1.000 euro al mese ha accesso al gratuito patrocinio e non deve pagare.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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