Le problematiche relative alle immissioni in condominio
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I rumori di condominio, quando sono considerati molesti

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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L’articolo 844 del codice civile, rubricato “Immissioni” recita:

“Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi”.

A norma di un decreto del Consiglio dei Ministri, vengono definiti dei valori limite di immissione, che si distinguono in valori limite assoluti, determinati in relazione al livello equivalente di rumore ambientale e valori limite differenziali, determinati in relazione alla differenza tra il livello equivalente di rumore ambientale e il rumore residuo.

Il Livello differenziale di rumore è la differenza tra il livello di rumore ambientale e quello di rumore residuo, sono i decibel in più rispetto al rumore di fondo e possono essere causa dell’inquinamento acustico.

In particolare, sono valori limite differenziali di immissione 5 dB per il periodo diurno e 3 dB per il periodo notturno negli ambienti abitativi.

Questa norma però non si applica alla rumorosità prodotta dalle infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e marittime, da attività e comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali, da servizi e impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al disturbo provocato nello stesso, perché per questi  sono previsti appositi vincoli.

Il Comune può adottare delle misure di contrasto ai rumori quando la sorgente rumorosa sia riconducibile alle attività produttive, attività commerciali e attività professionali.

Il Comune agisce attraverso l’Arpa, l’Agenzia Regionale per la prevenzione e l’ambiente, che redige una perizia e verifica il superamento delle soglie del rumore stabilite dalla legge e da eventuali regolamenti, di conseguenza verranno applicate sanzioni amministrative.

Il Comune non è competente per i rumori collegati a infrastrutture stradali, ferroviarie, infrastrutture aeroportuali e marittime, possibile monitoraggio per verifica PCA, servizi e impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al disturbo provocato dentro lo stesso (ad esempio un ascensore rumoroso, un impianto di riscaldamento centralizzato), esposti da privato contro privato.

Un esempio è il caso del vicino di casa che fa rumore durante la notte perché accende lo stereo o la televisione a un volume elevato, che grida e fa schiamazzi, che sbatte le porte e sposta i mobili, che utilizza i tacchi.

In simili ipotesi ci si deve rivolgere al proprio avvocato, che dopo aver inviato una diffida, avvii un’azione civile in via d’urgenza per la cessazione dei rumori.

Il rumore prodotto dal privato, da un altro appartamento, si considera illecito quando supera la normale tollerabilità, e si stabilisce valutando la destinazione della zona nella quale si trovano gli immobili.

Se è in prevalenza abitativa, devono prevalere le esigenze personali di vita del proprietario dell’abitazione rispetto alle utilità economiche derivate dall’esercizio di attività produttive

Quando i rumori sono provocati da attività sportive praticate all’aperto, per contemperare le esigenze della proprietà con quelle ricreative e sportive si deve valutare il fatto che lo sport praticato all’aperto risulta essere più intenso durante la stagione estiva, perché il limite di tollerabilità si determina anche in relazione al periodo dell’anno e agli orari di attività.

Se si considerano gli apparecchi di areazione, ventole, motorini di areazione, la normale tollerabilità non può essere intesa come assenza assoluta di rumore, un rumore anche se percepito, non è per forza intollerabile.

Un ruolo fondamentale viene espletato anche dalle autorità di sicurezza come polizia e carabinieri,  competenti quando si verifica il reato di disturbo della quiete pubblica.

Il reato scatta se la molestia viene percepita o è percepibile da un numero indeterminato di persone, come ad esempio i condomini dell’edificio o il circondario.

Altri esempi possono essere i cani che abbaiano e sono tenuti in un recinto aperto, un’attività commerciale di disco pub che tiene alto il volume della musica, un’autorimessa che lascia accesi i motori delle auto in riparazione.

Le autorità entrano in gioco su segnalazione del privato, su esplicita denuncia o anche d’ufficio.

Perché si abbia in reato di disturbo alla quiete pubblica non c’è bisogno che la denuncia sia firmata da più persone.

L’amministratore di condominio non è competente per le liti tra condomini, ad esempio camminare con scarpe con tacchi, spostare mobili e sedie, voci e tv, condizionatori d’aria, scarico di wc. L’amministratore prende posizione se viene violato il regolamento.

Nel regolamento di condominio ci deve essere un’ apposita clausola che vieta determinate attività o il rumore entro particolari orari della giornata.

In questo caso, se autorizzato dall’assemblea, l’amministratore può comminare sanzioni sino a 200 euro.

L’amministratore non ha legittimazione quando un condomino è disturbato dal rumore di un altro condominio.

Se il rumore del vicino che supera la normale tollerabilità non è determinato da attività produttive, commerciali o professionali,non costituisce una molestia per un numero indeterminato di persone e non è esplicitamente vietato dal regolamento condominio, l’unica tutela è una causa civile.

Si dovrà contattare un avvocato che diffidi la controparte e poi avvii un giudizio in tribunale.

La causa può essere di due tipi.

Si può configurare un ricorso in via d’urgenza, che è rivolto a ottenere la cessazione del rumore, spesso con un ordine di insonorizzazione dell’appartamento se si svolgono attività rumorose, (un asilo nido,  una ludoteca, a una sala di registrazioni), e il procedimento si conclude in pochi mesi.

Oppure si può configurare una causa ordinaria, rivolta a ottenere, oltre all’inibizione delle molestie, anche il risarcimento.

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