Rottamazione cartelle, scadenza della prima rata il 31 luglio

Rottamazione cartelle, scadenza il 31 luglio

di Redazione

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Rottamazione cartelle

La scadenza è lunedì 31 luglio: mancano solo cinque giorni al termine concesso per il pagamento della prima rata della rottamazione delle cartelle esattoriali. La definizione agevolata delle cartelle di pagamento, che ha visto un’adesione massiccia in tutta Italia e l’invio di oltre seicentomila domande, è un’occasione molto ghiotta che permette ai contribuenti di avere sconti sulle sanzioni e sugli interessi di mora. Bisogna stare molto attenti, tuttavia, a rispettare le scadenze dei pagamenti: un eventuale ritardo può costare molto caro.

Vediamo nel dettaglio quali sono gli obblighi di chi ha aderito alla rottamazione e cosa si rischia se non si pagano le rate in tempo.

 

Rottamazione, la prima o unica rata scade lunedì

Tempo fino a lunedì prossimo, dunque, per pagare la prima o unica rata delle cartelle di Equitalia per le quali si è aderito alla rottamazione. I contribuenti che hanno deciso di usufruire della definizione agevolata, infatti, potevano scegliere se pagare tutta la cifra dovuta al Fisco in un’unica soluzione o se dividerla in cinque rate tra il 2017 e il 2018:

  • la prima rata (entro la fine di luglio 2017) dovrà coprire il 24% della somma;
  • la seconda rata (settembre 2017) dovrà coprire il 23% del dovuto;
  • la terza rata (novembre 2017) dovrà coprire il 23% del dovuto;
  • la quarta rata (aprile 2018) interesserà il 15% del dovuto;
  • la quinta rata (settembre 2018) dovrà coprire infine il restante 15% della somma.

Ancora cinque giorni, quindi, e i contribuenti dovranno versare il 24% della somma pattuita con il Fisco. Si tratterà della grande maggioranza di tutti i debitori, visto che solo il 20% di coloro che hanno aderito hanno deciso di pagare tutto il debito in un’unica soluzione.

 

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Il seguente testo aggiornato con le modifiche introdotte dalla legge 1 dicembre 2016, n.225 – G.U. Serie Generale n.282 del 2-12-2016 - Suppl. Ordinario n. 53 - illustra come applicare la novella normativa che introduce la rottamazione delle cartelle esattoriali di...



 

Quali somme bisogna pagare?

La rottamazione delle cartelle esattoriali prevede uno sconto sulle sanzioni dovute sulle somme e sugli interessi di mora di tutte le cartelle emesse tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2016. Sono inclusi nella rottamazione tutti i ruoli relativi non solo ai tributi e alle imposte, ma anche ai contributi previdenziali e assistenziali e persino alle multe stradali. In quest’ultimo caso, a differenza che per le altre cartelle, non si devono pagare le sanzioni e le maggiorazioni previste dalla legge.

Sono invece dovuti, e vanno pagati entro i termini sopra riportati, la somma di base, gli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, le somme maturate a titolo di aggio, le spese per le procedure esecutive e le spese di notifica della cartella.

Come si può pagare la prima rata?

Ma come si possono pagare le cartelle “rottamate”?

Sono previste diverse soluzioni: le somme da versare possono essere pagate, innanzitutto, agli sportelli bancari, presentando il bollettino Rav ricevuto, con carta di credito o prepagata e persino in contati se l’importo non supera i 3.000 euro. È poi possibile usufruire degli sportelli bancomat, dell’internet banking, degli uffici postali e dei tabaccai convenzionati. Infine, le rate possono essere pagate direttamente sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate e tramite app quiclick.

Attenzione ai pagamenti in ritardo

Bisogna però stare molto attenti a rispettare le scadenze dei pagamenti del 31 luglio e –soprattutto– delle rate successive.

I contribuenti che, per qualsiasi motivo, non riescono o si dimenticano di pagare la prima o unica rata in tempo, anche per un solo giorno, vengono esclusi dal beneficio. Niente più rottamazione delle cartelle, quindi, e obbligo di pagare nuovamente tutte le sanzioni e gli interessi di mora originariamente previste. Ma attenzione: ancora più grave è il ritardo nei pagamenti delle rate successive alla prima. In questo caso, infatti, i cittadini perdono non solo il diritto alla definizione agevolata, ma anche il piano di rateazione originariamente concesso.

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