Responsabilità medica: il quadro dall'emergenza sanitaria

Responsabilità medica: cosa è cambiato con la pandemia

di Redazione

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Responsabilità medica: La gestione della pandemia

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LA RESPONSABILITA' MEDICA: COSA CAMBIA DALL’EMERGENZA SANITARIA - eBook

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Fabio M. Donelli, Mario Gabbrielli (a cura di), 2020, Maggioli Editore

E’ possibile affermare che, in assenza dei parametri clinico-assistenziali codificati a far riferimento all’emergenza sanitaria, risulta difficile poter identificare l’errore nella condotta dei sanitari. In caso di contenzioso, appare meno difendibile la posizione delle...



Sulla scorta di importanti pandemie influenzali nel passato, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha da più di due decenni richiamato la possibilità che cambiamenti antigenici maggiori del virus influenzale potessero determinare pandemie con elevatissima diffusione ed elevata letalità. I piani di intervento contro la pandemia emanati hanno quindi come obiettivo la diffusione di un “nuovo” virus influenzale, evento che era nelle previsioni del massimo organismo sanitario sovranazionale.
Tuttavia, in considerazione che le modalità di trasmissione di SARS-CoV-2, diretta per via aerogena e indiretta per contatto e trasferimento del virus alle mucose, pone problematiche del tutto simili all’influenza, i documenti orientati a gestire una pandemia da virus influenzale sono di riferimento, essendo le dinamiche di diffusione e l’espressione clinica (prevalentemente respiratoria) del tutto simili fra COVID-19 e influenza.
Quindi i piani contro la pandemia influenzale hanno contenuti del tutto appropriati a contrastare la pandemia da COVID-19.
La presentazione nella apposita pagina web WHO dedicata al piano contro la pandemia influenzale richiama le modifiche nello sviluppo del documento.
“Questa guida aggiorna e sostituisce la ‘Gestione del rischio di influenza pandemica: guida interinale dell’OMS’ pubblicata nel 2013, che era una revisione del ‘Preparazione e risposta all’influenza pandemica: un documento di guida dell’OMS’ pubblicato nel 2009.
I principali aggiornamenti della guida intermedia 2013 sono:
– Allineamento con altre pertinenti politiche delle Nazioni Unite per la gestione delle crisi e delle emergenze;
– Inclusione del significativo sviluppo negli ultimi anni delle strategie per la risposta al vaccino contro la pandemia durante l’inizio di una pandemia.
I punti salienti chiave dell’orientamento intermedio 2013 rispetto all’orientamento 2009 includono quanto segue:
– Concentrarsi sulla valutazione del rischio a livello nazionale per guidare le azioni a livello nazionale;
– Approccio rivisto alle fasi globali;
– Flessibilità attraverso il disaccoppiamento delle azioni nazionali dalle fasi globali;
– Inclusione dei principi di gestione del rischio di emergenza per la salute e la responsabilità medica: cosa cambia dall’emergenza sanitaria;
– Allegati nuovi e aggiornati su ipotesi di pianificazione, considerazioni etiche, approccio dell’intera società, pianificazione della continuità operativa, parametri rappresentativi degli indicatori di gravità fondamentali e misure di contenimento.

Responsabilità medica e gestione del rischio clinico

La gestione del rischio clinico ha avuto un grande impulso da dopo la pubblicazione, nel 1999, del rapporto “To err is human”, anche se era già stata in precedenza teorizzata come una delle pratiche più rilevanti del governo clinico. E’ andata quindi sviluppandosi, come vera è propria disciplina, nell’ambito dell’area più ampia della qualità e sicurezza delle cure, acquisendo sempre maggior peso nelle organizzazioni sanitarie ad alta affidabilità.
Nei grandi eventi pandemici, come nel caso di COVID-19, gli operatori sanitari coinvolti nella gestione dell’emergenza sanitaria si devono confrontare con aspetti non solo strettamente clinici della professione medica, ma anche legati all’organizzazione sanitaria, alla ricerca e alla sperimentazione con ricadute sull’intera collettività, alla sicurezza delle cure.
Secondo il Global Risk Report del World Economic Forum, il rischio epidemico rientra fra i 10 rischi più importanti che vengono costantemente mappati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva già pubblicato nel 1999 una prima guida sulla preparazione alla pandemia influenzale, aggiornata nel 2005 e nel 2009, che raccomandava a tutti i Paesi di mettere a punto e aggiornare continuamente un piano pandemico secondo linee guida concordate.

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Inevitabili le competenze della gestione del rischio clinico per assicurare un corretto svolgimento delle azioni previste, attraverso un intervento multidisciplinare, sistemico e basato sui fattori umani.
L’Organizzazione Mondiale della sanità ha stabilito che la gestione del rischio rappresenta una priorità a livello nazionale nella gestione delle emergenze epidemiche. E’ fondamentale per questo analizzare i rischi e la probabilità della loro occorrenza, la capacità dei sistemi sanitari di rispondere agli eventi catastrofici e la vulnerabilità delle persone, la cosiddetta resilienza del sistema.
Nel caso specifico delle grandi emergenze da rischio biologico, la resilienza consiste nel disporre di task force ben allenate a operare insieme (formate mediante simulazione), nell’avere già programmi definiti di azione, nell’applicare un approccio sistemico pratico e non burocratico, facendo riferimento all’autorità di fatto e non di stato. La disponibilità di avere già pronti per l’uso i materiali e gli ausili tecnologici necessari è basilare (dispositivi di protezione, kit diagnostici, ecc.).
Gli strumenti da adottare in queste situazioni fanno riferimento all’educazione e informazione della popolazione e all’applicazione di buone pratiche per proteggere gli operatori e i cittadini. I fattori umani svolgono un ruolo determinante, sebbene, in sanità ci sia ancora scarsa sensibilità a questi aspetti a differenza di altre organizzazioni ad alta complessità, come ad esempio l’aviazione, le centrali elettriche, le piattaforme petrolifere, ecc.
Nell’ambito dell’emergenza clinica numerose sono le “patologie trappola” per i professionisti (tabella 1). Si tratta di quadri clinici che per ragioni varie possono determinare errori diagnostici; tra i fattori cognitivi che contribuiscono al possibile accadimento di questi eventi avversi spesso concorrono una inadeguata verifica delle informazioni, una processazione d’informazioni inaccurata, conoscenze inadeguate, insufficienza dei dati raccolti.

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