Probabilità e affidabilità del sistema contabile

Probabilità e affidabilità del sistema contabile

Sabetta Sergio

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         Vi è un malinteso nei sistemi contabili, la loro presunta esattezza, ossia il perseguire una registrazione di dati senza errori.
         Qualsiasi sistema per il fatto stesso di esistere è imperfetto, fonte di errori e destinato ad entropia, ne consegue che si dovrà ragionare in termini di probabilità e affidabilità e non di esattezza; d’altronde anche se si negasse la possibilità di errori nella registrazione dei dati all’interno del sistema, essendo i dati di questo originati da altri sistemi non possiamo escludere errori provenienti da questi sistemi esterni.
         Abbiamo detto che non esiste un sistema contabile senza errori, pertanto si può solo parlare di approssimazione allo zero ponendo una scala da zero a uno, in cui zero è la perfezione o mancanza di errori intesi quali non accadimento dell’evento e uno il collasso del sistema per accumulo di errori o eventi.
         Più un sistema si avvicina allo zero e più è affidabile, ma è anche vero che la crescita della complessità strutturale e interna al sistema e del numero delle strutture con cui è in relazione, nonché la prolungata reiterazione nel tempo dei calcoli produce un aumento del rischio della probabilità dell’errore, questo tuttavia non ne compromette l’affidabilità se l’errore rimane percentualmente basso nel tempo.
         Che cos’è l’affidabilità?
         Non è altro che la probabilità statistica di un errore del sistema, ridurre la percentuale di tali errori costituisce a sua volta un costo da contabilizzare al fine della riduzione del rischio globale del sistema, tale investimento è vantaggioso solo se l’aumento dell’affidabilità è significativo, in altre parole se è significativo per i nostri risultati il miglioramento in termini di affidabilità del sistema.
         L’introduzione dell’informatica ha ridotto le probabilità di errori nella trattazione contabile per la crescente immensa potenza degli stessi, che fa sì che il controllo del sistema avvenga attraverso altri appositi programmi deputati al controllo dell’elaborazione dei dati. Il sistema informatico controlla se stesso attraverso un sistema parallelo.
         Occorre quindi individuare dove può realizzarsi l’evento indesiderato, questo come rischio quale probabilità massima risiede non nell’elaborazione informatica ma nell’intervento umano dell’introduzione del dato, il quale può essere o digitato errato o scorretto per se stesso, proveniente da altri sistemi in cui vi è una maggiore tolleranza dell’errore.
         Ne risulta che il controllo ridotto a un singolo sistema è del tutto parziale, la segmentazione tanto usata per la semplificazione rende per se stessa parziale la valutazione nell’affidabilità del sistema.
         Lo stesso errore inteso quale accadimento dell’evento sussiste in termini contabili soggettivi solo al momento della rilevazione, esso è una lettura finanziaria quindi non esistente di per se stessa ma quale creazione della mente umana. Essa è il risultato del rispetto di regole e parametri posti dallo stesso uomo al suo interagire sociale, al fine della valutazione dello scambio di risorse prodotte nella sua specializzazione produttiva.
         L’errore finanziario è produttivo di effetti solo se è rilevato da altri sistemi esterni o comunque portato a conoscenza all’esterno del sistema, questo viene a spiegare il perché della doppia contabilità sempre esistita e mai da escludere. Lo stesso fallimento non è che il risultato di una rilevazione di sistemi esterni o l’accettazione preventiva interna, ma che può realizzarsi solo per la presenza di sistemi esterni.
         Occorre pertanto testare il sistema in funzione della correttezza dei dati introdotti, anche in rapporto ai sistemi esterni collegati in rete, tenendo comunque sempre presente che non si tratta di escludere l’errore ma di testare l’affidabilità del sistema, a sua volta parte di un ulteriore sistema contabile più esteso.
         I modi diversi in cui è possibile pensare alla realtà portano a qualcosa di infra-logico, cambiando i paragoni della realtà e la conseguente visione dell’azione (Morin).
         Si supera l’accettazione razionale dell’assioma fondamentale della logica aristotelica per cui vi è l’impossibilità per la stessa cosa e nello stesso tempo di inerire e non inerire, per cui la conoscenza di un evento è potenzialmente incompleta e pertanto sempre aperta ad un ordine superiore.
         Il pensiero complesso che ne nasce è frutto proprio della contraddizione e delle incongruenze del sistema che viene osservato ai vari livelli.
         L’incidenza e la contraddizione compromettendo gli assiomi aristotelici insiti anche nella creazione di un sistema contabile, permettono al manifestarsi dell’indeterminazione propria del reale e quindi anche dell’uomo quale sua manifestazione.
         Essendovi una fallibilità intrinseca dei procedimenti conoscitivi la possibilità dell’errore è insita e indistinguibile dalla possibilità stessa della conoscenza, quale descrizione corretta degli eventi (Peirce – Dewey).
 
 
Bibliografia
 
·        A. MOOD – F. A. Gray Bill, D. C. Boes, “Introduzione alla statistica, McGraw Hill, 1974;
·        R. Marcon – P. Marietti, Introduzione alla misura delle grandezze fisiche, L. U. Japadre, 1971;
·        V. Venneri, Sulla rivoluzione paradigmatica su Edgar Morin, in Complexlab. Com ;
·        G. Villani, Complesso e organizzato, F. Angeli, 2008;
·        I. Licata, La logica aperta della mente, Codice, 2008.

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