Reazione al tradimento, quando la vendetta costituisce reato
Home » News » Focus

In presenza di un tradimento, la vendetta costituisce reato?

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

Versione PDF del documento

Il tradimento rappresenta un un illecito civile e la sanzione in alcuni casi è inesistente. La conseguenza del tradimento è il cosiddetto addebito. Si perde il diritto all’assegno di mantenimento e si perdono i diritti successori in caso di morte del coniuge prima del divorzio.

Se a tradire è il coniuge più ricco, colui o colei che con o senza tradimento dovrebbe versare il mantenimento, l’addebito ha più un valore simbolico che non concreto.  Se si dovesse pensare a una vendetta personale, ci si chiede se sarebbe lecito vendicarsi di chi tradisce.

Ribadendo il concetto che il tradimento non è un reato e che, al massimo viene sanzionato in via civile, è facile comprendere che le legge non ammette nessuna “legittima difesa”. Non si può neanche parlare di provocazione.

Nonostante l’ira del momento possa consentire di giustificare un linguaggio meno educato del normale, non è consentito scendere a parolacce, intimidazioni ,ingiurie e diffamazioni. Se si reagisce alla scoperta di una infedeltà  si pagano le conseguenze. Per stabilire se vendicarsi dopo il tradimento è reato si deve capire in che cosa consiste la vendetta.

Ad esempio

Tizio tradisce Caia e lei lo dice alle sue amiche offendendolo pubblicamente. Caia commette il reato di diffamazione. Sconta la reclusione sino a un anno o paga una multa sino a 1.032 euro.

Sempronio rientra  a casa dal lavoro prima e trova sua moglie in camera da letto con l’amante. La offende con una parolaccia e dice di volere ammazzare l’amante. Sempronio commette ingiuria nei confronti di sua moglie, che però non è un reato (lei lo dovrebbe citare in una causa civile per il risarcimento del danno), e commette il reato di minacce nei confronti dell’amante. Sconta la reclusione sino a un anno.

Lei scopre, sul tuo smartphone, gli sms di una donna che ha conosciuto su Facebook, si memorizza il numero e inizia a perseguitarla per mesi. Commette molestie telefoniche. Rischia l’arresto sino a sei mesi o l’ammenda sino a 516 euro.

Lui vede l’ex della moglie con la quale lei ha ripreso a vedersi dopo la separazione. Lo segue, lo pedina, gli manda messaggi minatori, lo perseguita. Rischia una incriminazione per stalking. Per legge c’è la reclusione da 6 mesi a quattro anni e l’ordine di allontanamento dai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima.

Lei scopre che il marito la sta tradendo con la sua migliore amica. Per reazione gli tira addosso un intero servizio di piatti. Scatta automaticamente la condanna per lesioni personali tentate e se lo ferisce sconta anche la reclusione da sei mesi a tre anni. Stesso discorso se lo graffia sino a lasciargli i segni.

Oltre a questo, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto di addebitare la separazione a un uomo che, dopo avere  scoperto che la moglie che lo tradiva, ha sbattuto la porta di casa e non è più ritornato.  Nei suoi confronti l’addebito per abbandono della casa coniugale.

Volume consigliato

Assegno divorzile e nuovi parametri dopo la sentenza n. 11504/2017

Assegno divorzile e nuovi parametri dopo la sentenza n. 11504/2017

Manuela Rinaldi, 2017, Maggioli Editore

Soluzioni di Diritto è una collana che offre soluzioni operative per la pratica professionale o letture chiare di problematiche di attualità. Uno strumento di lavoro e di approfondimento spendibile quotidianamente. L’esposizione è lontana dalla banale...



© RIPRODUZIONE RISERVATA


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it