Pensione anticipata: niente Naspi, niente Ape social
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Pensione anticipata: niente Naspi, niente Ape social

Redazione

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Ape social Naspi

I lavoratori che non hanno percepito il sussidio di disoccupazione Naspi, anche se privi di impiego, non potranno accedere alla pensione anticipata Ape social. È questo l’importantissimo chiarimento fornito dall’Inps con il messaggio n. 2884 dell’11 luglio 2017, in una nota che farà molto discutere e che scontenta molti dei lavoratori che volevano usufruire dell’Ape. Vediamo allora nel dettaglio quali sono i requisiti di disoccupazione per accedere all’Ape social e perché chi non ha beneficiato della Naspi non potrà lasciare il lavoro a 63 anni.

 

Disoccupati, la Naspi è necessaria per la pensione anticipata

La notizia coglie di sorpresa moltissimi lavoratori prossimi alla pensione che credevano di poter anticipare il ritiro a 63 anni perché disoccupati a seguito di licenziamento. Se non si è percepito il sussidio Naspi, e se non sono poi passati ulteriori 3 mesi, non si può usufruire dell’Ape social.

Non basta, dunque, il solo stato di disoccupazione, unitamente al possesso dei requisiti di età e contribuzione. L’Inps chiarisce che la condizione di “aver concluso, da almeno tre mesi, di godere della prestazione per la disoccupazione spettante” va interpretata in senso letterale: niente Ape social per chi non ha usufruito interamente della Naspi. Ma non solo: questa condizione non vale solo per i disoccupati che non avevano i requisiti per chiedere il sussidio, ma anche per tutti coloro che potevano richiedere la Naspi e si sono dimenticati di farlo, ad esempio perché non hanno presentato la domanda per tempo.

 

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Niente Ape social se si lavora dopo la Naspi

Le cattive notizie non finiscono qui. Per aver diritto all’Ape social, il sussidio di disoccupazione non solo deve essere stato fruito per intero, ma devono anche essere trascorsi ulteriori tre mesi senza occupazione. Ebbene, questo vuol dire che il lavoratore che in questo lasso di tempo sia stato nuovamente assunto da un’azienda, anche solo per un giorno, perderà automaticamente anche il diritto all’Ape social 2017.

Inoltre, il messaggio Inps ricorda che l’Ape social spetta solo in caso di licenziamento o dimissioni per giusta causa, mentre non possono fare domanda i lavoratori che si trovano in stato di disoccupazione per naturale scadenza del contratto a termine.

Ape social, quali sono gli altri requisiti

Ricordiamo, in ogni caso, che possono usufruire dell’Ape social i lavoratori che abbiano almeno 63 anni e che facciano parte di una di quattro categorie svantaggiate identificate dalla Legge di Bilancio 2017. Oltre all’essere disoccupato e aver terminato da 3 mesi la ricezione del sussidio Naspi, le altre tre categorie di lavoratori che possono usufruire dell’anticipo sono:

  • gli invalidi civili con invalidità uguale o superiore al 74%;
  • i lavoratori che assistono dal almeno 6 mesi un parente convivente con handicap grave;
  • i lavoratori che sono stati impegnati in mansioni gravose per almeno 6 degli ultimi 7 anni.

Il requisito contributivo è pari a 30 anni di contributi, tranne nel caso delle mansioni gravose. In questo caso gli anni di contribuzione necessaria salgono infatti a 36. Il termine concesso per l’invio delle domande per l’Ape social 2017 è scaduto sabato 15 luglio.

Naspi, sussidio fino a 1.300 euro per 24 mesi

Ma in quali casi può essere concesso il sussidio di disoccupazione Naspi necessario alla pensione anticipata a 63 anni tramite Ape social?

Possono richiedere la Naspi i cittadini che si trovano in stato di disoccupazione involontaria in seguito alla rescissione del contratto da lavoratore dipendente. È necessario aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione nell’arco degli ultimi 2 anni e almeno 30 giorni di lavoro nell’anno precedente la richiesta.

L’importo della Naspi è pari, per i primi 4 mesi dalla concessione, al 75% dello stipendio fino ai 1.195 euro al mese e al 25% della somma in eccesso. In totale, però, l’assegno Naspi non può comunque superare i 1.300 euro lordi al mese. Non solo: dal quinto mese di fruizione in poi, il sussidio si riduce del 3% per ogni mensilità. La Naspi, infine, non può durare per più di 24 mesi.

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