Mediazione familiare: separarsi come coniugi ma “insieme” come genitori

Mediazione familiare: separarsi come coniugi ma “insieme” come genitori

di Corbi Mariagabriella

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Nel nostro Paese, le procedure per ottenere il divorzio obbligano quasi sempre i coniugi a ripetute udienze, che li sottopongono a pressioni e interrogatori mirati a verificare la fondatezza della loro scelta e li espongono a infinite discussioni per regolamentare a norma di legge tutti gli aspetti della vita personale. Tanto che, per evitare questo calvario, molte coppie scelgono di vivere separati senza divorziare. La separazione, nonostante tutte le problematiche a lei collegate, in alcuni casi potrebbe non rappresentare il male maggiore per i bambini e i ragazzi che vivono costantemente bersagliati dalle tensioni e dai conflitti dei genitori e può addirittura trasformarsi in una dura iniziazione alla realtà della vita. Tutto questo nella consapevolezza che ogni separazione significa dolore, ogni divorzio rappresenta una lacerazione e, quindi, comporta sofferenza, malessere, disagio; ma non sempre implica, soprattutto per i minorenni, gravi disagi psichici.
Egli potrà sviluppare capacità comportamentali psicopatologicamente alterati. Benchè sia impossibile conoscere a priori quali saranno le conseguenze che un figlio dovrà subire, esistono elementi direttamente collegati: età del bambino, quantità e qualità dell’investimento affettivo verso le figura genitoriali (attaccamento), figure di riferimento alternative (zii, nonni, amici, etc.), elementi caratteriologici del minore (caratteristiche personali) e, soprattutto: il grado di consapevolezza con cui i genitori gestiscono la propria separazione coniugale. La paura di poter perdere le figure di riferimento affettivo per il bambino, può generare in lui l’incapacità di elaborare il cambiamento legato alla separazione dei genitori e provocare ansia e depressione.
E’ necessario fare una campagna di sensibilizzazione sull’importanza del ruolo paterno nella vita dei figli di genitori separati, sono attivi vari centri di ascolto e di accoglienza mettendo a disposizione delle coppie con figli, prima, durante  e dopo la crisi coniugale una serie di servizi innovativi, multidisciplinari, quali appunto anche la Mediazione Familiare. La definizione “innovativi” è inteso come uno spazio di accoglienza unico, centro polifunzionale, per far si che la coppia, pensando di chiudere un rapporto coniugale, trovi professionisti dell’area psicologica, legale, sociale per meglio affrontare questa delicata fase della propria vita. Aiutare la coppia a riorganizzarsi nel nuovo assetto familiare vuol dire aiutarli all’elaborazione dei sentimenti che scaturiscono quale la rabbia, la ripicca, la voglia di prevaricarsi, ed è proprio con la rete multidisciplinare che si risponde alle necessità che investono i sentimenti e la vita delle persone.
Ponendo entrambi i genitori in assoluta eguaglianza e capacità nella gestione, cura, educazione e istruzione dei propri figli, restituendo ad entrambi la responsabilità ad assumere quegli impegni necessari per la continuità del proprio ruolo avremmo sicuramente tutelato i bambini. Un ultimo aspetto, che non possiamo dimenticare, è quello che la società non può non prendere atto che le famiglie che si separano sono diventate un costo sociale, e quindi la coppia che decide di separarsi non può non pensare che dovrà riorganizzare la propria vita non solo in funzione delle esigenze dei figli, ma quelle proprie.
Quando i genitori scelgono per relazionarsi la disputa ad oltranza senza esclusione di colpi, i bambini sono spesso triangolati.  La triangolazione è una coalizione instabile in cui ciascun genitore desidera che il figlio parteggi per lui contro l’altro. Se c’è una triangolazione, il figlio rimane come paralizzato o diventa incongruo, in quanto cerca di dare ragione e affetto sia all’uno sia all’altro, alternativamente. Quando una tale situazione persiste, il bambino potrebbe sviluppare molteplici psicopatologie: "tentativi di addurre a se attenzione in modo patologico, alterazioni e disturbi del l’alimentazione nel tentativo di attirare attenzione e nel contempo sovvertire la sua immagine allo scopo di nascondere il proprio sé, disturbato dal comportamento dei genitori. La violenza psicologica può generare una ferita indelebile nell’ Io profondo del fanciullo.
Avvalersi dell’apporto del Mediatore stimola :
         i coniugi in via di separazione a trovare accordi "mutualmente soddisfacenti" per entrambi su ogni aspetto della separazione (affidamento dei figli, calendario delle visite, aspetti economici e patrimoniali). Soltanto in questo modo, infatti, le parti saranno interessate a rispettare gli accordi nel tempo.
         migliorare l’intesa e la comprensione, ricostruire un canale di comunicazione magari interrotto da anni, migliorare l’intesa e la comprensione fra le parti sulla base della fiducia reciproca, promuovere un dialogo costruttivo e chiaro fra gli ex coniugi in vista di una collaborazione futura come genitori;
         coadiuvare le evoluzioni emotive, psicologiche, pragmatiche ed organizzative che accompagnano la separazione;
         aiutare a prevenire la sofferenza generale provocata dalla crisi coniugale, ed evitare che la crisi coniugale sfoci in una conflittualità dannosa e distruttiva;
         offrire una zona neutra per il dialogo e confronto costruttivo;
         tutelare il benessere e i diritti dei minori coinvolti;
         promuovere il rispetto fra i genitori;
         "umanizzare il divorzio" e/o separazione.
Troppe separazioni offrono uno scenario pressoché identico: un coniuge che si sente ferito, tradito, deluso o abbandonato e cerca una compensazione, un vantaggio sull’altro imbastendo liti legali che durano anni per "ottenere la casa, l’affidamento dei figli, un assegno più alto" ecc. Il tutto senza pensare che dopo anni di lotte guidate dai rispettivi avvocati la maggior parte delle volte si finisce per ottenere meno di quanto l’altro coniuge sarebbe stato disposto ad offrire spontaneamente all’inizio degli scontri.
Da un punto di vista psicologico, infatti, la capacità di separarsi civilmente rappresenta il modo migliore per dirsi addio e per chiudere in positivo e dignitosamente un arco di tempo che ci ha visti protagonisti della propria vita. Il raggiungimento di questo obiettivo nel corso della mediazione viene realizzato mediante diverse soste, ma il fulcro è rappresentato dal percorso ragionato e sperimentato per addivenire agli accordi conclusivi tramite una riflessione attenta, particolareggiata su tutti i probabili ostacoli, così da cogliere le sfumature, i dettagli e soprattutto il rapporto tra affinità e divergenze dei vari pareri. La possibilità di parlare, riflettere su ogni minimo dettaglio che riguardi la separazione e la gestione dei figli e dei beni permette l’apertura psicologica a persone che, a causa del profonda sofferenza, si sono irrigiditi in meccanismi stereotipati e automatici. La stesura degli accordi è diviene il trampolino per recuperare fiducia nelle proprie capacità e risorse e per comprendere che vi è uno spazio interiore per palesare il dolore senza che questo annulli tutte le altre aree di vita.
……. per continuare entrambi ad essere protagonisti, anche se da lontano, della crescita dei propri figli: ci si può separare come coniugi, ma non ci si può mai separare come genitore.
 
Dottoressa in Scienze dell’educazione
Consulente dell’educazione familiare
Mediatrice Familiare

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