L’istituto dell’adozione in Italia: evoluzione e situazione attuale

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Indice

1. Le vicende dell’adozione

Una delle prime evidenze passate dell’adozione risale al II millennio a.C.: il Codice di Hammurabi, una tra le più antiche raccolte di leggi conosciute, normava i diritti e doveri degli adottandi e degli adottati.
 Nella legislazione della Roma antica la finalità prioritaria dell’adozione era quella di assicurare, a chi non aveva figli legittimi o naturali, un successore nel culto religioso degli antenati.
Quando accadeva, secondo le convenzioni utilizzate, il nome dell’adottato diveniva quello completo del padre adottivo più il suo nome di famiglia.
 Il Codice Napoleonico, normava l’adozione ma, tranne casi specifici, non prevedeva l’adozione di minorenni.
 Il primo codice civile del 1865 prevede l’adozione di maggiorenni, specialmente per motivi di merito, mentre per i minorenni regolamenta l’istituto della tutela, grazie al quale individui caritatevoli si possono prendere cura di bambini abbandonati e meritevoli.
 Un notevole cambiamento legislativo in materia si ha negli anni ‘60 quando l’aspetto caritatevole della tutela viene trasferito direttamente all’adozione, che diventa uno strumento per fare fronte all’interesse del bambino in stato di abbandono, trascurando la questione del merito a vantaggio di un generico diritto di avere una famiglia ritenuta idonea e stabile.
 In relazione al decaduto diritto nobilare italiano, una norma, vigente e abrogata in seguito alla nascita della Repubblica Italiana, prevedeva che i figli adottivi ereditassero il cognome dell’adottante ma non potessero succedere nei predicati e nei titoli nobiliari, fatta salva un’altra investitura da parte del Re.
 Il Concilio Vaticano II (18 novembre 1965), nel decreto Apostolicam Actuositatem (apostolato dei laici), menziona “tra le varie opere di apostolato familiare ci sia concesso enumerare: adottare come figli propri i bambini abbandonati” valorizzando l’adozione anche nella dottrina cattolica.
 Il 29 maggio 1993 viene redatta la Convenzione per la tutela dei minorenni e la cooperazione in materia di adozione internazionale nota come Convenzione dell’Aja, ratificata dal Parlamento con la legge 31 dicembre 1998, n. 76.
Al centro della Convenzione c’è il minorenne e i suoi diritti fondamentali, compreso quello di avere una famiglia.
La Convenzione prevede che gli stati aderenti applichino misure prioritarie perché i minorenni, dove sia possibile, restino con la famiglia di origine, altrimenti ricorrano all’adozione.
 L’adozione internazionale viene così normata a livello sovranazionale, riconoscendola come “un’opportunità di dare una famiglia permanente a quei minorenni per i quali non può essere trovata una famiglia idonea nel loro Stato di origine” e viene resa più trasparente e controllata.
 Non ogni stato ha ratificato questa convenzione, e alcuni Paesi ratificanti hanno sospeso le adozioni internazionali verso i Paesi non ratificanti.
Ad esempio, in Bolivia non è più consentita, salvo casi eccezionali, l’adozione internazionale da parte di cittadini statunitensi, in quanto gli USA, a differenza della Bolivia, non hanno ratificato la Convenzione.
Altri Paesi ratificanti hanno firmato accordi bilaterali con Paesi non ratificanti in modo da mantenere garantiti i principi di trasparenza e sussidiarietà ispirati alla Convenzione dell’Aja.

2. La legislazione italiana attuale

4. La procedura per intraprendere un’adozione

5. La dichiarazione di adottabilità del minorenne

6. Le adozioni illegali e il diritto dell’adottato di accedere alle origini familiari e genetiche

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