Liceità e illiceità delle donazioni di denaro tra coniugi

Liceità e illiceità delle donazioni di denaro tra coniugi

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Quando si decide di porre in essere una donazione di denaro tra coniugi, si devono seguire determinate regole atte ad evitare che in futuro possano sorgere degli equivoci oppure si debba rispondere a un accertamento di carattere fiscale.

In linea di principio, in relazione alle donazioni tra coniugi non esiste nessun divieto, anche se hanno come oggetto denaro.

I motivi risiedono nel fatto che in diverse circostanze, si verrebbero a creare conseguenze assurde, che renderebbero illegali i regali  nei confronti dei soggetti legati a un vincolo di solidarietà.

Lo stesso codice civile obbliga i coniugi alla reciproca astensione, non esclusivamente morale ma anche materiale.

Senza cadere in errore, si può affermare che le donazioni di denaro possono diventare addirittura obbligatorie quando uno dei due coniugi non guadagna e si trova in difficoltà economica.

L’unica “condizione” è che dietro la donazione non debba sussistere un fine illecito.

Ad esempio, il conto corrente intestato alla moglie non deve essere un appoggio per i redditi in nero del marito.

In presenza di simili circostanze, il bonifico che proviene dal conto della moglie, rivolto al conto del marito, sarebbe illegittimo anche se fosse giustificato dalla causale “donazione”.

La Suprema Corte di Cassazione  nella recente sentenza 11/12/2019 n. 32427, ha sostenuto che è giustificabile l’accertamento fiscale sul conto del coniuge quando sullo stesso sono registrate operazioni sospette e ingiustificate.

La sezione tributaria, accogliendo un ricorso delle Entrate, ha ribaltato il verdetto di merito, ricordando che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, al fine di superare la presunzione a carico del contribuente dal DPR 29/9/1973, n. 600, articolo 32, in virtù della quale i versamenti su conto corrente bancario devono essere imputati a ricavi conseguiti nell’esercizio dell’attività libero professionale o di lavoratore autonomo, non basta una prova generica in relazione alle ipotetiche distinte causali nell’accredito di somme sul conto corrente personale, ma è necessario che il contribuente fornisca la prova di ogni singola movimentazione alle operazioni evidenziate nelle dichiarazioni, oppure dell’estraneità delle stesse alla sua attività.

Lo stesso principio si applica in presenza di alcuni altri elementi, come il rapporto di stretta contiguità familiare tra il contribuente e i congiunti intestatari dei conti bancari sottoposti a verifica, anche alle movimentazioni effettuate sugli stessi, perché in simili circostanze  è elevata la possibilità che le movimentazioni sui conti bancari dei familiari debbano, in difetto di specifiche dimostrazioni di segno contrario, essere rivolte allo stesso contribuente sottoposto a verifica.

Le modalità di realizzazione di una donazione di denaro tra coniugi

Al fine di trasferire del denaro tra coniugi, devono essere rispettate delle semplici regole.

Se si tratta di cifre di piccolo importo, che possono essere effettuate anche a mano.

Sino a 1.999,99 si può procedere con la consegna in contanti, mentre superato questo importo, si deve per forza eseguire la donazione attraverso un bonifico bancario.

Se la donazione ha come oggetto un importo rilevante,  ad esempio, diverse decine di migliaia di euro, si deve andare dal notaio con due testimoni.

Si deve rispettare la forma del cosiddetto “atto pubblico”.

La legge non dice quale sia il limite esatto a partire dal quale scatta l’obbligo di porre in essere questa procedura, si deve rapportare alle condizioni economiche del donante.

Se però il denaro, anche cospicuo, viene erogato al fine di acquistare un bene specifico, ad esempio,  un gioiello, un’auto, o altro, non ci si deve recare da un notaio.

La Suprema Corte di Cassazione ha spiegato che in simili circostanze, che vanno sotto il nome di donazione indiretta, non si deve procedere alla redazione di un atto pubblico se il successivo atto di acquisto specifica la provenienza del denaro.

La donazione tra coniugi e la loro dichiarazione fiscale

Sulle donazioni di denaro tra marito e moglie non si pagano le tasse sino a un importo massimo di un milione di euro.

Se si dovesse superare questa cifra, andranno riportate nella dichiarazione dei redditi e si dovrà versare un’imposta pari al 4%, che verrà calcolata esclusivamente sul valore della donazione che supera il milione.

Su una donazione di 1,5milioni, si versa l’imposta pari al 4% di 500mila euro.

La causale della donazione tra coniugi

Se si sceglie per un bonifico, azione legittima che non comporta rischi, si dovrà adottare una causale specifica.

Nonostante la stessa non sia obbligatoria e non faccia prova nei confronti del Fisco, può scrivere, a distanza di tempo, a ricordare il fine dell’accredito.

La forma è libera e come causale basterà indicare “donazione” o “regalia” oppure “contributo per acquisto di…”

I regali tra coniugi e le loro vicende se finisce il matrimonio

Se una coppia di coniugi decide di separarsi, le donazioni non devono essere restituite anche se hanno come oggetto somme ingenti di denaro a meno che non sia stata rispettata la forma dell’atto notarile, quando richiesto.

In presenza di simili circostanze, anche il donante può richiedere la restituzione del denaro in qualsiasi momento, senza limiti di tempo, e lo potrà fare anche a distanza di molti anni.

La revoca della donazione non può scattare neanche in presenza di tradimento o altri comportamenti illeciti del coniuge che determinino il cosiddetto addebito nella separazione e divorzio.

Resta escluso il caso di indegnità, che viene posto in essere esclusivamente in presenza di reati molto gravi.

La natura dello scambio di denaro tra coniugi

In un rapporto coniugale, potrebbe succedere che, ad esempio, il marito regali dei soldi alla moglie.

Passato un po’ di tempo, lo stesso ci ripensa e ne pretende la restituzione, sostenendo che non si era trattato di una donazione ma di un prestito.

Se non esiste un contratto scritto, la controversia si deve dirimere in altro modo.

L’aspetto è stato affrontato dalla Cassazione, con la sentenza 8/01/2018 n, 180/18.

La Corte ha sostenuto che nel dubbio tra mutuo e donazione si deve scegliere la donazione.

Chi chiede indietro i soldi deve dimostrare, con testimoni o con un documento scritto, che si è trattato di un prestito.

In caso contrario i soldi non devono essere restituiti.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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