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Concluso il periodo di tirocinio forense secondo le modalità indicate ed ottenuto il certificato di compiuta pratica da parte del Consiglio dell’Ordine competente, sarà possibile, per il praticante avvocato, iscriversi alla sessione annuale dell’esame di avvocato, che consiste nello svolgimento di tre prove scritte ed una prova orale. Al superamento di dette prove, l’aspirante legale conseguirà l’abilitazione per poter svolgere la professione e potrà iscriversi all’Albo degli Avvocati presso l’Ordine di riferimento.

Il bando relativo all’esame di stato, viene solitamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale qualche mese prima rispetto alla data fissata per le prove scritte (tra l’estate e l’autunno). Le domande di iscrizione vanno presentate entro il termine fissato nello stesso bando, in modalità esclusivamente telematica, accedendo, previa registrazione, al sito del Ministero della Giustizia e seguendo l’iter ivi predisposto.


Le novità a partire dalla sessione d’esame 2019 -2020

L’esame d’avvocato è innanzitutto regolamentato dalla Legge professionale forense (Legge 247/2012, Titolo IV, Capo II, artt. 46 – 49). La disciplina ha tuttavia subito importanti modifiche per effetto del recente Decreto del Ministero della Giustizia n. 48 del 25 febbraio 2016, il quale, proprio in applicazione della Legge professionale, detta una regolamentazione piuttosto dettagliata per i vari passaggi in cui si articola l’esame: dalla presentazione della domanda, alle modalità di svolgimento delle prove scritte ed orali, tracciando persino i criteri di valutazione delle prove medesime.

Il presente Decreto, con le rilevanti novità che contempla, non ha trovato ancora applicazione per la sessione d’esame 2017 (per cui sono valse le regole precedenti), in quanto la Legge n. 19/2017, di conversione del Decreto mille proroghe 2016, ne ha previsto il rinvio di un anno dell’entrata in vigore. E’ ufficiale, pertanto, che la riforma entrerà in vigore a partire dalla sessione di esame 2019 (inizialmente era prevista per il 2018, con successiva proroga di due anni).

Vediamo, di seguito, quali sono le principali differenze rispetto alla tradizionale, previgente, formulazione dell’esame di Stato.

Le prove scritte

Consegna dei temi

I temi su cui articolare le tre prove scritte di cui all’art. 46 comma 2 Legge professionale forense (parere motivato di diritto civile, parere motivato di diritto penale, atto giudiziario), vengono trasmessi dal Ministero della Giustizia – in un arco temporale compreso tra 120 e 60 minuti prima dell’ora fissata per l’inizio di ciascuna prova –  al Presidente della commissione distrettuale, a mezzo posta elettronica certificata, protetti da un meccanismo di crittografia.  A tal fine, il Ministero attiva un’apposita casella Pec per il Presidente di ciascuna commissione, consegnando allo stesso, nei giorni precedenti l’esame, le credenziali personali per l’accesso. All’ora fissata per la relativa prova, la commissione procede alla decriptazione del tema verbalizzando l’operazione e si dà poi avvio alla sessione.

Svolgimento delle prove scritte

Le prove scritte di svolgono solitamente intorno a metà dicembre, su tre giornate consecutive. La prima prova è dedicata alla redazione di un parere in materia di diritto civile, la seconda alla redazione di un parere in materia di diritto penale e la terza, infine, alla redazione, a scelta, di un atto giudiziario di diritto civile, di diritto penale o di diritto amministrativo. Il numero e la tipologia delle prove scritte non subiscono alcuna variazione in seguito alla riforma.

Cambiano invece i seguenti aspetti:

Prima: per lo svolgimento delle prove scritte, i candidati potevano utilizzare codici anche commentati con la giurisprudenza, leggi e Decreti dello Stato; il tempo massimo a disposizione per svolgere ciascuna prova scritta era pari a 7 ore; per essere ammessi alla prova orale, i candidati dovevano conseguire una votazione complessiva di almeno 90 ed un punteggio di almeno 30 in due prove su tre (ad esempio, si era idonei con un punteggio di 32; 28 e 30).

Dal 2019: i candidati – si legge nel Decreto ministeriale n. 46/2016 – possono portare esclusivamente testi di legge stampati e pubblicati a cura di un editore, incluso l’istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Ciò significa, in sostanza, che possono essere impiegati solo codici “puri”, ossia che segnalino esclusivamente modifiche di legge o eventuali pronunce di incostituzionalità, e non più i codici annotati con la giurisprudenza. Ovviamente tutti i testi sono sottoposti ad un rigoroso controllo della commissione.

Resta invariata la previsione per cui è fatto divieto ai candidati di introdurre nel locale degli esami, strumenti informatici idonei alla memorizzazione di informazioni, carta da scrivere, appunti, manoscritti, libri, pubblicazioni o qualsiasi riproduzione di testi di legge differenti da quelli autorizzati, pena l’esclusione dall’esame; il tempo massimo a disposizione per svolgere ciascuna prova scritta è ridotto a 6 ore; per essere ammessi alla prova orale, i candidati devono conseguire una votazione complessiva di almeno 90, tuttavia, con punteggio di almeno 30 (la sufficienza) per ciascuna delle tre prove scritte (il minimo per essere idonei, pertanto, è il punteggio di 30; 30 e 30).

Correzione delle prove scritte

Con Decreto dei Ministero della Giustizia, sono determinati, a sorteggio, gli abbinamenti tra i candidati e le sedi delle Corti d’appello (diverse da quelle in cui si svolge l’esame) ove avrà luogo la correzione degli elaborati scritti. La correzione da parte delle commissioni distrettuali sorteggiate, avviene sulla base di linee generali elaborate dalla commissione centrale al fine di garantire criteri di valutazione omogenei per tutte le sedi d’esame.

Le commissioni o sottocommissioni distrettuali procedono alla correzione degli elaborati nel più breve tempo possibile e, comunque, non oltre 6 mesi dalla conclusione delle prove scritte, salvo eventuale proroga di detto termine per non più di 90 giorni. I risultati degli scritti sono solitamente resi noti ai candidati nei mesi di maggio/giugno.

La Prova orale

Terminata la correzione delle prove scritte, la commissione distrettuale predispone il calendario delle prove orali e ne dà notizia ai candidati ammessi, mediante pubblicazione nell’apposita sezione del sito del Ministero della Giustizia, avvisando gli stessi dell’avvenuta pubblicazione, ove possibile, tramite posta elettronica ordinaria. A questo punto, ai candidati non resta che presentarsi alla prova orale secondo l’ordine fissato dal Presidente della commissione o sottocommissione distrettuale. Si tenga conto che la sessione ha inizio, generalmente, tra fine agosto e settembre.

La prova orale, per effetto del Decreto del Ministero della Giustizia n. 48/2016, ha subito notevoli modifiche, di seguito elencate.

Prima: il candidato poteva scegliere sei materie da portare al colloquio orale, tra cui: deontologia forense obbligatoria, procedura civile o procedura penale (scelta vincolata alternativa) ed altre quattro materie a scelta tra diritto civile, diritto penale, diritto amministrativo, diritto costituzionale, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto tributario, diritto dell’Unione Europea, diritto internazionale privato, diritto ecclesiastico; il colloquio orale verteva, dopo una succinta illustrazione delle prove scritte, nella discussione di brevi questioni poste al candidato (quesiti liberi) nelle materie da esso scelte, di cui almeno una di diritto processuale. Non era previsto un tempo minimo o massimo di durata dell’esame; per l’idoneità era necessario conseguire un punteggio complessivo di almeno 180, con la possibilità che una sola materia fosse valutata con un punteggio inferiore a 30.

Dal 2019: il colloquio orale verte ora sulle seguenti materie obbligatorie: oltre a deontologia forense, diritto civile, diritto penale, diritto processuale civile, diritto processuale penale (tra le due procedure, dunque, la scelta non è più alternativa). A queste materie, vanno inoltre ad aggiungersi altre due a scelta tra diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto del lavoro, diritto commerciale, diritto comunitario, diritto internazionale privato, diritto tributario, diritto ecclesiastico, ordinamento giudiziario e penitenziario. La scelta va effettuata al momento dell’iscrizione all’esame. Aumenta dunque il numero delle materie obbligatorie (sei materie più deontologia forense). Cresce inevitabilmente la mole di studio per il candidato, considerato che le due procedure non sono più alternative ma vanno studiate entrambe, e che si è obbligati a portare tutte le quattro materie ritenute più ampie, mentre prima era possibile scegliere solo alcune di esse. I quesiti posti al candidato non sono più liberi (a discrezione della commissione) ma vengono estratti con modalità informatiche da un maxi database istituito presso il Ministero della Giustizia, di modo che siano gli stessi per tutte le commissioni e sottocommissioni istituite presso le Corti d’appello d’Italia. Infine il colloquio orale, pubblico, può durare da un minimo di 45 minuti ad un massimo di 60 minuti; per conseguire l’idoneità è necessario avere un punteggio complessivo di almeno 180, con una valutazione di almeno 30 in tutte le materie (mentre prima, si è visto, era consentita una insufficienza).

Certificato di idoneità:

Concluso l’esame di abilitazione alla professione forense con risultato positivo, la commissione o sottocommissione distrettuale rilascia al candidato un certificato di idoneità, necessario per iscriversi all’Albo degli Avvocati.

 

 


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