Le regole sul mantenimento dei figli

Le regole sul mantenimento dei figli

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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La maggior parte delle persone desidera avere una relazione di coppia stabile e resa felice dalla presenza dei figli.

Molto spesso il sogno si trasforma in una realtà attraverso il matrimonio o la convivenza.

In entrambi i casi, se la coppia avrà dei figli, gli stessi sono sempre protetti.

L’articolo 30 della Costituzione prevede in forma solenne il dovere dei genitori, anche se non uniti in matrimonio, di mantenere, educare e istruire i figli.

Coloro che optano per il matrimonio (civile o concordatario) durante la celebrazione si sentono ripetere la formula di legge contenuta all’articolo 147 del codice civile, che ricorda il dovere di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni.

Simili doveri che nascono dal fatto di avere fatto nascere un figlio, se la relazione di coppia dovesse fallire non possono venire meno.

 

Se la coppia sposata si separa e poi divorzia o se la coppia di conviventi mette fine alla relazione, i figli non possono essere abbandonati.

La rottura della relazione coniugale o della convivenza avrà lo stesso degli effetti psicologici sui figli, ma la legge cerca di dare loro la garanzia che i genitori non li potranno abbandonare moralmente ed economicamente.

A questo fine esistono delle regole con le quali il mantenimento dei figli viene regolato dalla legge.

Ci sono metodi che stabiliscono le modalità con le quali i genitori si devono fare carico dei loro figli sia durante il matrimonio (o la convivenza) sia dopo la fine della relazione, sancita dalla separazione, dal divorzio o dalla fine della convivenza.

I diritti dei figli

Al fine di affrontare in modo preciso l’argomento relativo al mantenimento dei figli, si deve partire dai diritti che la legge, all’articolo 315 bis del codice civile, riconosce loro.

Sono diritti che spettano a ogni figlio indipendentemente dal fatto che sia nato da una coppia sposata oppure non sposata.

Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito ed assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni.

Ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti, vale a dire con i fratelli, con i nonni, con gli zii.

Ha diritto di essere ascoltato in relazione alle questioni e alle procedure a lui relative se ha compiuto dodici anni e se è capace di discernimento, anche se ha una età inferiore.

La medaglia ha il suo rovescio, perché accanto ai diritti, il figlio ha anche dei doveri.

L’articolo 315 bis comma 4 del codice civile lo chiarisce in modo preciso quando afferma che il figlio:

Deve rispettare i genitori

Deve contribuire, in relazione alle sue capacità, alle sue e sostanze e al suo reddito, al mantenimento della famiglia sino a quando convive con essa.

Gli aspetti del mantenimento dei figli quando la coppia non è i crisi

Sino a quando la coppia è felice e in armonia, la legge individua all’articolo 316 bis del codice civile, le modalità con le quali i genitori devono adempiere al loro dovere di mantenere i figli.

Si stabilisce stabilito che i genitori devono adempiere i loro doveri verso i figli in proporzione alle loro sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale e casalingo.

La legge riconosce il valore, in passato spesso negato, del lavoro casalingo delle donne che viene posto sullo stesso piano del lavoro professionale.

A questo proposito, non si potrà più sostenere che la madre casalinga dia un apporto inferiore a quello del padre lavoratore professionista perché il lavoro casalingo non è stipendiato.

Allo stesso modo non si potrà più dire che una madre casalinga non stia mantenendo i suoi figli perché, essendo casalinga, non produce reddito.

Sempre l’articolo 316 bis del codice civile, al comma 1 aggiunge che la legge tutela i figli anche se i genitori non abbiano i mezzi sufficienti per mantenerli.

In presenza di una simile circostanza, saranno gli ascendenti più prossimi, vale a dire i nonni dei figli della coppia, a dovere fornire ai genitori le sostanze necessarie finalizzate all’adempimento dei  loro doveri nei confronti dei figli.

Se uno dei genitori non dovesse adempiere ai suoi doveri, a norma del comma 2 dell’articolo 316 bis del codice civile, è prevista la possibilità di chiedere al presidente del tribunale di ordinare che una quota dei redditi del genitore che non mantiene i suoi figli sia destinata direttamente all’altro genitore o a chi in quel momento stia provvedendo a mantenerli, istruirli ed educarli.

Gli aspetti del mantenimento dei figli quando la coppia è in crisi

Nelle ipotesi molto frequenti nelle quali i genitori pongano fine alla loro relazione, con la separazione e il divorzio o, per le coppie non legate dal vincolo del matrimonio, con la fine della convivenza, il dovere di mantenere i figli resta.

A questo proposito, la legge, all’articolo 337 ter del codice civile, detta alcune regole fondamentali, che sono le seguenti:

Ognuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in proporzione al suo reddito, fatta salva la possibilità che i genitori raggiungano diversi accordi, che il giudice valuterà nell’interesse dei figli.

In mancanza di accordo tra i genitori, è il giudice che può stabilire che un genitore corrisponda

all’altro un assegno periodico tenendo conto delle esigenze del figlio, del tenore di vita del quale lo stesso godeva quando i genitori convivevano, dei tempi di permanenza con ognuno dei genitori, delle risorse economiche di ogni genitore e del valore economico dei compiti domestici svolti dal genitore, di solito la madre.

Se tra i genitori separati, divorziati o che non convivono più insieme, non si raggiunge un accordo, è il giudice che può determinare un assegno periodico per garantire il mantenimento dei figli.

Non esistono tabelle fisse.

Alcuni tribunali adottano dei parametri secondo i quali in via orientativa, si può dire che per un genitore, di solito il padre, con reddito intorno ai 1.500,00 euro al mese, che non abbia proprietà immobiliari, oltre alla casa coniugale, o ingenti depositi di denaro, l’ammontare dell’assegno di mantenimento per i figli, considerata anche l’eventuale assegnazione della casa coniugale alla ex moglie o ex compagna, sarà pari  a circa 400,00 euro per un figlio e a circa 650,00 euro per due figli.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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