Le primarie del centrosinistra: terapia d’urto democratica o momento di autodistruzione?

Le primarie del centrosinistra: terapia d’urto democratica o momento di autodistruzione?

Martello Stefano

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?Una terapia d?urto democratica?. Cos? titolava Liberazione del 21 giugno a proposito delle primarie nel centrosinistra. E un po? di ragione, nonostante i toni enfatici, c?era, perch? le primarie in quel momento potevano rappresentare ? insieme alla Fabbrica del programma di Romano Prodi ? un tentativo di migliorare l?intero modus operandi politico. Un tentativo di sottrarsi alla politica personalizzata ripartendo dal basso, cercando, quindi, consenso reale piuttosto che alimentando visioni in un elettore sempre pi? lontano dalla dimensione politica.

Soprattutto la Fabbrica del programma si affermava come un ottimo strumento di ascolto e di monitoraggio di quelle che oggi sono le domande dei cittadini; e proprio l?idea di costruire un programma politico insieme ai cittadini e non in riunioni dei vertici sembrava restituire al centrosinistra uno dei suoi principi identitari: la voglia di partecipazione e confronto. Che d?altronde la stessa idea di primarie non faceva che confermare.

In realt? le primarie non avevano e non hanno un cos? nobile scopo; l?obiettivo ? ben pi? politico – ? quello di salvare una leadership che, sino a poco tempo fa, sembrava inattaccabile. Giova un po? di storia.

Romano Prodi torna in Italia da Bruxelles come salvatore del centrosinistra. Di pi?, come leader del centrosinistra. Non ci sono dubbi, ? a Prodi che ci si deve rivolgere per ripetere l?entusiasmante vittoria del 1996, e non solo per fini scaramantici, ma soprattutto perch? ? l?unico che sappia mediare con credibilit? ed efficacia tra le varie anime di un centrosinistra agitato e unito solo di fronte alle telecamere.

L?ottimo risultato conseguito alle Regionali del 2005 sembrava essere il punto di partenza per una rinnovata stagione politica ma, paradossalmente, si ? trasformato in un fastidioso handicap. Colpa di un insano egoismo di partito o di una legittima rivendicazione per gli anni passati ?a mangiare cicoria?? Forse colpa di un eccessivo clima di sicurezza nei confronti di una vittoria che, stante i travagli del centrodestra, appariva certa?

Forse tutte e tre le componenti hanno portato alla situazione attuale, complice anche un bipolarismo che negli anni ha mostrato alcuni dei suoi limiti evidenziando alleanze sempre pi? precarie, sempre pi? improntate al breve termine ? la vittoria elettorale ? piuttosto che sul lungo periodo, cos? come la situazione italiana richiede.

Le primarie a cui si dovrebbe comunque arrivare ? proprio nel momento in cui si scrive sta per partire il Tir di Romano Prodi da Roma – non assomigliano minimamente a quelle che si sono svolte in Puglia decretando la vittoria di Vendola perch? in quel caso il risultato non appariva per nulla scontato. Le attuali primarie assumono, infatti, una connotazione puramente simbolica.

Se vogliamo un chiaro esempio di ?democrazia comunicativa? molto attenta all?immagine e poco attenta alla sostanza.

Un sondaggio promosso dal sito www.repubblica.it nel giugno scorso ha visto il 67% delle preferenze a Romano Prodi, ma questo dato pu? bastare? No, come non bastano le dichiarazioni dei vari esponenti del centrosinistra di fronte alle telecamere e l?ampia cartellonistica presente nelle citt? italiane che invita all?unit?.

Il fatto ? che le primarie hanno smarrito ogni funzione di deterrente per crisi interne e nel contempo hanno rappresentato il punto pi? alto della crisi che oggi permea il centrosinistra. Il solo fatto di tirarle in ballo ha delegittimato sia la figura di Romano Prodi sia lo stesso ruolo del centrosinistra come alternativa valida ad un centrodestra sempre pi? infiammato da ?contestazioni interne?.

? anche vero che il reale significato delle primarie del centrosinistra non pu? essere esaminato senza dare uno sguardo a ci? che accade dall?altra parte. Anzi, si pu? tranquillamente affermare che i punti di contatto siano molteplici e tutti validi.

Proviamo quindi a configurare uno schema per facilitare la lettura di un piano d?azione che appare estremamente complesso:

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Centrodestra: la posizione di Silvio Berlusconi come leader indiscusso della Casa delle libert? appare traballante. Paradossale se si pensa che fu lo stesso Berlusconi a ventilare per primo l?ipotesi di un partito unico meno incentrato sull?identit? mediatica di Forza Italia (quindi sulla sua persona). Ma ? chiaro che l?obiettivo del Cavaliere non era certo quello di annullare il bipolarismo attraverso la costituzione di una terza forza, quanto quello di contenere sotto un tetto comune gli slanci di Alleanza Nazionale e Udc attraverso un processo di responsabilizzazione. ? altrettanto chiaro che tale soluzione avrebbe comportato pochi vantaggi per forze come la Lega ? che infatti ha rifiutato anche solo l?idea ? e Alleanza Nazionale che, aderendo alla proposta, avrebbe annullato tutti i risultati raggiunti che ora la identificano come forza moderata e, nel contempo, identitaria.?

? improbabile che Silvio Berlusconi ora accetti lo scontro con l?Udc, mentre invece ? molto pi? probabile che il Presidente del Consiglio conceda un dialogo (si legga tregua) con un obiettivo a breve termine: vincere le elezioni del 2006. Per poi dirigersi verso altri ?lidi istituzionali? lasciando nel contempo l?impronta dell?artefice e un agile spazio di manovra per un partito di centro credibile e forte. Anche in un?ottica di comunicazione politica l?immagine di un leader che notoriamente vuole tutta la scena per s? che compie un significativo passo indietro per il bene e la stabilit? politica del paese avrebbe una valenza duplice, in termini di consenso nei confronti di un elettorato che appare sfiduciato e in termini di credibilit? nei confronti della nuova formazione politica.

Non casuale, a tale proposito, ? la condotta politica di Casini che non rompe ufficialmente con il centrodestra limitandosi all?apporto di alternative che sembrano quasi suggerimenti per il futuro.

Pi? difficile appare la situazione della Lega e di Alleanza Nazionale: la prima sconta valori identitari troppo definiti ? lo stesso problema che ha Rifondazione Comunista nel centrosinistra ? perdendo di efficacia con la nascita di un terzo polo, mentre la seconda ? guidata da un ?bipolarista puro? come Gianfranco Fini.

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Centrosinistra: qui la situazione ? decisamente pi? incandescente. Il rischio ? quello di ritrovarsi un Prodi vincente nelle primarie senza per questo aver risolto i problemi di leadership; quindi uno schieramento assolutamente poco credibile di fronte al corpo elettorale. Il punto centrale diviene cos? il comportamento di Francesco Rutelli e della Margherita ma anche in questo caso, visti i contatti sempre pi? frequenti tra Margherita e Udc, le prospettive non appaiono rosee.

Nel contempo, all?interno del centrosinistra, solo Bertinotti ? riuscito a cogliere in maniera positiva e concreta l?essenza delle primarie; attraverso una campagna che non ha mai cercato lo scontro limitandosi ad una dettagliata esposizione del programma unitamente ad una campagna di comunicazione che vuole ? fortissimamente vuole ? il parere ed il consiglio dei cittadini. In tal senso mi pare estremamente vincente la ?campagna del post it?.

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Il partito di centro: ha tutte le carte in regola per affermarsi, sia in termini di attuazione che in termini di credibilit?, se non altro per l?enorme confusione di contorno. Con un centrodestra traballante ed un centrosinistra ancora pi? azzoppato, il partito di centro rischia di divenire una alternativa assolutamente valida, sia in termini di governabilit? del paese, sia in termini di rinnovata credibilit? in Europa. Senza contare poi la fine del bipolarismo.

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All?interno di tale quadro ? lo si ripete – le primarie all?interno del centrosinistra divengono mero momento simbolico e niente pi?.

Quali le possibili soluzioni per una situazione che ai pi? appare cos? deteriorata? E soprattutto, il bipolarismo come sistema politico ? realmente fallito?

A questa domanda credo si debba rispondere prima di configurare qualsiasi tipo di soluzione.

Perch? se ? vero che il bipolarismo ha prodotto alcune distorsioni, le stesse non sono state create dal sistema bens? dall?utilizzo che di quel sistema ? stato fatto.

Il bipolarismo conserva intatto il suo pi? grande pregio che ? quello di rispondere ad un elettorato sempre pi? variegato e dalle domande sempre pi? diverse. Un elettorato che ha conosciuto la fine delle ideologie, la perdita della fiducia nel metodo politico e che ha preferito distribuire la propria voglia di partecipazione in ambiti diversi quali l?universo del non profit.

Non a caso la ricerca del target ? soprattutto quando si parla di giovani – si ? affermata come uno dei compiti pi? difficili nell?arte della comunicazione politica.

Il problema non ? di natura politica, semmai di natura umana, concentrandosi sull?accaparramento di potere piuttosto che su di un programma politico che individui punti comuni lasciando nel contempo libere di esprimersi le singole ?individualit? di partito?.

Un sistema gi? elaborato ? sia pure in campo economico ? dal matematico e premio Nobel John Forbes Nash jr. che assicura non solo vantaggi per tutte le parti in causa ma anche stabilit? e coesione d?intenti all?interno della macrostruttura utilizzata. E non credo di apparire temerario se affermo che tale ragionamento pu? trovare ottimale applicazione anche all?interno di uno schieramento politico.

Serve, in conclusione, un passo indietro da parte di tutte le anime del centrosinistra, Margherita inclusa. Serve un gesto deciso che potrebbe essere proprio quello di rifiutare le primarie ? o, a questo punto, ritirare le varie candidature – per restituire una piena credibilit? al leader originario Romano Prodi.

In questo modo ? che presuppone l?adesione di tutti gli esponenti e non solo di alcuni? ? si eviterebbero i rischi naturali di ogni primaria ? una vittoria ?di rottura? o di protesta di Fausto Bertinotti, come gi? intuito da Claudio Rinaldi nell?Espresso del 30 giugno 2005? ? ma soprattutto si otterrebbe un duplice risultato in vista delle elezioni politiche del 2006.

Il primo sarebbe di natura mediatica ? il passo indietro per il bene del paese che, a livello di comunicazione politica, funziona quasi sempre ? mentre il secondo sarebbe di natura prettamente politica, restituendo cos? al centrodestra i dilemmi sul partito moderato.

Senza l?apporto della Margherita l?Udc ne uscirebbe indebolita non solo sul fronte della costituzione del partito di centro ma anche e soprattutto nei rapporti con Silvio Berlusconi. Che in quel caso potrebbe decidere di non cedere in base a due considerazioni: l?entit? minore del pericolo ed il rinnovato appoggio da parte della Lega e di Alleanza Nazionale.

In ogni caso lo schieramento di centrodestra ne uscirebbe enormemente indebolito e quel passo indietro di cui sopra si trasformerebbe, per il centrosinistra, in un enorme passo in avanti.

In caso contrario ? quindi nel caso in cui l?egoismo dei partiti predomini ? si assister? allo sfaldamento del centrosinistra e a un esodo di massa dal centrodestra al partito di centro. Il bipolarismo potrebbe anche crollare, ma a vantaggio di un sistema in cui tutti, per salvare il posto, cercherebbero di adeguarsi ad un centro ibrido e privo di qualsiasi connotazione.

Con un rischio che, prima di essere politico, ? sociale: l?allontanamento dei Cittadini stanchi di tecnicismi sterili.

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