L’approccio economico alla politica

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Da Riker a Hirschman

(Seconda Parte)

Rifacendosi alla teoria dei giochi, Riker formula una “teoria delle coalizioni” nella quale, in contrapposizione alla teoria della massimizzazione dei voti di Downs, si sostiene che i partiti sono nella realtà alla ricerca solo di un numero sufficiente di voti, per potere realizzare coalizioni vincenti con un minimo margine.
Secondo la legge sociologica sopra esposta e conosciuta anche come “minimum winning coalition” elaborata da Riker, il riferimento a coalizioni estese minime sufficienti per la vittoria è dovuto ai pagamenti collaterali, costi necessari al raggiungimento del controllo di governo.

La teoria

Il “valore della vincita” è inversamente proporzionale all’estensione della coalizione, fino ad azzerarsi se la coalizione comprende tutti i partecipanti alle elezioni o gioco.
La coalizione “minima – vincente” è data da quella in cui la sottrazione di un solo partecipante determina il blocco o la sconfitta della stessa, dobbiamo considerare che le coalizioni perdenti possono dividersi in “bloccanti”, che riescono ad impedire la formazione di una coalizione alternativa di governo, e “perdenti”, non in grado di perseguire tale obiettivo minimo.
La teoria di Riker presuppone che le coalizioni debbano comunque possedere una informazione perfetta, ma anche una forte conflittualità, unità dei soggetti unita ad una razionalità perfetta e l’inesistenza di vincoli all’agire individuale, questo tuttavia non toglie che distorsioni di percezione ed informazioni portino a coalizioni sovra estese di breve durata, con un disequilibrio permanente.
Un ulteriore postulato deriva dalla necessità per la parte vincitrice di accrescere la dimensione della sconfitta degli avversari, per dividerne le spoglie con cui pagare i coalizzati ed indebolirne una eventuale rivincita.
Vari autori ne hanno criticato sia le premesse che le conclusioni, quali la centralità della variabile dimensionale a scapito dell’affinità ideologica o della collocazione degli attori nello spazio politico (Leiserson – Axebod), altri hanno rimarcato la mancanza di una razionalità perfetta e l’esistenza di vincoli istituzionali (Budge – Herman, Ljphart).
Olson introduce il concetto di free-rider che è diventato elemento centrale di dibattito in materia di partecipazione negli ultimi 30 anni, altro concetto sviluppato è quello della centralità degli interessi del “proprietario totale o parziale della società”.
Partendo dagli interessi personali in gioco e dal conseguente impegno sociale che ne deriva, l’autore ne teorizza un rapporto direttamente proporzionale al fine di ricercarne l’efficienza sociale, consegue che gli individui preferiscono ai pericoli dell’anarchia l’autocrate, ma se si fa riferimento alle diverse modalità di distribuzione del reddito, valutando la massimizzazione del profitto, la democrazia piuttosto che l’autocrazia .

Hirsehman: ordine-disordine

Hirsehman a sua volta crea un rapporto tra il binomio ordine/disordine nella scienza politica ed equilibrio/squilibrio propri della scienza economica, nella prima ipotesi il rimedio è la protesta, nella seconda l’uscita, si crea quindi il binomio “uscita-protesta”.
L’uscita è subordinata alla disponibilità di una possibilità di scelta e di concorrenza effettiva, la protesta avviene quando non è possibile oppure è difficoltosa o costosa l’uscita, tuttavia in politica talvolta la protesta non è solo difficile ma anche rischiosa.
D’altronde l’uscita può non sempre rafforzare la protesta, bensì ridurne l’effetto “abbassandone il volume”, la tensione tra questi due estranei è allentata dal fattore della “lealtà”, che ritardandone l’uscita dà maggior spazio alla protesta. Vi sono peraltro casi, come per il 1989, in cui l’uscita trasformandosi in un movimento collettivo ha dato forza alla protesta fino a svuotare l’organizzazione, determinandone il crollo anziché la sua riforma.
Lo sviluppo impetuoso delle tecnologie legate all’informazione, la caduta delle ideologie e la loro sostituzione con un diffuso concetto di utile, ha reso più sostenibile e determinante la capacità di invertire il binomio vero/falso, rendendo più difficile distinguere tra informazione e disinformazione, elemento fondante nella scelta del voto.
La difficoltà nell’individuare la fonte delle informazioni fa sì che la capacità critica diminuisca, come la quantità e la velocità stessa che nel moltiplicarsi, sommerge; l’informazione non viene più imposta dall’autorevolezza del mezzo , ma nasce nell’individuo immerso nel mezzo dal suo continuo ripetersi.

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Bibliografia
• Lyphart A., Le democrazie contemporanee, Il Mulino, 1988;
• Riker W. H., The Art of Political Manipulation, Yale University Press, 1986;
• Mattei F., Olson e la legge ferrea della partecipazione, in “Rivista Italiana di Scienza Politica”, 16, 81 -115, 1986;
• Olson M., La logica dell’azione collettiva, Feltrinelli, 1983;
• Olson M., La logica delle istituzioni, Comunità, 1994;
• Hirschman A. O., Lealtà, defezione, protesta. Rimedi alla crisi delle imprese, dei partiti e dello Stato, Bompiani, 1982;
• Hirschman A. O., Le retoriche dell’intransigenza, Il Mulino, 1991;
• Meldolesi L., Alla scoperta del possibile. Il mondo sorprendente di Albert O. Hirschman, Il Mulino, 1994.

Dott. Sabetta Sergio Benedetto

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