L’affinità, definizione, gradi, obblighi e divieti comuni con la parentela

Scarica PDF Stampa
L’affinità è il rapporto che lega un coniuge con i parenti dell’altro coniuge.

I parenti di un coniuge sono affini con l’altro coniuge e viceversa.

Sono affini il coniuge con la sorella della moglie o anche la coniuge con il cugino del marito.

L’affinità è disciplinata nel libro I “ Delle persone e della famiglia del codice civile, all’articolo 78, rubricato “affinità”, che recita:

L’affinità è il vincolo tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge.

Nella linea e nel grado in cui taluno è parente d’uno dei coniugi, egli è affine dell’altro coniuge.

L’affinità non cessa per la morte, anche senza prole, del coniuge da cui deriva, salvo che per alcuni effetti specialmente determinati. Cessa se il matrimonio è dichiarato nullo, salvi gli effetti di cui all’articolo 87, n. 4.

I gradi dell’affinità

Si è scritto all’inizio che l’affinità è il vincolo che, per effetto del matrimonio, si crea tra il coniuge e i parenti dell’altro coniuge.

Non si tratta di un vincolo di sangue come accade per la parentela.

Il grado di affinità del coniuge con i parenti dell’altro coniuge corrisponde a quello della parentela e sia nella linea retta sia in quella collaterale, si determina allo stesso modo del grado di parentela.

La nuora con il suocero o il genero con la madre della moglie sono affini in linea retta di primo grado.

Esempio

Tizio e Caia sono marito e moglie.

Tizio è figlio di Sempronio e Mevia mentre Caia è figlia di Primo e Seconda.

Siccome Tizio e Sempronio sono parenti in linea retta di primo grado, essendo figlio e padre, allo stesso modo Caia (nuora) e Sempronio (suocero) sono affini in linea retta di primo grado.

Allo stesso modo Tizio (genero) e Seconda (suocera) sono affini in linea retta di primo grado, perché Caia e Seconda sono parenti di primo grado, essendo figlia e madre.

Il nonno con la moglie del nipote sono affini in linea retta di secondo grado.

Esempio

Tizio e Caia sono marito e moglie.

Sempronio è il nonno di Tizio.

Mevio e Tizio sono parenti in linea retta di secondo grado perché sono nonno e nipote.

Allo stesso modo Sempronio (nonno di Tizio) e Caia (moglie di Tizio) sono affini in linea retta di secondo grado.

I cognati sono affini in linea collaterale di secondo grado.

Esempio

Tizio e Caia sono marito e moglie.

Tizio è fratello di Mevio.

Siccome Tizio e Mevio sono parenti in linea collaterale di secondo grado perché sono fratelli, Caia (cognata) e Mevio (cognato) sono affini in linea collaterale di secondo grado.

Gli affini di due coniugi non sono affini tra loro.

Allo stesso modo si deve affermare che i coniugi degli affini non sono affini tra loro.

Le mogli di due fratelli non sono affini tra loro perché il rapporto di coniugo non è un rapporto di parentela in senso stretto.

Se si ritorna all’ultimo degli esempi sopra riportati, da questo consegue consegue che se Mevio (affine in linea collaterale di secondo grado di Caia perché quanto cognato) fosse sposato con Seconda, la stessa non avrebbe nessuna affinità con Caia ma esclusivamente con Tizio, perché è il fratello di suo marito.

Volume consigliato

L’alienazione parentale nelle aule giudiziarie

Questo nuovissimo Manuale esamina lo strumento dell’Alienazione Parentale o “PAS”, adottato espressamente o in modo implicito in sede giudiziaria e approfondisce tutti gli aspetti di questo tema alquanto delicato, in particolare se coinvolge minori vittime di abuso o di violenza assistita. Di taglio interdisciplinare, con contributi giuridici e medico-psichiatrici, la trattazione fa emergere le problematiche relative alla tutela del minore in caso di ricorso, talvolta pregiudiziale e indiscriminato, all’Alienazione Parentale.A tal proposito, il testo fornisce al Professionista legale una panoramica dei diritti dei minori all’interno dei procedimenti e individua le misure e gli strumenti giuridici da adottare, volti alla tutela del fanciullo coinvolto.A cura diGiuseppe Cassano, Paolo Corder, Ida Grimaldi E. M. Ambrosetti, I. G. Antonini, M. G. Castauro, D. Catullo, M. Cerato, F. Fiorillo, E. Gallo.,Giacomelli, I. Grimaldi, C. Isabella, A. Mazzeo, M. S. Pignotti, L. Puccetti, E. Reale.Giuseppe Cassanogià Docente di Istituzione di Diritto privato nell’Università LUISS di Roma, è Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche di Roma e Milano della European School of Economics. Studioso del diritto civile, con particolare riferimento ai diritti della persona e della famiglia, al diritto di internet e alla responsabilità civile.Paolo CorderMagistrato ordinario, Presidente del Tribunale di Udi- ne, già componente del Consiglio Superiore della Ma- gistratura. Ha svolto, tra le altre, funzioni di giudice della Sezione Famiglia e poi di giudice delegato ai fallimenti del Tribunale di Venezia. È docente di diritto di famiglia e diritto processuale civile presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Padova e Ferra- ra. Autore di diverse pubblicazioni su riviste giuridiche nonché di vari volumi in materia di diritto di famiglia e minori per le principali Case Editrici Giuridiche.Ida GrimaldiAvvocato cassazionista, rappresentante istituzionale dell’Avvocatura italiana, componente della Commissione sul Diritto di Famiglia dell’Ordine Avvocati di Vicenza, nonché del Comitato di redazione della Rivista Giuridica “La Previdenza Forense”. Docente e relatrice in numerosi convegni nazionali e corsi di formazione, scrive per numerose riviste giuridiche ed è autrice e curatrice di diverse pubblicazioni in materia di diritto di famiglia e minorile, per le principali Case Editrici Giuridiche.Prefazione di Fabio RoiaMagistrato, già sostituto procuratore presso la Procura di Milano addetto al Dipartimento “fasce deboli”, componente del Consiglio Superiore della Magistratura e Presidente di collegio nella sezione specializzata del Tribunale di Milano per reati commessi in danno di soggetti deboli, attualmente ricopre la carica di Presidente di Sezione presso il Tribunale di Milano, nella sezione misure di prevenzione ed è componente, quale magistrato designato in rappresentanza di tutti gli uffici giudiziari della Lombardia, al tavolo permanente in tema di “interventi di prevenzione, contrasto e sostegno a favore di donne vittime di violenza” istituito dalla Regione Lombardia, in attuazione della Legge Regionale 11/2012. 

Giuseppe Cassano, Ida Grimaldi, Paolo Corder | 2018 Maggioli Editore

29.00 €  27.55 €

Parentela e affinità, obblighi e divieti comuni

Nonostante parentela e affinità costituiscano dei diversi vincoli, in parte possono essere assimilati, almeno in relazione a determinati obblighi, come il diritto agli alimenti, e divieti, come il divieto di contrarre matrimonio, comuni ad entrambi.

La legge, attraverso l’articolo 433 del codice civile, ha previsto il diritto agli alimenti in favore del familiare che versa in uno stato di bisogno e non riesce a provvedere a sé con le sue sostanze.

A costoro devono provvedere i parenti, ognuno in relazione alle sue capacità economiche.

A questo proposito il legislatore ha stabilito l’ordine dei parenti o degli affini che devono provvedere al versamento degli alimenti, che sono, iniziando dal parente più prossimo:

il coniuge, i figli e, in loro assenza, i discendenti prossimi (ad esempio i nipoti), i genitori e, in loro assenza, gli ascendenti prossimi (ad esempio i nonni), i generi e le nuore (affini), il suocero e la suocera (affini), i fratelli e le sorelle.

Il soggetto bisognoso si deve rivolgere prima al parente più vicino e se lo stesso non è in grado di prestare gli alimenti, si dovrà rivolgere al parente successivo, passando da parente a parente secondo l’elenco sopra menzionato.

La prestazione alimentare potrà essere corrisposta in natura, ad esempio accogliendo nella sua casa il parente bisognoso oppure attraverso il versamento periodico di una somma di denaro.

Le cronache di settore riportano il seguente esempio:

Caio è malato e con la sua pensione non riesce a vivere e contemporaneamente a pagare le cure delle quali ha bisogno.

La moglie è morta e l’unico figlio è scomparso da casa da anni.

Si rivolge alla nuora Mevia, perché la stessa in qualità di affine, provveda al versamento degli alimenti in suo favore.

Mevia accoglie in casa il suocero provvedendo alle cure e all’assistenza dovute.

La legge, attraverso l’articolo 87 del codice civile, ha previsto il divieto a contrarre matrimonio tra affini in linea retta e affini in linea collaterale in secondo grado.

In ottemperanza a questo, non si possono contrarre matrimonio tra loro il genero e la suocera o il cognato e la sorella della moglie.

L’impedimento matrimoniale tra affini in linea retta continua a sussistere anche se il matrimonio dal quale deriva l’affinità, venga dichiarato nullo o sciolto o cessino gli effetti civili con il divorzio, salva la possibilità di ottenere l’autorizzazione del tribunale in alcuni casi limitati.

In quali circostanze viene meno l’affinità

L’affinità tra il coniuge e i parenti dell’altro coniuge non viene meno in caso di morte, anche senza prole, del coniuge dal quale deriva.

Secondo una parte della dottrina, il vincolo non cessa neanche con il divorzio ma esclusivamente quando sia accertata e dichiarata la nullità del matrimonio.

Il grado di affinità con i parenti del coniuge è per sempre, fatti salvi alcuni casi limite,