La responsabilità nella cultura informatica

La responsabilità nella cultura informatica

Sabetta Sergio

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Se noi partiamo dalla considerazione che le nostre scelte individuali sono altamente imprevedibili, mentre a livello di gruppo seguiamo schemi rigorosi ( Barabàsi), possiamo valutare la possibilità di una nostra irregimentazione informatica con la creazionedi sistemi che attraverso procedure e chiavi d accesso, dandoci la libertà della delocalizzazione a seguito di una smaterializzazione degli atti, in realtà vengano a catalogarci e imporre comportamenti guidati in cui l’individualismo è soggettività irreale.

L’informatica libera nel permettere l’accesso ad un mondo “potenzialmente infinito” ma al contempo, nel trasformarsi in “un fantasma vertiginoso di esattezza che si perde nell’infinitesimale” (Baudrillard), fa si che l’esaustività diventi per sempre impossibile e in questa seduzione dell’anima sprofonda in un’orgia di realismo e di produzione, in cui vi è un appiattimento progressivo dell’essere assorbito lentamente dalla rete onnivera.

Già Pareto nella sua legge di potenza che regola la distribuzione dei redditi osservava che l’ 80% del denaro è guadagnato dal 20% della popolazione, la stessa legge di potenza regna nei sistemi informatici in cui gli utili si concentrano su pochi hub secondo collegamenti preferenziali, tanto che la medesima proporzione 80 / 20 si ripete su una scala in crescita quale è l’universo informatico (Barabàsi).

Dobbiamo chiederci se lo sterminato mondo di informazioni a disposizione, nel favorirne la velocità non venga a compromettere quale contraltare la qualità della riflessione; la possibilità di avere più informazioni da fonti innumerevoli può di fatto renderne superficiale l’analisi, come il linguaggio informatico può banalizzare il pensiero, irrigidendolo progressivamente entro le proprie regole.

La riduzione del pensiero in stereotipi inseriti nell’enorme potenza della rete crea attraverso i connetori tendenze e mode, forme di pensiero che diventano predominanti (Gladwell), ma anche una inafferrabilità delle proprie azioni nel loro rapporto con la riflessione, in termini più precisi una evaporazione del rapporto del pensiero sulla materialità del mondo, circostanza che induce ad un ritorno al contatto sensoriale con l’oggetto, al piacere della modellazione della materia.

Questa distanza tra pensiero e materia nel mondo informatico conduce anche ad una deresponsabilizzazione delle proprie azioni, ad una difficoltà soggettiva di vedere la causalità del rapporto pensiero/azione/effetto.

La responsabilità diventa pertanto un qualcosa che ricade sugli altri quali soggetti astratti, viene negata verso se stessi per proiettarla esclusivamente sull’azione altrui intesa come qualcosa di astratto non calato nell’agire quotidiano.

Questo perenne autoassolversi senza alcuna autoanalisi è favorito dalla mancanza di raffronto con gli altri, dalla non comunicazione personale che si ottiene solo con il trasferimento delle emozioni collegate direttamente alle reazioni fisiche derivanti dal contatto visivo, circostanza che potenzia la deficienza già insita in noi.

La discarica delle responsabilità quale risultato ultimo di un estremo seggettivismo, esaltato come fine ultimo a se stesso, si innesta nell’uso di un mezzo che, nell’apparente personalizzazione, perde l’individuo in un universo immateriale dalle seducenti infine possibilità, ma in realtà governato da rigidi programmi e da leggi quali il “collegamento preferenziale ” e il “modello a soglia”, con riferimenti a precisi tassi di diffusione (Barabàsi).

L’irresponsabilità di fatto che si nasconde nel cercare di addossare ad altri i propri doveri, fa si che vi sia un ribaltamento anche nel mondo giuridico attraverso la creazione di doveri che non dovrebbero sussistere in quanto sempre appartenuti ad altri ruoli, con un continuo infinito spacchettamento di diritti e responsabilità.

Bibliografia

  • A. L. Barabàsi, Link, Einaudi 2004;

  • J. Baudrillard, Della seduzione, Se 1997;

  • Z. Bauman, Intervista sull’identità, a cura di Benedetto Vecchi, Laterza;

  • M. Gladwell, Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti, Rizzoli 2000.

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