La presunzione dell’errore nell’evoluzione del diritto

La presunzione dell’errore nell’evoluzione del diritto

Sabetta Sergio

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L’errore appartiene alla sfera degli atteggiamenti valutativi, ossia del giudizio, e non consiste forzatamente in una proposizione falsa, potendo essere una proposizione vera ritenuta falsa in quanto smentita da criteri o regole riconosciute come parametri di validità, ma l’errore può derivare anche dall’uso di criteri estranei al campo di oggetti a cui appartiene l’oggetto valutato. Ne deriva che contrapposto ad un giudizio errato vi è il giudizio corretto o esatto in quanto formulato secondo gli opportuni criteri e non un giudizio vero per sé stesso.
         Si è affermato che l’errore in senso proprio non è altro che una non conoscenza e pertanto in realtà esso di per sé stesso non esiste, potendolo assimilare ad una privazione di conoscenza ( Spinoza ), ma si è anche all’opposto sostenuto che l’errore esiste e non è altro che la manifestazione di un eccesso della propria volontà contrapposta alle altrui volontà ( Cartesio ). Analogamente Locke enuncia quattro elementi su cui si fonda l’errore: la mancanza di prove, la mancanza della capacità di usarle, la mancanza della volontà di vederle, le misure errate della probabilità.
         Un ulteriore ipotesi sulla causa dell’errore è data dall’azione della sensibilità sull’intelletto per cui nasce la possibilità di scambiare l’apparenza per la verità stessa ( Kant ) o meglio l’errore può derivare dall’interpretazione dei dati oggettivi mediati dalla propria esperienza ( Lewis ).
         Popper , riconoscendo l’intrinseca fallibilità dei procedimenti conoscitivi e che pertanto la possibilità dell’errore è intrinseca alla possibilità stessa della conoscenza, contrappone alla fallibilità il verificazionismo o falsificabilità come metodo che permette di confutare le affermazioni scientifiche mediante la loro falsificazione e successiva sottoposizione alla prova, se tali affermazioni resistono allora sono forse vere o più propriamente esatte ( criterio antidogmatico ).
         La possibilità dell’errore è quindi intrinseca alla ricerca della verità e non si può negare senza che venga negata la verità stessa ( Platone ).
         Peirce parla di possibilità sostanziali che sono quelle fondate su informazioni concernenti i fatti e le leggi che li governano, distinguendole dalle possibilità logiche. E’ chiaro che una possibilità oggettiva può essere individuata soltanto in un determinato contesto, sulla base delle condizioni e regole vigenti in un campo determinato; non può tuttavia negarsi l’importanza dell’intuizione quale sensibilità singola di kantiana memoria nella pratica quotidiana, quale sintesi olistica dell’agire, velocizzazione nell’azione e nei rapporti, elemento base di giudizio nella complessità strutturale della lotta per la sopravvivenza.
         L’intuizione porta comunque ad un incremento della presunzione dell’errore, questo a sua volta comporta una crescita dei casi di confutazione mediante il criterio verificazionista dell’appello, aumentando la flessibilità normativa, ossia una maggiore adattabilità. Né d’altronde può esservi in termini giuridici il concetto di errore proprio delle scienze sperimentali, quale differenza tra valore misurato di una determinata grandezza e il valore teorico definito quale valore esatto.
         Dobbiamo considerare che in termini biologici una maggiore varietà di forme imprevedibili permette una maggiore combinazione, si che il maggior tasso di errori si trasforma di fatto in una maggiore creatività atta a meglio adattarsi alle diverse realtà, la presunzione di errore nel campo giuridico rientra perfettamente in questa logica strutturale biologica. Infatti, qualsiasi strategia vincente si ha soltanto con una strategia mista non pura, ossia predefinita, questo comporta la necessità di comportamenti i più diversi possibili la cui imprevedibilità deve essere condizionata da determinate probabilità, secondo la Teoria dei giochi.
 
 
Nota
 
 
·        N. Abbagnano, Storia della filosofia, UTET, 1974
·        N. Antonucci, Cos’è la Teoria dei giochi?, in Complexlab.com.

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