La flessibilità degli altri

La flessibilità degli altri

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.

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Le diverse strutture che si configurano in rapporto ai vari stimoli ambientali sono rese operative dai sottosistemi umani e tecnologici, a riguardo deve osservarsi che non esistono sistemi sociali completamente controllati o regolati, gli attori all’interno di vincoli,anche estremamente pesanti, mantengono margini di libertà che utilizzano in modo strategico secondo propri interessi nell’interagire con gli altri, il persistere di questo libero agire conduce alla perdita di regolamentazione del sistema, che viene ricondotta ad una sufficiente efficienza dall’esercizio di un potere centrale, se sufficientemente coerente con i fini del sistema, il quale risulta un misto tra autoritarietà e mediazione (Crozier-Friedberg).

Nasce quindi un’esigenza di flessibilità e adattamento del sistema anche in riferimento agli inevitabili stimoli ambientali esterni, il “comportamento produttivo” ha bisogno di compenetrarsi con “comportamenti innovativi” che vengano a superare le prescritte procedure e ruoli, il comportamento cooperativo che ne dovrebbe nascere ha necessità di un’adesione degli individui ai valori del sistema organizzativo che ne valorizzi le potenziali sinergie sia in termini di crescita che di protezione dalle possibili minacce, il comportamento del singolo viene ad essre il risultato dell’interazione tra la struttura dei bisogni della persona (P) con l’ambiente (A), luogo di persistenza degli incentivi che vengono ad influire sull’attivazione dei bisogni, C = f (P, A), vi è pertanto una forte interazione tra struttura della personalità, processi motivazionali e processi cognitivi (come la percezione, i processi decisionali, l’apprendimento), dove la motivazione emerge dall’analisi del comportamento nel quale emergono fattori quali la variabilità o la persistenza.

La soddisfazione dei bisogni è relativa sia a quelli primari o economici che a quelli sociali, deve tuttavia considerarsi che mentre nella prima ipotesi vi è un principio di omeostasi statica nella seconda interviene un meccanismo dinamico in cui vi è un progressivo innalzamento delle aspirazioni, tuttavia il soddisfarne i bisogni primari possono creare abitudini che, secondo Allport, si trasformano in motivi indipendenti dai motivi originali, vi è una continua spinta verso nuove realizzazioni che sposta in avanti un equilibrio perennemente minacciato, una spinta che costituisce il fondamento per quel fattore culturale che Galbraith ci ricorda essere la conoscenza teoretica, questo movimento in avanti determina perdite nelle quali l’individuo viene continuamente rimescolato nel collettivo, dove deve decidersi la percentuale di perdite psicologiche ed economiche che vogliamo e possiamo tollerare nel rapporto tra egoismo individuale e collettivo delle varie leadership con le diverse collettività in un’ambivalenza tra desiderio e realtà.

L’intreccio tra quantità e qualità si fonda nel rapporto tra moltiplicazione creativa e possesso di mezzi adeguati rispetto ai fini, creazione di conoscenza e sua utilizzazione distribuita, in cui emerge una rete di aspettative reciproche fondata sul valore sociale del’identificazione individuale e del gruppo nel proprio ruolo, nella ricerca costante di una valutazione dell’efficienza che può essere anche contraria ai fini del sistema, questa continua azione strutturale provoca un bisogno di diversità verso forme di azioni differenti da quella principale, tale problematicità ha portato ad un’attenzione polarizzata sugli estremi dei fenomeni che viene a perdere di vista la molteplicità del fenomeno, in cui l’attenzione per l’esigenza strutturale può fare perdere di vista gli sviluppi relazionali fondati sulla socievolezza, quale soddisfazione di bisogni posti oltre alle limitazioni normative o di aspirazioni al potere che si risolvono in esigenze di solidarietà.

Vi sono quindi nelle organizzazioni dei “bisogni complessi” che incidono sull’efficienza della stessa, e che creano delle organizzazioni “informali”, parallele all’organizzazione formale, ma che incidono profondamente sulla stessa in un profondo rapporto tra tecnologia e rete sociale, l’autoregolamentazione omeostatica deve considerare sia l’entropia che il rapporto sistemico tra struttura, funzione, differenziazione ed integrazione, dove in un sistema aperto è da tenersi presente sia la varietà necessaria propria dei vari ambienti per differenziare e integrare, sia l’equifinalità derivante dalla possibilità di perseguire flessibilmente varie vie per raggiungere lo stesso fine, in una difficile valutazione dei cambiamenti derivanti dall’evoluzione sistemica (Von Bertalanffy), considerando l’interrelazione di un sistema in un altro secondo scatole cinesi, sì che si va dai sistemi allargati, alle singole organizzazioni, ai gruppi, fino al singolo individuo, in questo la tanto richiesta e necessaria flessibilità tende a riguardare gli altri nell’emergere di un conflitto di interessi che fa sì che viene meno la pari valutazione di diritti acquisiti, dove i propri diritti sono forniti di un peso specifico maggiore dato dal proprio potere di contrattazione o di relazione, una differenza che risale nel sistema fino a raggiungere e auto- legittimarsi negli organi di vertice delle varie organizzazioni che compongono il sistema sociale.

Questa differenziazione comporta costi sociali che si evidenziano nella sostenibilità organizzativa relativa sia alle risorse umane che alle risorse fisiche, la quale si risolve in costi sanitari collettivi da lavoro, come attestato da una vasta letteratura (Hackman – Oldhan – Bruner – Marmot), dove vi è una base ideologica fondata sulla razionalità assoluta dell’economia a cui si associa un concetto evoluzionista di lotta darwiniana, che si esplica nella cultura normativa (J.Pfeffer,

Costruire organizzazioni sostenibili : il fattore umano, 9 – 21, in E & M – SDA Bocconi, 1-2/2011, Etas), vi è inoltre una manipolazione della percezione della realtà in favore di chi controlla attraverso una guerra delle informazioni, secondo l’allegoria platonica della caverna, dove tuttavia vi è la difficoltà di estrarre le informazioni corrette in una studiata ridondanza informatica che crea un’illusione sulla visione dell’insieme (Gudmundsson).

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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