La Corte di giustizia difende l’obbligo di partecipazione del pubblico al processo decisionale inerente la costruzione di una discarica di rifiuti

di Redazione

Lilla Laperuta

Il pubblico interessato deve avere accesso ad una decisione di assenso urbanistico-edilizio in ordine all’apertura di una nuova discarica di rifiuti. Né è consentito alle autorità nazionali competenti di rifiutare al pubblico interessato l’accesso a tale decisione invocando la tutela della riservatezza delle informazioni commerciali o industriali prevista dal diritto nazionale o dell’Unione al fine di proteggere un legittimo interesse economico. È quanto emerge dalla sentenza C-416/10 pubblicata il 15 gennaio dalla Grande Sezione della Corte di giustizia europea.

Non osta, inoltre, si afferma nella sentenza, a che un rifiuto ingiustificato di mettere a disposizione del pubblico interessato una decisione di assenso urbanistico-edilizio, come quella controversa, possa essere sanato nel corso del procedimento amministrativo, a condizione che tutte le alternative siano ancora praticabili e che la regolarizzazione in tale stadio procedurale consenta ancora al pubblico interessato di esercitare un’influenza effettiva sull’esito del processo decisionale.

In tali termini è stata fornita l’ interpretazione della direttiva 96/61/CE del Consiglio del 24 settembre 1996 e modificata dal regolamento CE n. 166/2006 oltre che della Convenzione di Aarhus approvata mediante la decisione 2005/370/CE (e ratificata in Italia con la L. 108/2001).

La Convenzione, si ricorda, definisce un nuovo modello di governance ambientale, fondato su tre pilastri: l’accesso all’informazione ambientale, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali, l’accesso alla giustizia. In particolare in essa si prevede che il pubblico interessato abbia diritto a partecipare ai processi decisionali relativi a:

a) l’autorizzazione di determinate attività (specificate o comunque aventi impatto ambientale significativo);

b) l’elaborazione di piani, programmi, politiche ambientali;

c) regolamenti e atti normativi;

d) autorizzazioni per il rilascio di organismi geneticamente modificati nell’ambiente.

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