L’interpretazione del segno

L’interpretazione del segno

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.

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Nell’emergere della soggettività si manifesta in particolare il sentimento individuale, questi è fonte di emozioni e come tale accompagna la vita spirituale dell’individuo con profondi riflessi sulla volontà del singolo.

Il sentimento viene espresso nell’estetica, la quale risulta essere specchio di una più profonda morale che permea sia il singolo che la società tanto in stretta simbiosi che in un fluido conflitto, la morale pubblica quale etica collettiva si manifesta sia nelle singole azioni che nella sintesi dell’estetica, attraverso la quale si esprime l’adesione o il disagio, la glorificazione dell’esistente o la rivolta.

L’estetica in quanto sentimento individuale, viene a fare parte dell’ideologia attraverso cui il singolo come una lente osserva e interpreta il mondo con le sue azioni.

La codificazione estetica è pertanto una codificazione della lettura degli eventi e delle relazioni che si instaurano con gli altri, ma proprio per questa funzione diventa oggetto di politica organizzativa, infatti essa si risolve non solo in una codificazione della luce e dei materiali, ma anche e oggi prevalentemente degli spazi e in questo può pervenire ad una funzione utopica ( Dufrenne).

Come già indicato da Guyan, ogni emozione morale è di per sé stessa innanzitutto una emozione estetica e per tale via una “conoscenza” estetica, che deve essere non solo acquisita ma anche comunicata e nella comunicazione di gruppo prima codificata e una volta “accettata” , “normata”.

L’estetica e ordine di cui si fa portatrice diventa pertanto luogo ed elemento tanto di lettura che di conflitto fra i membri del gruppo, ideologia portante dello stesso.

Essa costruisce il segno e le simbologie con cui noi comunichiamo che si risolvono in osmosi o repulsioni tra i partecipanti alla relazione sociale, ma proprio per la sua importanza può essere uno strumento potente per incanalare le emozioni e farle emergere intuitivamente nell’intrecciarsi delle comunicazioni e dei ruoli.

Roland Barthes precisa che il linguaggio non è che una definizione e attesa del “possibile” ma è lo stile nella sua “verticalità” che, intrecciandosi con la “orizzontalità” del linguaggio, ne definisce l’orizzonte, risulta pertanto emergere prepotentemente la pluralità della “lettura” e la necessità di una comunanza estetica nel comunicare.

L’estetica proprio per essere una realtà “percettiva” dell’oggetto che diventa una “sensibilità generalizzatrice” del soggetto, supera la riduzione dell’esperienza all’unicità del dire quale susseguirsi si segni per calarsi nelle emozioni ( Dufrenne), tanto comporta la lettura sia delle azioni che delle norme che le presiedono, codificazioni unitarie con possibili pluralità di letture.

D’altronde l’estetica è anche frutto di una conflittualità di pensiero dialettica (Hegel), di una tensione morale nata dal contrapporsi che diventa etica, ma nell’adeguarsi nell’unicità di pensiero prevalente viene a sfarinarsi nell’autocompiacimento narcisistico di una finta comunicazione, fino ad evaporare nell’autocelebrazione ripetitiva.

L’etica pubblica è un modo per accogliere nel filone liberale il tema proprio della tradizione socialista relativo all’eguaglianza, senza tuttavia la sua filosofia della storia , in altre termini “la riscoperta dell’etica è stato il riconoscimento che le altre tecniche sociali, dalla politica al diritto e all’economia, non sono in grado di generare scelte collettive sicuramente corrette” ( Viano), ma questo non è avvenuto e la corrispondenza tra etica privata ed etica pubblica non si è verificata, la conflittualità, le tensioni e le delusioni si sono riflesse in termini estetici e come tali la stessa estetica è diventata oggetto prevalente di scambio e di condizionamenti commerciali, una lente per leggere la realtà e i suoi segni secondo interessi indotti.

Bibliografia

  • A. Manesco, Il problema dell’oggetto estetico. Alcune note su M. Dufrenne, in “Il Verri”, n.7, 1977;

  • R. Barthes, Il grado zero della scrittura, Einaudi, 1962;

  • L. J. Calvet, R. Barthes. Uno sguardo politico sul segno, Dedalo, 1978;

  • C. A. Viano, Etica pubblica, Laterza, 2002.

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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