Introduzione al pensiero giuridico complesso

Introduzione al pensiero giuridico complesso

Sabetta Sergio

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Vi è la necessità di inserire la “scienza giuridica” nel più vasto rapporto delle dinamiche sociali, superando il puro aspetto autoreferenziale e sociologico nonché l’esclusivo rapporto che talvolta si vuole creare con l’economia, vi è infatti una dinamica della complessità di cui la scienza giuridica ne è la normazione sociale, la rete è più complessa di quello che si vuole e si tende a credere.

Se lo schema della vita è uno schema a rete vi è un intrecciarsi di relazioni tra i membri, il crescere della cui complessità è favorito da anelli di retroazione interdipendenti il cui intreccio viene ad oscurare completamente le fonti originarie; le diversità possono costituire vantaggi strategici solo se non vi è alla base una frammentazione sociale, per cui al posto di una sostenibile fluttuazione vi è un collasso del sistema.

Questo pericolo sussiste anche nell’ipotesi del raggiungimento dei limiti di tolleranza del sistema in cui viene meno la possibilità di una compensazione, ecco sorgere la necessità di una corrispondente strategia per la risoluzione dei conflitti al fine di aumentare la flessibilità del sistema e quindi la sua tollerabilità agli inevitabili stress (Capra).

La crescita della complessità di un sistema segue la classica curva a S, solo nella parte centrale si crea una “finestra di prevedibilità” nella quale si può prevedere il futuro con una sufficiente esattezza, con il decrescere della curva aumenta l’imprevedibilità a causa della combinazione di numerosi fattori interni o esterni e il sistema può esaurirsi in una regressione o al contrario entrare in un periodo caotico da cui uscire con una nuova autorganizzazione, queste “sacche di prevedibilità” vengono a crearsi all’interno di un qualsiasi sistema estremamente complesso tuttavia la prevedibilità può essere solo a breve termine in questo aiutati dalla ciclicità dei fenomeni nei periodi di omeostasi globale del sistema (Gandolfi).

Vi è quindi la necessità di un ripensamento filosofico sulla realtà che comprenda anche la formazione della stessa, superando non solo il tecnicismo proprio individuato e ben descritto da Weber che lo divide dalle altre parti del sistema, ma anche la contrapposizione tra psicologia individuale e sociologia che viene a impedirne una più ampia comprensione della sua dinamica nella realtà sociale.

Per Weber la specializzazione e l’istruzione professionale di carattere razionale può trasformarsi in una “macchina inanimata”, ossia in uno “spirito rappreso” che può produrre servitù, così che la superiorità tecnica viene a contrapporsi alla libertà individuale (Rossi), si ha quindi un comportamento ordinato che può trasformarsi nella stasi e quindi nel congelamento dell’azione, ma il pensiero pur tuttavia corre e dall’implosione si creerà l’instabilità che da una singola fluttuazione porterà all’esplosione caotica da cui rideterminare il comportamento periodico necessario alla complessità sociale umana.

E’ stato osservato che il pensiero filosofico si è finora limitato ad una linearità propria della realtà più semplice precedente al sistema industriale, viene quindi a mancare la logica e le strutture mentali necessarie per sistemi più articolati e complessi (Oliverio), tanto che lo psicologo De Bono ha parlato di Parallel Thinking contrapposto al precedente Linear Thinking di origine classica, nel quale l’analisi procede in parallelo e non sillogisticamente secondo catene logiche.

D’altronde gli stessi errori possiedono un valore evolutivo, in quanto se diminuisce la loro accettabilità nel breve periodo secondo una visione lineare di sistema, divengono una risorsa nei momenti di crisi in cui la loro tollerabilità se da una parte diminuisce per la sostenibilità del sistema, dall’altra diventa una opportunità per la soluzione di problemi e il salto di fase necessario nella nuova autorganizzazione (Von Weizsacker), divenendo in tal modo il serbatoio della creatività nell’imprevedibilità ambientale (De Bono).

La logica del pensiero sistemico è già entrata nella teoria aziendalistica con il Systems Engineering, metodica empirica per risolvere problemi complessi, tuttavia è stata osservata una sua scarsa diffusione pratica presso i vari livelli e snodi della rete aziendale per non dire di quella economica, la visione è sempre quella di un optimum locale se non a breve termine (Gandolfi), noi confondiamo sistemi “complicati” con sistemi “complessi” sebbene l’incapacità di governarli con sufficiente sicurezza ci mostra attraverso le sempre più frequenti cicliche biforcazioni catastrofiche i limiti di un ragionamento permanente settoriale e lineare di cui il diritto attraverso la formazione ne è ampia parte, vi è quindi l’urgente necessità di superare la distinzione fra le scienze naturali e le scienze sociali e umanistiche (Prigogine-Làszlò).

Làszlò osserva che le nostre decisioni sono un misto inestricabile tra scale di valori e calcolo intuitivo delle probabilità tanto che le stesse non sono altro che un risultato finale solo parzialmente razionale, d’altronde il nostro passato vive in noi come una ricostruzione della nostra coscienza attuale la quale è a sua volta il prodotto di eventi passati secondo un processa circolare, quindi la stessa linearità è a breve mentre il sistema nel tempo è a feedback.

La logica della nostra razionalità è quindi di per se stessa probabilistica, dovendo in essa inserire sia il caso che le nostre limitate capacità elaborative e le distorsioni di immagini che nel tempo noi stessi elaboriamo, come ci ricorda Godel esistono vari concetti particolari di razionalità facenti parte della nostra complessa quasi-razionalità, in quanto l’etica pone una semplificazione di origine biologica alle complesse relazioni umane limitando la competizione estrema distruttiva del tessuto sociale a favore di una più efficace collaborazione, il diritto inserendosi nella crescente complessità sociale dovrebbe favorirne l’omeostasi tra comportamento eccessivamente ordinato e quindi congelante e comportamento creativo nel quale vi è l’impossibilità organizzativa.

Per raggiungere questo fine la struttura dello stesso è una struttura a rete alla quale l’interpretazione collega i nodi concettuali dispositivi (Hengel), questa rete normativa è tuttavia a sua volta calata in una rete di relazioni sociali che deve potere favorire nella crescita, stabilizzandone al contempo la sostenibilità al fine di evitare gli estremi della disintegrazione o della implosione nella stasi, entrambi corrispondenti al concetto di morte organizzativa, tale visione viene a modificare i paradigmi su cui si fonda la visione settoriale dell’universo normativo (Kuhn).

La rete normativa nel suo rapporto con il tessuto sociale e le organizzazioni, che lo costituiscono, nonché con gli Ego che ne formano il mosaico, può essere valutata sotto i due aspetti dell’efficienza e dell’efficacia, ossia della capacità di essere mezzo di trasmissione e facilitatore nella produzione di risorse fisiche e intellettuali, ma anche capace di temperare le fibrillazioni del sistema adattandole al modificarsi del contesto.

Il modificarsi dei sistemi attraverso il loro interagire fa sì che le regolarità presenti nei sistemi umani possono facilmente trasformarsi in irregolarità di soglia, in cui si manifestano le necessità di scelte le cui biforcazioni vengono a modificare le stesse strutture e regole che le costituiscono, d’altronde tutti i modelli logici con cui attualmente si rappresenta il mondo ne appaiono come rappresentazioni imperfette, dove l’intrecciarsi di esperienze e conoscenze con il metodo della prevedibilità analitica ottiene risultati imprevisti tanto da indurre a passare dalla prevedibilità alla possibilità nel lungo periodo.

Osserva Feyerabend che gli apparati concettuali emergono lentamente da situazioni impreviste e talvolta irrilevanti e solo successivamente si trasformano in teorie, fino a fare dimenticare o considerare superate le osservazioni e i problemi anteriori, questo si inserisce nell’attesa dell’evento che l’osservatore crea nel momento in cui viene rilevato il problema secondo il modello popperiano, se ne deduce che la logica giuridica si inserisce in una causalità negata in quanto contraria alla successiva necessaria tecnicità.

D’altronde vi è uno scollamento anche tra il meccanismo causale proprio dell’io giuridico e la rilevanza statistica del sistema normativo, le relazioni causali proprio per la complessità dei rapporti umani non si possono correlare integralmente al sistema normativo in termini statistici (Salmon ), questo impone da una parte una correzione con l’introduzione di una forzatura interpretativa dall’altro una semplificazione mediante attrattori che si possono individuare nelle corti supreme.

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