JOBS ACT: il criterio di indennizzo per il licenziamento ingiustificato è incostituzionale
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E’ incostituzionale il criterio di indennizzo per il licenziamento ingiustificato

Redazione

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La Corte Costituzionale ha dichiarato che il criterio di indennizzo per il licenziamento ingiustificato è incostituzionale.
A parere dei giudici costituzionale, determinare l’indennizzo per il licenziamento ingiustificato, sulla base dell’anzianità di servizio del lavoratore, è contrario ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza ex art 3 Cost., così come prevede l’art. 3 comma 1 del Decreto legislativo n. 23/2015 (non modificato dal Decreto Dignità) sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti del Jobs Act.

La ratio della sentenza

Nello specifico, la sentenza de qua, il cui deposito è previsto per le prossime settimane, chiarifica che la previsione di un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio del prestatore di lavoro, collide coi principi di ragionevolezza e di uguaglianza, contrastando quindi col diritto e la tutela del lavoro impressi agli articoli 4 e 35 della Costituzione.
Il comma ritenuto incostituzionale stabilisce che: “Il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilità”.
Tutte le altre questioni relative ai licenziamenti, sono state dichiarate inammissibili o infondate.

Le parole del Ministro

Il ministro del lavoro Di Maio. «Il Jobs act abbiamo iniziato a smantellarlo non solo noi, ma anche la Corte costituzionale»: lo ha affermato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, durante il question time. «Il partito che doveva difendere» i lavoratori «con il Jobs act ha eliminato i loro diritti e le loro tutele», ha detto ancora. Dunque «chi si ostina ad andare nell’altra direzione speriamo si renda conto degli errori commessi», ha proseguito Di Maio, rimarcando che «sistemeremo le assurde storture» causate da quella legge e «torneremo all’epoca pre-Jobs act, che ha tolto ai lavoratori un sacco di diritti». La cassa integrazione per cessazione di attività la «reintroduciamo nel decreto urgenze. Le storture del Jobs act le sistemeremo e cominceremo a dare risposte a quei 189 mila lavoratori che rischiano di rimanere in mezzo alla strada» per la scadenza degli ammortizzatori sociali».

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