In quali casi non è dovuto il mantenimento dei figli?

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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Il mantenimento ai figli non è dovuto per sempre.

È obbligatorio sino a quando gli stessi sono minorenni e, una volta maggiorenni, sussiste esclusivamente se il genitore non dimostra che il giovane è inerte nel rendersi indipendente da un lato economico.

Ogni giovane ha l’obbligo di cercare una sua autonomia dal padre e dalla madre, facendo il possibile per “staccarsi” da loro, che non significa sacrificare le proprie ambizioni formative.

Se il ragazzo o la ragazza vuole studiare ha il diritto di farlo e di avere il sostegno da parte del padre e della madre.

La questione si pone esclusivamente per i giovani maggiorenni che non si vogliono formare, vale a dire, frequentare un corso di studi universitari o un altro corso di avviamento al lavoro, ma che non vogliono neanche cercare un’occupazione, per quello che faticosa possa essere.

La Suprema Corte di Cassazione ha più volte spiegato quando non è dovuto il mantenimento ai figli.

Da una sintesi di queste pronunce è possibile ricavare una serie di risposte pratiche alle domande sull’argomento.

Indice:

  1. I genitori possono impedire che i figli studino?
  2. Se il giovane non dovesse dare gli esami perderebbe il mantenimento?
  3. A quale età i figli perdono il diritto al mantenimento?
  4. Che cosa accade se i figli trovano lavoro?
  5. Che cosa accade se i figli non trovano lavoro?
  6. Ai figli disoccupati o con pochi clienti spetta il mantenimento?
  7. In che modo non perdere il mantenimento? 

1. I genitori possono impedire che i figli studino?

Il figlio che, superata la maggiore età, vale a dire, i 18 anni, vuole continuare a studiare ha il diritto di farlo.

I genitori non lo possono impedire e non lo possono mandare via di casa.

Lo dovranno sostenere economicamente, in proporzione alle proprie capacità, sino a quando non termina il corso di studi, accollandosi le esigenze delle quali potrebbe avere bisogno, non esclusivamente di carattere alimentare e relative all’alloggio ma anche alla normale vita di relazione.

2. Se il giovane non dovesse dare gli esami perderebbe il mantenimento?

Il corso di studi deve avere profitto.

Questo non significa che la legge imponga al giovane di avere voti alti, anche chi ha una “media” mediocre ha il diritto di essere mantenuto sino a quando non finisca gli esami universitari e si laurei. Non ne ha diritto chi va a rilento con gli esami, evidenzia indecisione o si fa sempre bocciare.

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3. A quale età i figli perdono il diritto al mantenimento?

Non esiste un’età prestabilita dalla quale i genitori possono negare il mantenimento al figlio, dipende dal percorso che lo stesso ha scelto.

Un giovane che ha deciso di non frequentare l’università o un altro corso di formazione non può restare senza fare niente a lungo.

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, bisogna anche sapersi accontentare di quello che offre il mercato, senza perseguire molti sogni, il giovane potrebbe perdere il mantenimento anche a partire da 20-25 anni.

La situazione è diversa per chi ha optato per l’università e dimostra di impegnarsi, dove l’obbligo di mantenimento resta sino alla laurea e anche un po’ più avanti, sino a quando non si può presumere che il protrarsi dello stato di disoccupazione sia dovuto a inerzia e non a difficoltà di inserimento.

Questo limite viene fatto di solito coincidere con i 30-35 anni.

4. Che cosa accade se i figli trovano lavoro?

Il lavoro che fa perdere il diritto al mantenimento non deve essere precario e stagionale o molto limitato nel tempo.

Un part time è sufficiente per fare cessare l’obbligo alimentare dei genitori.

Una volta perso il mantenimento, lo status precedente non verrà ripristinato, neanche se il giovane dovesse essere licenziato.

5. Che cosa accade se i figli non trovano lavoro?

Non trovare lavoro non è una giustificazione.

Secondo i giudici, i giovani si devono confrontare con l’attuale mercato che non sempre garantisce di trovare subito il lavoro che si desidera.

A questo proposito, è necessario fare esperienza anche con lavori più umili, perché ci si deve staccare dai genitori il più presto possibile.

La Suprema Corte di Cassazione ha di recente sostenuto che non spetta più l’assegno di mantenimento per il figlio 24enne anche se non è ancora economicamente autosufficiente.

(Cass. ord. 11/03/2022 n. 8049/2022).

La Suprema Corte, in questo modo sembra superare ogni precedente cautela in favore dei figli non economicamente autonomi, facendo arrivare prima il limite di età passato il quale il diritto del figlio a ottenere un contributo per il suo mantenimento diminuisce sino a cessare.

L’ordinanza ribadisce come il figlio diventato maggiorenne abbia diritto al mantenimento a carico dei genitori :

esclusivamente se, ultimato il prescelto percorso formativo scolastico, sia dimostrato (dal figlio, dove agisca nel medesimo giudizio, o dal genitore interessato) che il lo stesso si sia adoperato effettivamente per rendersi autonomo economicamente, impegnandosi attivamente per trovare un’occupazione in base alle opportunità reali offerte dal mercato del lavoro, se del caso ridimensionando le proprie aspirazioni, senza indugiare nell’attesa di una opportunità lavorativa consona alle proprie ambizioni.

Nel caso specifico, erano passati sei anni dal conseguimento della licenza media da parte del figlio, senza che lo stesso avesse trovato un lavoro oppure intrapreso un percorso di formazione, con conseguente dimostrazione della sua incolpevole inerzia.

Da qui è scattata la decadenza dal diritto agli alimenti per via della colpevole inerzia del figlio a rendersi autonomo dopo il decorso della maggiore età.

6. Ai figli disoccupati o con pochi clienti spetta il mantenimento?

Più della disponibilità di un lavoro o di una clientela, i giudici considerano la potenzialità lavorativa del giovane e l’acquisizione di una professionalità.

Se lo stesso, nonostante sia disoccupato, potrebbe sfruttare la formazione acquisita, il diritto al mantenimento può essere revocato.

7. In che modo non perdere il mantenimento?

Quello di mantenere i figli maggiorenni è un obbligo che grava su entrambi i genitori, che dalla nascita arriva sino al raggiungimento dell’indipendenza economica da parte dei figli.

Nonostante non venga previsto un limite di legge relativo all’età, la persistenza dell’obbligo in capo ai genitori è legata, come ricordato dalla costante giurisprudenza della Cassazione, al corrispondente onere, che grava sui al figli maggiorenni, di perseguire concretamente un progetto educativo e un percorso di formazione:

nel rispetto delle capacità e inclinazioni e (purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori) aspirazioni.

I figli maggiorenni per godere dell’assegno di mantenimento dovranno provare il loro impegno negli studi o nella ricerca di un lavoro consono al percorso formativo seguito.

In mancanza di questa diligenza, i genitori potranno essere esonerati dall’obbligo.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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